Pakistan: cancellate trattative, India ‘arrogante’

Pubblicato il 23 settembre 2018 alle 20:22 in India Pakistan

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Il primo ministro del Pakistan, Imran Khan, si è scagliato contro la decisione dell’India di disdire i negoziati tra i due Paesi che avrebbero dovuto tenersi durante l’Assemblea generale delle Nazioni unite, previste per la settimana entrante. Khan, in carica da agosto, ha definito il dietrofront dell’India “arrogante” e “negativo”.

I funzionari dei due Paesi avrebbero dovuto incontrarsi a New York, in occasione della 73ª sessione dell’UNGA, che avrà inizio il 25 settembre, ma l’India si è tirata indietro nella giornata di venerdì 21 settembre, denunciando “le ultime brutali uccisioni dei nostri agenti di sicurezza da parte del Pakistan e il recente rilascio di una serie di venti francobolli pakistani che celebrano un terrorista e il terrorismo in generale”. Nella giornata di sabato 22 settembre, Imran Khan si è affidato a Twitter per esprimere il suo disappunto. Sul social network, il primo ministro pakistano ha affermato di essere deluso per la reazione  arrogante e pessimistica da parte dell’India in risposta al suo invito che sollecitava a un dialogo pacifico. Egli ha inoltre aggiunto di essere tuttavia abituato a imbattersi in “uomini piccoli” che occupano importanti posti di potere, ma che non hanno la capacità di vedere il quadro d’insieme della situazione.

Nella giornata di venerdì 21 settembre, il Ministero degli Esteri indiano ha rilasciato un comunicato in cui afferma che “è evidente che dietro alle proposte di dialogo da parte del Pakistan, atte a ricominciare da zero, si celano “gli intenti malvagi” del Pakistan e il vero volto del nuovo Primo Ministro del Paese viene reso noto a tutto il mondo nei primissimi mesi del suo mandato”.

La decisione dell’India ha suscitato aspre critiche da parte della capitale pakistana, Islamabad. Il Ministero degli Esteri pakistano, in seguito al comunicato indiano, nella stessa giornata di venerdì 21 ha rilasciato una dichiarazione in cui esprime “profonda delusione” per la decisione dell’annullamento, e in cui richiede spiegazioni per le ragioni addotte dall’India, definite “interamente non convincenti”.

Il Pakistan, inoltre, respinge le accuse di uccisioni e mutilazioni delle guardie di confine indiane, definendo quella indiana una “propaganda parziale e in malafede”. Facendo leva sulla falsa “bufala” del terrorismo, continua il comunicato, l’India non può né nascondere i suoi terribili crimini contro il popolo del Kashmir, né delegittimare la loro battaglia indigena per il diritto inalienabile all’auto-determinazione.

Nella giornata di sabato 22 settembre, il ministro degli Esteri pakistano, Shah Mehmood Qureshi, si è inoltre detto “profondamente addolorato” dal dietrofront indiano, che a suo dire era un’opportunità di progresso dei legami bilaterali, i quali, sempre secondo Qureshi, non riescono a intensificarsi proprio a causa della situazione interna alla nazione indiana. “Non ci sono precedenti riguardo a come le norme diplomatiche sono state calpestate”, ha concluso il ministro.

Fin dal suo insediamento, nell’agosto 2018, il 65enne Imran Khan si è detto pubblicamente a favore di un rilancio delle relazioni tra India e Pakistan.

L’India da molto tempo accusa il Pakistan di fornire le armi ai gruppi ribelli stanziati nel Kashmir, territorio himalayano diviso tra i due Stati ma rivendicato interamente da entrambi. Di recente, il Pakistan ha messo in commercio dei francobolli postali con l’effige di Burhan Wani, un giovane comandante dei ribelli del Kashmir ucciso dalle truppe indiane nel luglio 2016, e la cui morte aveva destato una serie di violente proteste nel territorio del Kashmir sotto l’amministrazione indiana.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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