Gli informatori: i lati oscuri del contro-terrorismo in USA

Pubblicato il 17 settembre 2018 alle 17:30 in USA e Canada

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Il Federal Bureau of Investigation, l’FBI, è il più grande bacino di intelligence umana degli Stati Uniti che si occupa di sventare la minaccia terroristica in America. Chi sono gli uomini che lavorano in questa rete, da cosa sono spinti e perchè gli Stati Uniti potrebbero non essere al sicuro. Un’unità investigativa del quotidiano qatariano, Al Jazeera, ha realizzato un’inchiesta che racconta i lati più oscuri del contro-terrorismo americano.

Ogni giorno una rete di oltre 15.000 informatori raccolgono dati per l’FBI. Molti di questi, ad oggi, lavorano nelle comunità musulmane statunitensi e sono impiegati in una missione preventiva, implementata a seguito dell’11 settembre, con il fine di prevenire potenziali attacchi terroristici. Per scovare i possibili terroristi, l’FBI addestra gli informatori a comportarsi come membri di al-Qaeda, o di uno dei suoi gruppi affiliati. Con una copertura perfetta e massima libertà di azione gli agenti devono scovare individui potenzialmente pericolosi. L’Unità investigativa di Al Jazeera ha incontrato alcuni degli uomini che hanno spiato le comunità musulmane statunitensi sotto ordine dell’FBI. I giornalisti del quotidiano qatariano hanno rintracciato tre informatori, con metodi e motivazioni differenti, e hanno rivelato alcuni dettagli del loro lavoro sotto copertura per il governo degli Stati Uniti.

Il primo informatore, Elie Assaad, sostiene di aver lavorato per l’FBI e altre agenzie federali per 14 anni. Definito come un criminale violento, Assaad si considera un agente segreto, un uomo al quale il governo americano si è affidato per chiudere casi che altri non erano in grado di portare a termine. Dopo aver tracciato i suoi movimenti per circa un decennio, il giornalista Trevor Aaronson, di Al Jazeera, ha incontrato Assaad in un bar e lo ha convinto a prendere parte a un’intervista formale sul suo lavoro per l’FBI. “Il governo ha perso, ha rovinato tutto, in molti casi. Io vado lì per sistemare la situazione. Questo è il mio lavoro, mi chiamavano The Closer, quello che porta a termine”, ha dichiarato Assaad. Altri hanno una visione molto diversa di lui. “Elie Assaad sa come guadagnarsi da vivere fornendo al governo americano informazioni che il governo vuole sentire. Informazioni non necessariamente veritiere. La verità è negoziabile “, ha affermato Rory McMahon, un investigatore privato che ha lavorato a uno dei casi chiusi da Assaad.

Craig Monteilh, condannato precedentemente per truffa, fu reclutato dall’FBI per controllare alcuni individui all’interno delle moschee nella Contea di Orange, in California. Fece finta di convertirsi all’Islam come parte di un’operazione sotto copertura dell’FBI, dal nome in codice di “Flex”. La strategia di Monteilh si basava su una relazione personale con gli altri fedeli. Li invitava semplicemente ad allenarsi con lui in palestra. Pensava, infatti, che i suoi bersagli avrebbero abbassato la guardia e si sarebbero concessi a maggiori confidenze una volta stremati dall’attività fisica. “Il nome Flex è venuto da me, poiché lavoravo fuori e portavo i giovani musulmani dalle zone a loro familiari, come la moschea, ad una palestra, dove potevano parlare più liberamente e dove venivano registrati”, ha riferito Monteilh.

Darren Griffin, invece, ha prestato servizio in Iraq per l’esercito americano. Quando lasciò l’esercito e tornò a Toledo, nell’Ohio, si perse nell’abuso di droga. A seguito di un litigio con alcuni spacciatori, Griffin è stato assunto come informatore sulla droga, arrivando a guadagnare 800 dollari a settimana, passati dal governo americano. Mentre lavorava per la Drug Enforcement Administration (DEA), avrebbe continuato a usare e vendere le droghe di cui era circondato. Dopo gli attacchi dell’11 settembre, Griffin si trasferì all’FBI. Fece finta di convertirsi all’Islam e disse alla comunità musulmana locale che stava cercando di fare ammenda per ciò che aveva fatto e visto in Iraq. L’FBI aveva dato a Griffin un nome in codice: l’Allenatore. Questo, infatti, insegnava ai giovani uomini musulmani come sparare.

