Iran, attacco mortale a Ahvaz: il punto della situazione

Pubblicato il 24 settembre 2018 alle 11:30 in Iran Medio Oriente

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La Guardia rivoluzionaria iraniana ha promesso di vendicare l’attacco alla parata militare di Ahvaz avvenuto sabato 22 settembre e che ha causato la morte di 29 persone, compresi i 4 aggressori, e il ferimento di altre 70. Tutti gli sviluppi della situazione nella Repubblica Islamica.

Le forze armate iraniane, in una dichiarazione rilasciata domenica 23 agosto, hanno affermato che coloro che si celano dietro l’attacco dovranno affrontare una “vendetta mortale e spietata nel prossimo futuro”. I funzionari statali iraniani hanno, inoltre, attaccato Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti, accusandoli di sostenere il gruppo armato separatista arabo al-Ahvaziya, che ha rivendicato la responsabilità degli omicidi. L’attacco ad Ahvaz si è verificato in concomitanza con l’anniversario dell’inizio della guerra del 1980-1988 con l’Iraq. Quattro uomini armati vestiti in uniforme militare hanno sparato contro i soldati in marcia, contro la folla di spettatori e contro i funzionari del governo, che osservavano da una tribuna vicina.

Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha promesso una “risposta schiacciante”, mentre il leader supremo dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, ha collegato l’attacco all’attività degli Stati Uniti e dei suoi “alleati nella regione”. Inoltre, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha dichiarato che “i sostenitori regionali del terrore” sono i responsabili del massacro, aggiungendo che “i loro padroni americani sono coinvolti”. Nonostante i funzionari iraniani non abbiano nominato direttamente gli stati del Golfo, i loro commenti accusano Paesi come l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e Israele, che hanno tutti rapporti ostili con l’Iran e che hanno promesso di contrastare la sua influenza nella regione, anche dall’interno del Paese. “Questi terroristi sono stati addestrati e organizzati da due Paesi del Golfo”, ha dichiarato il portavoce militare iraniano, Abolfazl Shekarchi. “Non è responsabilità dell’ISIS o di altri gruppi che combattono il sistema islamico dell’Iran, gli attacchi sono legati all’America e al Mossad”, ha aggiunto.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno negato le accuse iraniane, che alludono al suo coinvolgimento nell’addestramento delle truppe che hanno sostenuto l’attacco a Ahvaz. “L’accanimento formale contro gli Emirati Arabi Uniti da parte dell’Iran è infausto e si è intensificato a seguito dell’attacco di Ahvaz”, ha dichiarato, in un tweet, il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Anwar Gargash. “La posizione storica degli Emirati Arabi Uniti contro il terrorismo e la violenza è chiara e le accuse di Teheran sono infondate”, ha aggiunto. Gli Stati Uniti hanno condannato l’attacco. L’inviato americano presso le Nazioni Unite ha, inoltre, affermato che la responsabilità dell’evento è da attribuire a Rouhani, che ha “oppresso il suo popolo per molto tempo”. 

Il gruppo che ha rivendicato l’attacco, al-Ahvaziya, risulta poco conosciuto, ma il portavoce del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (IRGC), Ramezan Sharif, ha dichiarato che questo sarebbe “finanziato dall’Arabia Saudita”. Allo stesso modo, Mostafa Koshcheshm, un commentatore e giornalista politico con base a Teheran, ha riferito ad Al Jazeera che il movimento al-Ahvaziya è stato “educato, sostenuto e addestrato dall’Arabia Saudita”. “È un gruppo attivo da diversi anni: stanno cercando di separare la provincia iraniana del Khuzestan, ricca di energia, dall’Iran, che è esattamente quello che Saddam Hussein voleva fare”, ha aggiunto Koshcheshm. “Si definiscono nazionalisti arabi, ma sappiamo che hanno legami molto intimi con il Mujahedin-e-Khalq”, ha affermato, riferendosi a un gruppo dissidente iraniano in esilio, accusato di aver ucciso migliaia di civili e funzionari iraniani.

Gli arabi Ahvazi sono una piccola minoranza dell’Iran, che abitano i luoghi più ricchi di energia, controllando buona parte dei 137 miliardi di barili di petrolio del Paese. Questa minoranza è divisa sulla questione di una possibile indipendenza o su una maggiore acquisizione di potere all’interno di un Iran democratico e federale. I più ambizioni gruppi Ahvazi vogliono uno stato indipendente che si estenda oltre i confini del Khuzestan, che si trova nell’ovest del Paese, al confine con l’Iraq. Lo scorso anno, in un’intervista per il canale televisivo di proprietà saudita, MBC, il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, ha dichiarato che il Regno avrebbe combattuto “all’interno dell’Iran”. “Non aspetteremo che la battaglia si svolga in Arabia Saudita”, aveva affermato. “Invece, lavoreremo in modo che la battaglia si verifichi in Iran.”

A poche ore dall’attacco di sabato, l’Iran ha convocato alcuni diplomatici provenienti da Danimarca, Paesi Bassi e Regno Unito. L’Agenzia Nazionale di Stampa Iraniana (IRNA) aveva infatti riferito di essere “informata di forti proteste dell’Iran sul fatto che questi stati ospitino alcuni membri del gruppo terrorista nel proprio Paese”. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Bahram Qasemi, ha chiesto alla Danimarca e ai Paesi Bassi di estradare gli “autori e i loro complici” per essere processati, secondo quanto ha riferito l’IRNA. “Non è accettabile che l’Unione europea non inserisca nella lista nera i membri di questi gruppi terroristici finché non commettono un crimine sul suolo europeo”, ha aggiunto Qasemi.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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