Siria: Russia e Turchia si accordano su zona demilitarizzata, ribelli si appellano a comunità internazionale

Pubblicato il 22 settembre 2018 alle 11:40 in Russia Turchia

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La Russia e la Turchia si sono accordate su “frontiere concrete” per quanto riguarda la zona demilitarizzata intorno alla provincia siriana settentrionale di Idlib, nel quadro di un accordo volto a scongiurare assalti militari all’ultima enclave dei ribelli.

Ad annunciarlo, nella giornata di venerdì 21 settembre, è stato il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov. “Proprio ieri o l’altro ieri, i militari di Russia e Turchia hanno trovato un accordo sulle concrete frontiere della zona demilitarizzata”, ha affermato Lavrov davanti ai report durante la sua visita diplomatica a Sarajevo. Secondo Mosca, la zona demilitarizzata sarà un deterrente importante per arginare e bloccare gli attacchi condotti dai ribelli di Idlib contro le posizioni dell’esercito governativo, il quale risponde al governo di Damasco del presidente Bashar al-Assad, e contro gli avamposti delle truppe russe, alleate del regime siriano, nella regione.

Lunedì 17 settembre, il presidente russo, Vladimir Putin, si era accordato con l’omologo turco,  Recep Tayyip Erdogan, sulla necessità di stabilire una zona demilitarizzata dell’ampiezza di circa 15-20 chilometri. La sicurezza all’interno di tale area sarà garantita tanto da contingenti turchi quanto dalla polizia militare di Mosca. L’accordo mira a impedire sia azioni militari del governo contro la roccaforte di Idlib, sia, al contrario, offensive mirate dei ribelli contro le forze siriane e russe appostate nei dintorni. “È una misura intermedia, ma necessaria”, ha affermato Lavrov in merito alla decisione, aggiungendo: “Entro la metà di ottobre, tutti i combattenti di Hay’et Tahrir al-Sham devono lasciare la zona demilitarizzata, la quale dovrà poi essere sgomberata anche di tutte le attrezzature militari e belliche”. In base alle fonti diplomatiche di Ankara, al momento è in atto uno studio coordinato sulla fattibilità delle operazioni nella zona da parte dei servizi di intelligence e delle forze armate turche e russe. L’esito di tali ricerche, che dovrebbero essere ultimate entro il 30 settembre, sarà poi sottoposto a Putin e a Erdogan.

Sempre venerdì, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha reso noto che insieme a Lavrov incontreranno a New York, nei giorni a seguire, il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif,  per discutere più ampiamente la situazione in cui versa la Siria all’interno di un meeting trilaterale a margine dell’incontro dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

La Russia e l’Iran sono i principali e più potenti alleati del regime siriano di Assad, e lo stanno aiutando, dal 2015, a riprendere il controllo delle aree del Paese che erano cadute in mano ai dissidenti contrari alle autorità di Damasco. La Turchia, invece, sostiene i combattenti dell’opposizione, i quali intendono rovesciare Assad. Ankara ha inoltre esternato timori che un’offensiva governativa di larga scala contro i ribelli potrebbe scatenare un esodo di massa verso la frontiera siriana con la Turchia.

A Idlib, intanto, dove risiedono circa 3milioni di cittadini siriani, la metà dei quali precedentemente sfollati da altre zone del Paese, continuano le proteste che invocano l’intervento della comunità internazionale per fermare lo spargimento di sangue ed esigono la cacciata del presidente siriano. L’attivista siriano Alaa el-Ahmed ha riferito ad Al-Jazeera che tra le fila dei dissidenti c’è un sentimento di sfiducia, e si sentono adesso abbandonati dal resto del mondo nella loro battaglia contro Assad. Ad esempio, secondo el-Ahmed né l’Europa né gli Stati Uniti hanno intrapreso misure concrete per punire i crimini commessi dal regime siriano.

Hay’at Tahrir al-Sham (dall’arabo: Organizzazione per la liberazione del Levante), spesso abbreviata in HTS e nota anche come al-Qaeda in Siria, è una formazione militante salafita attualmente operativa nella guerra civile siriana. È stata formata il 28 gennaio 2017 in seguito all’unione di Jabhat Fateh al-Sham (organizzazione nata il 28 luglio 2016 a sua volta dalla separazione del Fronte al-Nusra dalla rete di Al-Qaida) con altri gruppi minori, ossia il Fronte Ansar al-Din, Jaysh al-Sunna, Liwa al-Haqq e il Movimento Nour al-Din al-Zenki.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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