Libia: scontri a Tripoli, bilancio sale a 96 morti

Pubblicato il 23 settembre 2018 alle 10:20 in Africa Libia

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Gli scontri tra gruppi rivali nella capitale libica, dal 26 agosto a oggi, hanno causato la morte di quasi 100 persone, di cui molti civili, e alcune famiglie sono rimaste intrappolate nelle loro case.

Il Ministero della Salute tripolino, nella giornata di venerdì 21 settembre, ha pubblicato un comunicato in cui informa della morte di 11 persone, tra cui 5 civili, durante alcuni scontri che sono scoppiati nella notte di giovedì 20 settembre coinvolgendo anche le milizie governative alleate al governo occidentale, spalleggiato e riconosciuto dall’Onu e con sede a Tripoli. I combattimenti hanno mobilitato anche individui da due villaggi vicini. Un residente libico ha riferito all’agenzia di stampa DPA che alcune famiglie sono tuttora intrappolate nelle loro case a causa dei violenti scontri a fuoco, mentre altre non hanno voluto lasciare i propri appartamenti nel timore che vengano saccheggiati. L’inviato a Tripoli di Al-Jazeera, Mahmoud Abdelwahed, venerdì ha riferito che si odono spari in molte parti della capitale, e che le agenzie di aiuti umanitari stanno cercando di mettersi in contatto con le famiglie rimaste bloccate nelle zone dove la violenza è più alta. Inoltre, egli ha reso noto che a causa degli scontri è stata danneggiata una centrale elettrica, il che ha provocato vari black out in diverse parti della città.

Nuovi combattimenti sono scoppiati nel distretto meridionale di Salah al-Din e lungo la strada che porta all’aeroporto di Tripoli, che è chiusa da anni, costituendo una violazione del cessate-il-fuoco del 4 settembre. “È la terza volta che viene violata una tregua mediata dalle Nazioni Unite, e ogni fazione accusa l’altra di aver violato i termini dell’accordo”, ha spiegato Abdelwahed. Le milizie stanziate nella capitale e fedeli al governo riconosciuto a livello internazionale sostengono che gli scontri mirino a espellere i criminali dalle città di Tarhouna e Misrata. Per contro, la Settimana Brigada di Fanteria della città di Tarhouna, insieme agli alleati di Misrata, afferma che sta cercando di liberare la città da milizie che stanno ricattando le istituzioni locali e imponendo diritti di royalty alle banche.

Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) ha descritto la situazione nel Paese nordafricano come “disperata”, con combattimenti, un’economia collassata e la distruzione di infrastrutture che rende migliaia di persone sempre più vulnerabili. “Sette anni di guerra in Libia hanno spinto oltre 500mila persone a lasciare le proprie case, e ora non è rimasto molto in cui poter tornare”, ha twittato l’associazione umanitaria, aggiungendo che case e scuole sono state spesso completamente distrutte. Il gruppo ha altresì citato il sabotaggio di alcuni presidi sanitari, riserve idriche ed elettriche, e il pericolo di resti di ordigni rimasti inesplosi nelle strade.

Giovedì 20 settembre, la missione dell’Onu in Libia (UNISMIL) aveva organizzato un meeting tra le comunità diplomatiche del Paese e il capo del comitato che monitora il cessate il fuoco, Hussein Abdullah, nel quale i partecipanti avevano concordato di voler facilitare le operazioni del comitato attraverso il supporto logistico, e Abdullah aveva affermato che il consolidamento del cessate il fuoco sarebbe stato il primo passo verso una Tripoli sicura per tutti i libici senza armi a milizie. Il cessate il fuoco del 4 settembre, incoraggiato dall’Onu, mirava a porre fine agli scontri tra le milizie rivali che hanno invaso la capitale libica a partire dal 26 agosto, causando la morte di 63 persone e il ferimento di altre 159. Dopo giorni di relativa calma, tra il 17 e il 18 settembre sono riprese le offensive che hanno coinvolto indiscriminatamente anche i residenti delle aree interessate. Oltre a scontri presso la strada dell’aeroporto, sono stati riportati disordini anche presso la Nasser University Faculty, e altre zone, quali Ain Zata, Khalat al-Furjam, Wadi al-Radea e Al-Sabaa. L’UNISMIL ha condannato le violazioni del cessate il fuoco, chiedendo alle parti coinvolte di rispettare l’accordo.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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