C’è un detto nell’FBI: “Per prendere il diavolo, devi andare all’inferno”. Molti di questi informatori, secondo Al Jazeera, vengono proprio da lì. Mentre l’intelligence dell’FBI cresceva nel decennio successivo agli attacchi dell’11 settembre, i criminali incalliti furono allettati dal libro paga del contro-terrorismo governativo. Il risultato è che molti degli informatori oggi hanno fedine penali impressionanti, che comprendono accuse per reati come stupro e omicidio. L’agente speciale in pensione dell’FBI, Peter Ahearn, ha dichiarato ad Al Jazeera che gli informatori possono essere difficili da gestire. “Ti mentiranno. Stanno sbagliando. Saranno travisati “, ha riferito. “Sai che devi ballare con il diavolo, sì. E non è solo nell’FBI, bastare dare un occhio ad un’agenzia come l’Antidroga”. 

Un prolifico informatore dell’FBI, Shahed Hussain, ha ammesso sotto giuramento di essere fuggito dal Pakistan poiché accusato di omicidio. Un altro, Besnik Bakalli, ha rivelato in tribunale di essere ricercato per aver sparato a un uomo in Albania. La sentenza di quel caso risulta sconosciuta. Un terzo informatore, Robert Childs, era stato condannato per stupro e molestie su minori, sempre secondo i dati del tribunale. Molti altri informatori dell’anti-terrorismo stanno lavorando per l’FBI per alleggerire accuse personali che vanno dal traffico di droga all’abuso domestico. “Li trasformi. Fai in modo che lavorino per te perché hai qualcosa da usare contro di loro”, ha dichiarato Ahearn. 

L’FBI ritiene che le informazioni dall’interno siano strumenti di contro-terrorismo di vitale importanza. Tuttavia, dall’osservazione di molte di queste operazioni sorge spontanea una domanda: i soggetti spiati sono pericolosi o lo diventano solo a seguito dell’aiuto dell’informatore? “In molti di questi casi, gli individui sono spesso giovani, sempre più giovani, spesso con una storia di problemi mentali”, ha dichiarato Karen Greenberg, del Centro di sicurezza nazionale della Fordham Law School. “Il problema è uno: sono i veri terroristi?”. Gli obiettivi delle operazioni sotto copertura dell’FBI raramente coinvolgono attività all’estero e non sono supportate da risorse economiche significative. In alcuni casi, inoltre, i soggetti tenuti sotto controllo sono malati di mente. All’obiettivo di un’operazione a Seattle, Walli Mujahidh, era stato diagnosticato un disturbo schizzo-affettivo, secondo i dati del tribunale. Durante tutto il suo monitoraggio, ha avuto difficoltà a distinguere tra realtà e fantasia.

In un’operazione fuori New York, un informatore dell’FBI ha preso di mira James Cromitie, un dipendente del Wal-Mart con una storia di tentativi di suicidio e di voci nella testa, secondo quanto riporta il tribunale. Cromitie non aveva collegamenti con gruppi di terrorismo internazionale o accesso a nessun tipo di arma. Accettò di unirsi a un complotto, inventato dall’informatore, per bombardare alcune sinagoghe, solo dopo che l’informatore dell’FBI gli offrì 250.000 dollari in ricompensa. Rispondendo alle critiche che suggeriscono le operazioni sotto-copertura non catturano individui effettivamente pericolosi, Peter Ahearn ha dichiarato: “E se in una brutta giornata questi decidono ‘Sì, ne ho avuto abbastanza e sono arrivato davvero al punto di mettere in atto qualcosa’? A quel punto hai informazioni in arrivo. L’FBI dovrebbe ignorare tutto questo? Voglio dire, dovrebbero? No”. 

Gli informatori sono abituati a lavorare in operazioni di contro-terrorismo in incognito basate prevalentemente sulla capacità di un agente di costruire un rapporto intimo con il proprio obiettivo. In alcuni casi, l’FBI usa come informatori uomini d’affari che abbiano avuto esperienza nell’esecuzione di atti di frode. Ognuno dei tre informatori descritti in questo articolo ha condotto differenti operazioni sotto-copertura, con vari gradi di successo. Uno di questi è il caso del Liberty City 7 e si riferisce a un gruppo di uomini di Miami, guidato dall’ex predicatore di strada di Chicago, Narseal Batiste. In tale giro, l’FBI decise di infiltrare un informatore professionista, uno abituato a chiudere operazioni difficili, Elie Assaad. 

