USA sanzionano forze armate cinesi per acquisto di attrezzature militari russe

Pubblicato il 21 settembre 2018 alle 12:31 in Cina USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni conto le forze armate cinesi a causa del loro acquisto di attrezzatura militare russa. L’obiettivo di tali misure è punire Mosca per le sue “attività maligne”, inclusa la sua ingerenza nelle elezioni americane.

In particolare, il 20 settembre, il Dipartimento di Stato statunitense, guidato dal Segretario di Stato, Mike Pompeo, dopo essersi consultato con il Segretario al Tesoro, Stephen Mnuchin, ha sanzionato l’Equipment Development Department delle forze armate cinesi e il suo direttore, Li Shangfu, per aver intrapreso “operazioni significative” con il principale esportatore di armi russe, Rosoboronexport. Nello specifico, il Dipartimento cinese sanzionato è stato accusato di aver acquistato 10 aerei da combattimento Su-35 e un sistema di difesa missilistica terra-aria S-400 dalla Russia. Un alto funzionario americano ha riferito che le consegne sono state effettuate a dicembre e a gennaio, ma che non è chiaro quanto Pechino abbia speso per tali acquisti. Secondo quanto riportato dal New York Times, le sanzioni includono un divieto di visto per Li Shangfu e limitano tanto quest’ultimo quanto la Chinese agency, uno dei bracci della Central Military Commission del Paese, dall’intraprendere transazioni con il sistema finanziario statunitense. Le misure prevedono altresì il blocco del loro accesso a proprietà e interessi all’interno della giurisdizione statunitense.

Il fondamento giuridico delle sanzioni si rintraccia nel Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act (CAATSA), una legge statunitense del 2017 che impone al Paese di sanzionare chiunque intraprenda transazioni significative con determinate persone, indicate in una lista, affiliate a servizi segreti e militari russi, inclusi i produttori di armi. La lista è stata ampliata recentemente, quando, il 20 settembre, il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha aggiunto alle 39 persone già schedate altri 33 individui, portando il totale a 72 persone. La lista, peraltro, include i 25 cittadini russi accusati dal Consigliere Speciale, Robert Mueller, di aver interferito nelle elezioni presidenziali americane del 2016, minando in tal modo il processo democratico statunitense. Un secondo funzionario americano ha spiegato che la lista, di per sé, non è una sanzione. Ciò significa che nulla accade a quanti vi sono inseriti finchè qualcuno non intraprenda con loro una transazione significativa. L’obiettivo della lista, pertanto, è indurre potenziali acquirenti a “pensarci due volte” prima di fare affari con chiunque.

Il Dipartimento di Stato ha aggiunto che il fine ultimo di tali misure punitive non è colpire Pechino, ma Mosca per la condotta inopportuna che ha dimostrato di portare avanti in diversi ambiti. “Le azioni odierne non intendono minare le capacità militari o combattere la prontezza di qualsiasi Paese, ma piuttosto imporre costi alla Russia in risposta alla sua interferenza nel processo elettorale degli Stati Uniti, al suo comportamento inaccettabile nell’Ucraina orientale e alle altre attività maligne”, ha spiegato il Dipartimento di Stato americano in una dichiarazione.

L’esistenza della lista, tuttavia, suscita da più parti preoccupazione. Dal momento che la Russia è il secondo fornitore di armi al mondo, dopo gli Stati Uniti, c’è il rischio che Washington finisca per dover sanzionare alcuni alleati che acquistano attrezzature militari russe. Acquirenti di armi russe sono, tra gli altri, il Marocco, l’Algeria, gli Emirati Arabi Uniti, l’Egitto, il Qatar e la Turchia, il cui presidente, Recep Tayyip Erdogan, ha annunciato, il 31 agosto, l’acquisto imminente da parte di Ankara dei sistemi di difesa missilistica terra-aria russi, S-400. La questione ha alimentato la tensione con gli Stati Uniti, che considerano tali sistemi incompatibili con quelli della NATO e, in particolare, con i caccia americani F-35. Un alto funzionario americano, tuttavia, ha informato che gli Stati Uniti valuteranno se applicare o meno le sanzioni a seconda che la transazione consista in una piccola vendita o in un acquisto più rilevante. Inoltre, non mancano quanti temono che le sanzioni non solo non raggiungeranno lo scopo sperato, ma anzi determineranno l’effetto contrario, cioè contribuiranno ad avvicinare ulteriormente Mosca e Pechino che tenteranno in tal modo di fare fronte compatto contro la condotta americana.

Secondo quanto riportato da Reuters, dalla Russia, il deputato Franz Klintsevich ha riferito all’agenzia Interfax che le sanzioni non avranno effetto sui contratti di vendita di S-400 e SU-35. “Sono certo che questi contratti saranno eseguiti in linea con il programma. Il possesso di questa attrezzatura militare è molto importante per la Cina”, ha dichiarato Klintsevich.

Pechino, da parte sua, si è detta “fortemente indignata” dalle nuove sanzioni americane, definite “irragionevoli” dal portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shunag, e ha promesso “conseguenze” nel caso in cui Washington non decida di ritirare le misure. L’imposizione delle misure punitive, peraltro, arriva in un momento in cui i rapporti tra gli Stati Uniti e la Cina sono particolarmente tesi, specialmente in riferimento alla relazione commerciale. Il 17 settembre, l’amministrazione Trump ha annunciato che una tariffa del 10% su una serie di prodotti cinesi per un valore complessivo di 200 miliardi di dollari entrerà in vigore a partire dal 24 settembre e che tale dazio sarà aumentato al 25% entro la fine dell’anno.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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