Brogli e proteste: Putin annulla le elezioni di Vladivostok

Pubblicato il 21 settembre 2018 alle 6:07 in Russia

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Su indicazioni della Commissione elettorale federale il Cremlino ha annullato le elezioni nel territorio di Primor’e, il principale soggetto federale dell’estremo oriente russo, dove si trova la città di Vladivostok. Domenica 16 settembre Andrej Tarasenko, di Russia Unita, il partito di Putin e Medvedev, aveva superato il comunista Andrej Iščenko di meno di 8000 voti, 253.200 voti contro 245.550. 

La commissione elettorale locale è stata sin dalla sera di domenica subissata di denunce di brogli, mentre centinaia di persone scendevano in piazza a Vladivostok per protestare contro il risultato, presidiando per giorni la sede del governatorato e della commissione elettorale. Ella Pamfilova, presidente della Commissione Elettorale Federale volava da Mosca in estremo oriente per analizzare personalmente le schede contestate e le denunce di brogli.

Mentre Tarasenko accusava i comunisti di voler conquistare in piazza il governatorato perso nelle urne, il rapporto della presidente Pamfilova certificava la veridicità delle denunce di brogli e chiedeva l’annullamento del voto, spingendo il Cremlino a convocare la ripetizione del voto entro il prossimo 16 dicembre. È la prima volta nella storia della Federazione russa che un voto viene annullato. Dinanzi alle proteste di Russia Unita, Pamfilova ha annunciato che la Commissione Elettorale Centrale è pronta a difendere la propria decisione “anche in tribunale”.

La decisione di Putin di correre ai ripari annullando il voto in uno dei territori simbolo della nuova Russia, che poche settimane fa al Forum Economico Orientale ospitava, tra gli altri, il presidente cinese Xi Jinping e il premier giapponese Shinzo Abe, è volta a limitare i danni di quella che il politologo vicino al Cremlino Aleksej Čadaev definisce “catastrofe politico-economica di Primor’e”.

In un articolo sul suo blog, l’esperto dichiara “Al posto di Putin, chiederei ai miei guru come sia possibile che in un territorio che ha ricevuto miliardi di dollari di investimenti, che al confronto il ponte di Crimea sembra un castello di sabbia fatto da bambini, sia scoppiato un voto di protesta o, in altre parole, come mai gli investimenti non siano diventati catalizzatori di una crescita generalizzata”. Čadaev sottolinea l’importanza dell’Estremo oriente russo, con Vladivostok come porta d’ingresso in Russia e di lì nel mondo euroasiatico dell’enorme potenziale economico, commerciale e industriale delle regioni limitrofe di Cina, Giappone e Corea.  “Abbiamo bisogno di una metropoli, che non sfiguri nel confronto con Shanghai, Harbin, Tokyo, Seul, Pyongyang -prosegue Čadaev – se non vogliamo che Vladivostok diventi solo il punto d’ingresso delle merci cinesi in Russia”.

Putin, che da domenica fino a giovedì ha sostenuto Tarasenko, ha finito per cedere alle pressioni e convocare le nuove elezioni perché, sostiene l’ufficio stampa del Cremlino, il presidente vuole “elezioni oneste e trasparenti” anche a scapito del proprio partito. Chiamato a scegliere tra preservare gli investimenti in un territorio di enorme potenziale e il suo uomo, Putin ha scelto gli investimenti, anche a costo di consegnare ai comunisti il governo locale.

Il Partito Comunista della Federazione russa, uscito rafforzato dal voto e ancor di più dall’evolversi della situazione nelle prossime ore, ha chiesto che, prima di un’eventuale ripetizione del voto, il riconteggio di tutte le schede. Andrej Iščenko, frattanto, ha annunciato che volerà a Mosca per incontrare la direzione del partito e decidere le mosse future, prima di tutto se e in che condizioni prendere parte alla ripetizione del voto.

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Traduzione dal russo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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