Coas in Libia: Onu condanna violazione del cessate il fuoco

Pubblicato il 20 settembre 2018 alle 9:05 in Africa Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La missione dell’Onu in Libia (UNISMIL) ha condannato la violazione del cessate il fuoco a Tripoli, dove il 17 settembre sono scoppiati nuovi scontri tra le milizie rivali, nella zona a Sud della città. Nel comunicato ufficiale, la UNISMIL ha chiesto altresì alle parti coinvolte di rispettare il patto, concluso il 4 settembre per porre fine alle violenze che avevano investito la capitale a partire dal 26 agosto, e che hanno causato la morte di 63 persone e il ferimento di altre 159. Il comunicato aggiunge che, se non verrà ripristinata la pace, non sarà possibile procedere con il processo di riforme per riportare la stabilità nel Paese.

Secondo quanto riportato dal quotidiano libico Libya Herald, le nuove offensive non hanno comportato scontri diretti tra le milizie, ma il lancio di colpi di mortaio, che hanno danneggiato il sistema elettrico di una parte di Tripoli, provocando un blackout. I responsabili sarebbero la brigata Somoud, guidata da Salah Badi, e le forze della Central Security, dirette da Abdelghani Al-Kikli, che si accusano a vicenda di aver violato il cessate il fuoco. La brigata di Salah Badi, nel corso delle ultime due settimane, era rimasta appostata presso Tariq al-Matar, la strada dell’aeroporto, mentre quella di Abdelghani Al-Kikli non ha mai controllato una porzione precisa della città e non aveva nemmeno preso parte all’incontro in cui era stato concordato il cessate il fuoco a Zawiya, il 4 settembre. Ad avviso di alcuni analisti, entrambe le brigate potrebbero essere state manipolate dalla Settima Brigata, una delle milizie rivali a capo delle due coalizioni coinvolte negli scontri di fine agosto, anche se il suo leader si ha dichiarato di non avere niente a che fare con l’accaduto. L’inviato speciale dell’Onu in Libia, Ghassam Salame, ha affermato che invierà al più presto i nomi dei responsabili dei nuovi scontri al Consiglio di sicurezza, al fine di sanzionarli. “Non voglio vedere Tripoli distrutta e altri civili morti”, ha spiegato Salame.

Nel frattempo, il ministro degli Affari esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, ha ricevuto alla Farnesina l’omologo libico, Mohammed Taher Siyala, mercoledì 19 settembre, per un aggiornamento e uno scambio di vedute sulla situazione in Libia. Secondo quanto riportato dalla nota del Ministero degli Affari Esteri, Moavero ha confermato il sostegno italiano allo svolgimento di elezioni trasparenti e democratiche nel Paese nordafricano, da tenersi “con tempi e modalità che solo il popolo della Libia può decidere”, e in linea con il Piano d’Azione dell’Onu. A tal fine, continua il comunicato, “l’Italia rimane impegnata nel dialogo assiduo con tutti gli interlocutori affidabili”, per velocizzare e facilitare una riconciliazione nazionale. I due ministri hanno altresì discusso in merito agli obiettivi della conferenza sulla Libia che l’Italia ospiterà a novembre, in Sicilia, concordando che lo scopo sarà quello di contribuire all’attuazione del piano delle Nazioni Unite. Infine, i ministri hanno confermato la collaborazione bilaterali tra i due Paesi in diversi settori, quali l’energia, le telecomunicazioni, i trasporti, la gestione dei flussi migratori e la lotta al terrorismo internazionale.

Il 14 settembre, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha esteso il mandato della missione in Libia di un anno, senza approvare, tuttavia, le elezioni del 10 dicembre concordate alla Conferenza di Parigi al fine maggio. Ad avviso delle Nazioni Unite, la situazione di sicurezza del Paese nordafricano non è sufficientemente stabile da poter organizzare nuove votazioni. Il Consiglio ha così adottato una risoluzione, redatta dalla Gran Bretagna, in base alla quale le elezioni dovranno tenersi il prima possibile, quando ci saranno le giuste condizioni di sicurezza. La Francia, al contrario, continua a sostenere che la Libia sia pronta a scegliere la propria guida politica. Serraj, sostiene la posizione dell’Onu, ritenendo che il Paese mediorientale non sia ancora stabile per poter chiamare i cittadini al voto.

Italia e Francia sono in competizione per estendere la propria influenza sul Paese nordafricano che, pur essendo diviso e devastato dalla guerra, è ricco di petrolio e gas. Roma ha stretti rapporti con le autorità di Tripoli ed è l’unico Stato occidentale ad aver riaperto la propria ambasciata nella capitale libica. La Francia, invece, è ritenuta più vicina al generale Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk e capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA).

Leggi l’editoriale di Alessandro Orsini per comprendere più approfonditamente l’importanza della Libia per l’Italia.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.