Cina e Pakistan: oltre il Belt and Road

Pubblicato il 20 settembre 2018 alle 17:03 in Asia Cina

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La cooperazione tra Cina e Pakistan è una delle più importanti sotto l’egida dell’iniziativa Belt and Road e ruota intorno al progetto pilota del Corridoio Economico Cina-Pakistan, uno dei 6 corridoio di interconnessione totali previsti dall’iniziativa. Proprio mentre aumentano i dubbi e le analisi in merito all’influenza che il grande progetto portato avanti dal governo cinese sta avendo sulle economie dei Paesi coinvolti, dallo Sri Lanka alla Malesia, anche la cooperazione Cina-Pakistan presenta difficoltà e preoccupazioni che non possono essere ignorate.

Il progetto del Corridoio Economico Cina-Pakistan rappresenta un momento di trasformazione nei rapporti tra i due Paesi. Rapporti che sono sempre caratterizzati da una cooperazione diplomatica e strategica in settori specifici – che va dal 1963 al 2012 – e che ora si stanno spostando verso una collaborazione geo-economica – dal 2013 in poi -, che è però caratterizzata da una posizione asimmetrica a favore della Cina.

La prospettiva storica

Da una prospettiva storica, il 1963 è da considerare come un anno di svolta nei rapporti bilaterali. Il 1963 ha visto la sigla di due accordi importanti tra Cina e Pakistan: l’accordo sui confini e l’accordo per il trasporto aereo. Se il primo è stato fondamentale per tracciare confini chiari tra i due Paesi confinanti, il secondo è stato chiave per permettere alla Cina di uscire dall’isolamento in cui si trovava, infatti il Pakistan diveniva il primo Paese non-comunista a concedere e a ricevere dalla Cina l’accesso allo spazio aereo.

La cooperazione divenne più forte quando, nel 1962, Cina e India si affrontarono in una disputa di confine e l’intervento degli Stati Uniti a favore di New Delhi venne percepito dal Pakistan come una interruzione nella loro alleanza e come giustificazione per il rafforzamento dei legami con Pechino. L’avere nell’India un nemico comune fu un elemento fondamentale per l’avvicinamento tra Cina e Pakistan che, gradualmente, passarono da semplici rapporti diplomatici a una sempre più stretta cooperazione militare e strategica, soprattutto dopo la guerra Indo-Pakistana del 1965. La Cina iniziò a dare sostegno al Pakistan fornendo armi e aiutando il Paese a costruire la sua industria militare nazionale.

La svolta del 2013

La collaborazione ruotava dunque intorno al settore militare e della sicurezza, si deve attendere il 2013 per avere uno sviluppo significativo dei rapporti economici.

Il 2013 è un anno di svolta nei rapporti tra Cina e Pakistan per due ragioni. La prima è che il Pakistan nel 2013 ha visto la sua prima transizione di potere da un governo democraticamente eletto al successivo. La seconda è che il 2013 è stato l’anno del lancio ufficiale dell’iniziativa Belt and Road del governo cinese che mira a ricostruire l’antica interconnessione tra Europa e Asia lungo le rotte che erano dell’Antica Via della Seta, terrestre e marittima.

Durante la visita ufficiale del presidente Xi Jinping ad Islamabad nell’aprile 2015 i due Paesi hanno siglato l’accordo base per lo sviluppo del Corridoio Economico. Un progetto di dimensioni mastodontiche che mira alla realizzazione di infrastrutture per i trasporti, l’energia e l’industria in Pakistan e che permetta il collegamento fino al porto di Gwadar. Il progetto doveva avere un valore iniziale di 48 miliardi di dollari, ma secondo le stime più recenti ha già superato i 60 miliardi.

Negli ultimi 3 anni, la Cina ha investito ulteriori 19 miliardi di dollari in diversi settori dell’economia del Pakistan, mentre dei 22 progetti infrastrutturali previsti dal Belt and Road 9 sono stati conclusi, con più di 30 mila lavoratori cinesi impiegati in progetti in tutto il Pakistan.

La cooperazione geo-economica Cina-Pakistan comporta vantaggi economici potenziali enormi per entrambe i Paesi, tuttavia porta con sé anche alcune sfide e qualche dubbio sul coinvolgimento diretto della Cina sul suolo pakistano e sul rapporto di dipendenza che questo genera.

Il Corridoio Economico Cina-Pakistan e gli investimenti cinesi basati sui prestiti sono giunti in un momento in cui l’economia del Paese soffriva per una forte instabilità macroeconomica e necessitava di riforme rigide. Il settore dell’energia – quello in cui gli investimenti cinesi sono stati maggiori per 35 miliardi di dollari – deve affrontare seri problemi cronici come i furti di energia, bollette insolute, perdite sulle linee elettriche e problemi tecnici e amministrativi. Tutto ciò genera un debito circolare che ammonta a circa 8,12 miliardi di dollari. Inoltre, il nuovo governo del Pakistan ha dichiarato di necessitare di altri 10-12 miliardi di dollari per eseguire un bailout finanziario. Un prestito che la Cina è pronta a concedere, che si aggiunge a quello da 5 miliardi già in essere, ma che per il Pakistan sarà sempre più difficile ripagare.

La Cina, dal canto suo, deve far fronte a tre preoccupazioni. La prima riguarda il sistema amministrativo pakistano caratterizzato da partiti e province divise tra gruppi etnici diversi e con cui è difficile raggiungere un accordo duraturo. La seconda riguarda la necessità per la Cina, dipendendo il successo del Belt and Road molto dai progetti in Pakistan, di tenere sotto osservazione i tumulti interni al Pakistan e di non poter mantenere più la sua storica indifferenza discreta. La terza preoccupazione di Pechino, collegata alle prime due, è che sullo sfondo della sfiducia internazionale nei confronti dell’iniziativa Belt and Road – accusata da molti di essere solo foriera degli interessi cinesi – il governo del Pakistan decida di cambiare idea sulla realizzazione del Corridoio Economico.

Questa terza preoccupazione è alla base della visita ufficiale di tre giorni che il ministro degli esteri cinese, Wang Yi, ha condotto ad Islamabad dall’8 al 10 settembre e che lo ha visto a colloquio con il Presidente e con il Primo Ministro del Pakistan entrambi mirati a ribadire l’importanza del Corridoio Economico e della cooperazione bilaterale.

La Cina e il Pakistan, di fronte a queste sfide e preoccupazioni che interessano i rapporti bilaterali dovrebbero riconsiderarli in una prospettiva di lungo periodo, secondo l’analisi di The Diplomat. La Cina dovrebbe considerare attentamente i limiti e gli imperativi economici a cui il Pakistan non può sottrarsi nel portare avanti il progetto del Corridoio Economico e lasciare al governo di Islamabad lo spazio necessario per realizzare le riforme e anche per modificare i piani che riguardano il Corridoio. I progetti di cooperazione dovrebbero essere subordinati ai bisogni della macroeconomia del Pakistan, questo potrebbe rafforzare l’immagine di “potenza benefattrice” che la Cina vuole offrire al mondo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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