L’impatto delle sanzioni Usa sull’Esercito della Cina

Pubblicato il 27 settembre 2018 alle 10:30 in Asia Cina

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I dazi commerciali degli Usa sui prodotti cinesi hanno già reso i rapporti tra Washington e Pechino più tesi che mai, tuttavia la situazione è peggiorata ulteriormente quando gli Stati Uniti hanno deciso di sanzionare anche l’esercito cinese per i suoi acquisti di armamenti dalla Russia.

Gli Stati Uniti hanno sanzionato il Dipartimento per lo Sviluppo degli Armamenti Militari dell’Esercito Cinese e il suo direttore generale, il generale Li Shangfu, per aver effettuato acquisti dalla Russia, in base all’Atto per Arginare gli Avversari dell’America attraverso Sanzioni (Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act CAATSA) del 2017 che impone già sanzioni su alcuni Paesi come la Russia, l’Iran e la Corea del Nord.

La risposta della Cina è stata di indignazione e irritazione. Pechino ha consultato l’Ambasciatore Usa in Cina e ha chiesto che Washington “corregga l’errore”, affermando che non intende assolutamente accettare le sanzioni. La Commissione Militare Centrale – il potente organismo di governo delle forze armate cinesi presieduto dal presidente Xi Jinping stesso – ha riportato di aver chiamato a colloquio anche l’attaché per la difesa dell’Ambasciata Usa per domandare il ritiro delle sanzioni, altrimenti la Cina si troverà costretta a intraprendere delle contromisure.

Le sanzioni sono principalmente rivolte a danneggiare le esportazioni della Russia, ma hanno un impatto non da poco sul processo di ammodernamento dell’esercito cinese, che già di per sé è fonte di preoccupazione per gli Stati Uniti e viene analizzato su base annuale nel Rapporto al Congresso sullo stato dell’Armata Popolare di Liberazione.

Qual è dunque l’impatto reale di queste sanzioni sulle forze armate cinesi? Si tratta di un danno importante nella loro capacità di acquisire nuovi armamenti e servizi?

Per rispondere a queste domande occorre prima capire quale sia la portata delle sanzioni e quali loro aspetti colpiscono maggiormente Pechino.

Le sanzioni coprono 4 aree principali: la proprietà degli Stati Uniti, un divieto sui visti, divieto di esportazione e sistema finanziario degli Usa.

 La prima area viene descritta come “il blocco di tutte le proprietà e gli interessi che ricadono sotto la giurisdizione degli Stati Uniti” ed è stata imposta sia al Dipartimento per lo Sviluppo degli Armamenti Militari che al suo direttore come singolo. È escluso che sia l’uno che l’altro abbiano possedimenti immobiliari negli Stati Uniti. Qualora il generale Li Shangfu – membro del Partito Comunista Cinese, uomo di fiducia del presidente Xi Jinping ed ex direttore dei programmi spaziali cinesi – avesse avuto i mezzi per acquistare proprietà immobiliari negli Stati Uniti e ciò emergesse, di certo dovrebbe preoccuparsi di più delle conseguenze in patria che delle sanzioni americane. Il Dipartimento, invece, è di nuova creazione, parte integrante del riassetto della gestione delle forze armate voluto dal presidente Xi Jinping a partire dal 2016 ed è soggetto a rigidi controlli sul budget. Le sanzioni che ricadono nella prima area, quella delle proprietà negli Usa, difficilmente avranno un impatto significativo sulla Cina.

La seconda area riguarda il divieto di concessione di visto Usa al generale Li Shangfu, un altro provvedimento che difficilmente viene percepito come un problema da Pechino.

La terza area, quella che riguarda le licenze per l’esportazione è invece da analizzare con più attenzione. Gli Stati Uniti controllano rigidamente le loro esportazioni a scopo di uso militare dirette in Cina, che sono soggette a molteplici restrizioni esercitate da 2 dipartimenti diversi del governo americano: il Dipartimento di Stato, che gestisce i Regolamenti per il Traffico Internazionale di Armi; il Dipartimento del Commercio che regolamenta l’amministrazione delle esportazioni da un lato e le sanzioni economico-commerciali dall’altro. Le esportazioni per uso militare sono considerate verso la Cina anche se dirette a un cittadino cinese residente altrove. Può essere richiesta una licenza di esportazione speciale per qualsiasi tipo di diffusione di tecnologica o codice sorgente di software a un cittadino cinese, anche se quest’ultimo lavora in un’azienda Usa. La sanzione specifica che da ora impone il rifiuto di concessione di licenze per l’esportazione al Dipartimento per lo Sviluppo degli Armamenti Militari sembra quasi essere un provvedimento ridondante, vista la rigida prassi già in essere.

L’area che rappresenta il rischio più alto per la Cina sembra, quindi, essere la quarta ed ultima delle sanzioni “il divieto di condurre transazioni in valuta estera sotto la giurisdizione degli Stati Uniti e all’interno del loro sistema finanziario”. I controlli sulle transazioni in dollari che coinvolgono Paesi esteri viene svolto dall’Ufficio per il Controlli sugli Asset Stranieri del Dipartimento del Tesoro americano.

Perché quest’area è così importante per Pechino?

Se il Dipartimento per lo Sviluppo degli Armamenti Militari non ha bisogno di accedere a riserve estere per acquistare armamenti e servizi dagli Usa, tuttavia si trova spesso a far affari con altri Paesi che hanno interesse a condurre le transazioni in una valuta maggiore e facilmente convertibile, come il dollaro. La Russia è uno di questi Paesi. Ciò significa che se in futuro Pechino vorrà avere rapporti economici con Mosca o altri Stati che coinvolgano il dollaro, quando questo dovrà essere cambiato o trasferito, incorrerà nelle sanzioni Usa.

Perché? La risposta è semplice. Per definizione, il dollaro Americano ovunque venga commercializzato, scambiato o usato come valuta è sempre considerato parte integrante del “Sistema finanziario degli Stati Uniti”, esattamente quello citato nella quarta area delle sanzioni.

La Cina, quindi, è stata privata della possibilità di usare i suoi contratti esistenti e denominati in dollari americani per gli acquisti di armamenti che le servono per continuare il processo di aggiornamento e miglioramento del suo esercito, l’Armata Nazionale di Liberazione.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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