Premier Etiopia esorta partiti della regione Oromia all’unità

Pubblicato il 20 settembre 2018 alle 16:30 in Africa Etiopia

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Il premier dell’Etiopia, Abiy Ahmed, ha esortato i partiti politici della regione Oromia ad unirsi e di smettere di scontrarsi, al fine di salvaguardare le riforme politiche ed economiche avviate.

Il 16 settembre si sono verificate offensive in prossimità di Addis Abeba e della città di Barayu, nella regione Oromia, che hanno causato la morte di 58 persone. Amnesty International ha condannato l’accaduto, ritenendo che le violenze avevano un fondamento etnico. Gli scontri sono scoppiati in seguito al ritorno in Etiopia della leadership dell’Oromo liberation Front (OLF), il quale in passato si era battuto duramente per ottenere l’autodeterminazione dell’etnia oromo. I residenti di Barayu hanno riferito che i negozi sono stati saccheggiati e che i cittadini sono stati attaccati da giovani oromo che hanno preso di mira le case e gli esercizi commerciali appartenenti ad altre minoranze etniche.

In occasione della conferenza del partito Oromo People Development Organization (PPDO), di cui è a capo, Ahmed ha chiesto a tutti i cittadini etiopi di unirsi per contrastare e sconfiggere “coloro che vogliono indebolire l’unità nazionale e dell’etnia Oromo”. Nell’occasione, il presidente della regione Oromia, Lemma Megersa, ha dichiarato che il governo locale si prenderà la responsabilità di risarcire le vittime delle violenze, ed ha esortato gli oromo a unirsi per risolvere le differenze attraverso il dialogo.

Sotto il premier Abiy Ahmed, l’Etiopia ha avviato un cambiamento radicale non solo dal punto di vista politico, ma anche economico e sociale. Oltre ad aver revocato lo stato di emergenza il 5 giugno, in vigore dal 17 febbraio,  il premier ha altresì sostituito i capi di due rami dei servizi di sicurezza del Paese, quali le forze armate e il Servizio nazionale di Sicurezza e Intelligence, nominando Seare Mekonnen alla guida dell’esercito al posto di Samora Yunis, secondo quanto comunicato su Twitter dal capo dello staff di Abiy, Fitsum Arega. Alla testa del Servizio nazionale di Sicurezza e Intelligence è stato posto invece il dirigente dell’aviazione militare, Adem Mohamed, che ha sostituito Getachew Assefa. Yunis e Assefa sono membri anziani del Fronte Popolare di Liberazione del Tigrè (TPLF), uno dei quattro partiti della coalizione di governo, mentre i nuovi capi dei due servizi di sicurezza mancano della loro stessa influenza politica. Pochi giorni dopo, Ahmed ha denunciato pubblicamente l’uso della tortura sui prigionieri politici, definendola incostituzionale, presentando una breve relazione al Parlamento, in cui ha esposto la situazione degli affari correnti nel Paese, tra cui la recente decisione di privatizzare la compagnia di telecomunicazioni statale e quella aerea nazionale. Infine, il 9 luglio, l’Etiopia e l’Eritrea hanno firmato un accordo di pace, dichiarando la fine dello stato di guerra tra i due Paesi.

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Sofia Cecinini

di Redazione