La Turchia schiererà più truppe a Idlib

Pubblicato il 19 settembre 2018 alle 13:21 in Siria Turchia

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Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha annunciato che la Turchia schiererà nuove truppe a Idlib per garantire, insieme alla Russia, il rispetto della zona demilitarizzata che, secondo quanto concordato tra Ankara e Mosca il 17 settembre, sarà istituita entro il 15 ottobre nella provincia nordoccidentale della Siria che rappresenta attualmente l’ultima roccaforte dei ribelli al regime di Damasco.

L’annuncio è stato fatto dal ministro degli Esteri turco il 18 settembre, nel corso di una conferenza stampa con il suo omologo giordano, Ayman Safadi. In particolare, Cavusoglu ha informato che l’esercito turco resterà schierato nelle sue 12 postazioni osservative, che nuove truppe verranno inviate da Ankara e che i droni svolgeranno una funzione di monitoraggio nella zona cuscinetto lungo la linea di contatto tra i ribelli e le truppe del regime. “Avremo bisogno di truppe di rinforzo”, ha dichiarato Cavusoglu, aggiungendo che tanto la Turchia quanto la Russia pattuglieranno le aree di confine.

Cavusoglu ha specificato altresì che “i civili e gli oppositori moderati rimarranno nelle stesse aree in cui sono ora”, mentre tutti i gruppi radicali saranno eliminati da questi territori. A tal proposito ha affermato che i funzionari dell’intelligence e della sicurezza turchi e russi sono al lavoro per determinare quale status attribuire a tali gruppi radicali e, di conseguenza, dove mandarli. L’obiettivo, ha spiegato il ministro turco, è evitare che, quando si ritireranno, i “terroristi si dirigano verso altre regioni approfittando del caos”. La Turchia, in ogni caso, ha specificato Cavusoglu, proseguirà nello sforzo di distinguere i gruppi moderati di opposizione dai militanti radicali.

“I confini di Idlib saranno protetti. Lo stato di Idlib verrà mantenuto. La Russia prenderà le misure necessarie per prevenire gli attacchi contro questa regione e per impedire al regime di entrarvi”, ha affermato il ministro turco, sottolineando che, se il regime siriano guidato dal presidente Bashar al-Assad e la Russia che lo sostiene attaccheranno Idlib, non ci sarà alcun interlocutore per discutere l’accordo politico in Siria.

Il 17 settembre, a Sochi, la Russia e la Turchia hanno concluso un accordo in base al quale, entro il 15 ottobre, verrà istituita una zona demilitarizzata, larga dai 15 ai 20 chilometri, tra i gruppi armati di opposizione e le truppe del regime siriano. In seguito alla firma di un memorandum di intesa con il presidente russo, Vladimir Putin, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha espresso soddisfazione sull’accordo. “Credo che con questo memorandum abbiamo impedito una grande crisi umanitaria a Idlib”, ha dichiarato il leader di Ankara, che in precedenza aveva più volte espresso preoccupazione per un potenziale esodo di rifugiati in Turchia, dal momento che Idlib è situata in prossimità del confine turco e ospita attualmente circa 3 milioni di persone.

L’accordo allontana l’offensiva su vasta scala delle forze del regime siriano contro Idlib, suscitando il sollievo dei ribelli che hanno affermato che l’accordo tra Ankara e Mosca terrà Assad fuori dall’area. Tale accordo è stato accolto con favore anche dal regime siriano e da Teheran. Sul versante del regime siriano, tuttavia, Damasco ha promesso di continuare i suoi sforzi per recuperare “ogni centimetro” della Siria. Con riferimento all’Iran, invece, l’altro grande alleato di Assad, Teheran ha dichiarato che “la diplomazia responsabile” ha evitato una guerra a Idlib “con un fermo impegno a combattere il terrorismo estremista”.

Secondo quanto riportato da Reuters, con tale accordo, la Russia sembra aver stretto i suoi legami con la Turchia a discapito del disegno dell’alleato siriano di ricondurre tutto il Paese sotto il controllo di Damasco. Tale disegno, peraltro, è ostacolato dalla presenza delle forze statunitensi a est dell’Eufrate e in una base vicina al confine con la Giordania e con l’Iraq. Da Washington, tuttavia, il segretario americano alla Difesa, James Mattis, ha affermato che l’accordo tra Ankara e Mosca non risolve la situazione a Idlib. “Idlib è attualmente uno dei problemi più complessi in un teatro di guerra complesso”, ha dichiarato Mattis ai giornalisti al Pentagono, concludendo di essere “abbastanza sicuro che non è tutto risolto”.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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