USA: Mattis denuncia interferenza russa in referendum sul nome della Macedonia

Pubblicato il 17 settembre 2018 alle 18:31 in Macedonia USA e Canada

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Il segretario americano alla Difesa, James Mattis, ha accusato la Russia di tentare di influenzare l’esito del referendum sul nome della Macedonia e ha informato che, pertanto, gli Stati Uniti stanno cercando di rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza informatica con il Paese balcanico. Il funzionario statunitense ha rilasciato tali dichiarazioni lunedì 17 settembre, in seguito ai colloqui tenuti nella capitale macedone, Skopje, con i leader del Paese.

“Non vogliamo vedere la Russia fare in Macedonia quello che ha cercato di fare in tanti altri Paesi”, ha dichiarato Mattis, esprimendo in tal modo il timore che una possibile interferenza di Mosca, analoga a quella verificatasi nel corso delle elezioni presidenziali americane del 2016, possa ripetersi nel referendum che si svolgerà in Macedonia il 30 settembre. L’oggetto della consultazione referendaria sarà il nome del Paese, dal momento che, il 17 giugno, la Macedonia ha concluso un accordo con la Grecia, in base al quale il Paese balcanico dovrebbe mutare il suo nome in Repubblica della Macedonia del Nord. Tuttavia, affinchè il cambio del nome divenga pienamente effettivo, è necessario che i cittadini macedoni ratifichino tale modifica con referendum. Atene ha esercitato pressione su Skopje in merito al cambio del nome, ponendola come condizione di fatto per l’eliminazione del sostanziale veto greco sull’ingresso della Macedonia nella NATO e nell’Unione Europea. Il referendum, pertanto, è determinante in vista di un eventuale futuro ingresso del Paese nelle due organizzazioni.

Con particolare riferimento all’ingerenza di Mosca nel referendum macedone, Mattis ha informato che “non c’è dubbio che la Russia abbia trasferito denaro e stia anche conducendo campagne di influenza più ampie” ma che non è chiaro quanto questi sforzi si stiano rivelando efficaci. La Russia, da parte sua, nega le accuse di ingerenza, sebbene non abbia mai nascosto la sua opposizione ad un’eventuale adesione del Paese balcanico all’Alleanza Atlantica. Mosca, in particolare, teme che l’espansione della NATO verso est possa costituire una minaccia alla sua sicurezza nazionale. Secondo quanto riportato da Reuters, l’ambasciatore russo a Skopje ha affermato che il Paese potrebbe diventare “un obiettivo legittimo”, qualora le relazioni tra la Russia e la NATO si deteriorassero ulteriormente. Mosca ha respinto altresì le accuse della Grecia che, a luglio, ha espulso due diplomatici russi e bandito dal Paese altre due persone con l’accusa di aver tentato di fomentare dimostrazioni finalizzate a contrastare l’accordo con la Macedonia e ne ha espulso alcuni diplomatici in segno di rappresaglia.

La questione del cambio di nome della Macedonia ha suscitato reazioni diverse in seno alla comunità internazionale. Gli Stati Uniti, per il tramite di Mattis, e la Germania, per il tramite della cancelliera tedesca, Angela Merkel, sostengono l’accordo con la Grecia. Analoga è, sostanzialmente, la posizione della NATO e dell’Unione Europea. In particolare, la NATO ha invitato la Macedonia a modificare il suo nome e la sua costituzione prima di avviare i colloqui di adesione all’Alleanza. In seguito a un incontro con il primo ministro macedone, svoltosi il 6 settembre, il Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica, Jens Stoltenberg, ha dichiarato che l’Alleanza è pronta ad accogliere la Macedonia come nuovo membro, invitando contestualmente i Macedoni a recarsi alle urne il 30 settembre per perfezionare l’accordo precedentemente raggiunto con la Grecia. Sul versante dell’Unione Europea, invece, Bruxelles ha informato che fisserà una data per l’avvio dei negoziati di adesione del Paese balcanico in attesa dell’attuazione dell’accordo.

Da parte sua, la Macedonia è, al suo interno, divisa. Sebbene alcuni recenti sondaggi indichino che la maggioranza dei cittadini macedoni è favorevole alla modifica del nome del proprio Paese, non mancano gruppi nazionalisti che si oppongono all’accordo con la Grecia. Lo stesso presidente macedone, Gjorge Ivanov, si oppone al cambio del nome. Al contrario, quanti sono favorevoli alla modifica sono in molti casi spinti dal desiderio di vedere il loro Paese acquisire la membership della NATO e dell’Unione Europea. “Non c’è alternativa per la Repubblica di Macedonia se non l’integrazione nella NATO e nella Unione Europea”, ha dichiarato, il 17 settembre, il primo ministro macedone, Zoran Zaev, riportato da Reuters. Lo stesso Zaev, riportato dal New York Times, ha affermato che ogni tentativo di ostacolare tale processo “conduce la Repubblica di Macedonia verso uno stato di completa incertezza sul suo futuro, una società in cui i valori autoritari e l’instabilità potrebbero essere reintrodotti”.

In tale delicata situazione, Washington teme che Mosca stia seminando disinformazione allo scopo di disincentivare l’affluenza alle urne il 30 settembre e di dare l’impressione che gli Stati Uniti non siano interessati alla regione. Secondo quanto riportato da Reuters, gli Stati Uniti spendono circa 5 milioni di dollari all’anno in assistenza alla sicurezza per la Macedonia e dal 1991 hanno fornito circa 750 milioni di dollari di assistenza totale. La Macedonia, da parte sua, ha alcune dozzine di truppe in Afghanistan come parte della missione a guida NATO nel Paese asiatico.

Peraltro, secondo alcuni funzionari statunitensi, la Russia ha intensificato la sua campagna di disinformazione nell’Europa sudorientale già dal 2014, anno in cui si è annessa la Crimea. Per tale ragione, secondo alcuni analisti statunitensi, l’impegno congiunto americano ed europeo è essenziale per contrastare tale attività russa. Da parte sua, Mattis ha rassicurato che gli Stati Uniti hanno in programma di approfondire la loro cooperazione con la Macedonia in materia di sicurezza informatica per contrastare attività cibernetiche dannose che minacciano entrambe le democrazie.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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