Per incastrare il gruppo e ottenere gli arresti, Assaad si presentò come membro di al-Qaeda. Ordinò al gruppo di scattare fotografie di sorveglianza dell’ufficio dell’FBI a North Miami Beach e fornì loro un grande magazzino come quartier generale. La prova principale del caso contro queste persone era un video in cui Assaad convinse Batiste e gli altri a giurare fedeltà ad Al-Qaeda. In cambio, aveva promesso al gruppo 50.000 dollari. Rothschild Augustine, membro di Liberty City 7, è stato condannato a sette anni di carcere per cospirazione e per aver fornito sostegno materiale e risorse ad Al-Qaeda. In un’intervista esclusiva con Al Jazeera, Augustine ha riferito che il gruppo non aveva mai pianificato di commettere attacchi terroristici. “Non c’erano bombe, non c’erano armi, non c’erano mappe e  piani”, ha dichiarato. “Erano solo un mucchio di sciocchezze. Volevamo solo ottenere denaro da questo tizio, perché non credevamo che fosse un terrorista”. ha dichiarato. Rory McMahon, un investigatore per la difesa, ha dichiarato ad Al Jazeera che il caso Liberty City 7 ha incoraggiato l’FBI a continuare la sua campagna di operazioni di contro-terrorismo sotto copertura. “Il caso Liberty City 7 è stato il primo storico caso a suscitare molta attenzione a livello nazionale”, ha affermato. “L’FBI è stato in grado di avere successo in modo tale da incoraggiarli a fabbricare casi e poi annunciare al mondo: ti abbiamo appena salvato da questo gruppo”. 

I risultati, quindi, oltre che inefficienti, appaiono paradossali. A Orange County, in California, Craig Monteilh, il Bodybuilder, appare come un agente fin troppo zelante. Si rivolge costantemente ai membri della comunità musulmana californiana e parla fino allo sfinimento dei conflitti in Medio Oriente. L’approccio eccessivo di Monteilh fece saltare l’operazione segreta dell’FBI. Hussam Ayloush, del Consiglio delle Relazioni Islamico-Americane, ricevette numerose lamentele su Monteilh, definito come un uomo che faceva domande incessanti sulla violenza e sul jihad. “Potrei solo immaginare cosa ci sia nella mente di un informatore che abbiamo mandato a incastrare dei musulmani ed è invece stato denunciato da questi stessi musulmani che sospettavamo”.

In un video pubblicato da Al Jazeera l’informatore Darren Griffin, l’Allenatore, tenta di convincere un uomo dell’Ohio, Mohammad Amawi, a inviare computer ad alcuni jihadisti in Iraq. “Avrebbe attaccato una bomba a se stesso e sarebbe saltato in aria?” si chiede Darren Griffin,”No, perché non ha quel tipo di forza d’animo. Ma ottenere un fucile da cecchino o innescare una detonazione remota, quello penso che lo farebbe di sicuro”. Nel corso di questa operazione verso l’Iraq, Griffin fece amicizia con Amawi, arrivando persino a pagargli l’affitto con i soldi forniti dall’FBI. “Questo è stato il primo di molti favori finanziari che il governo, attraverso Darren Griffin, ha fatto a Mohammad Amawi, fondamentalmente per tenerlo interessato e per farlo parlare”, ha riferito ad Al Jazeera Edward Bryan, avvocato di Mohammad Amawi. I due uomini trascorrevano ore insieme a guardare video violenti su Internet. La copertura di Griffin consisteva in due parti: stava insegnando ad Amawi come sparare con le pistole e lo stava persuadendo a consegnare portatili ad alcuni militanti in Iraq e in Siria.

Nel 2005, la coppia si recò in Giordania per fare visita alla famiglia di Amawi. L’FBI ha finanziato l’intero viaggio. In Giordania, la famiglia di Amawi ha interrogato il figlio sulla possibilità che il suo nuovo amico potesse essere un agente del governo. Amawi avrebbe risposto al fratello: “Sai, non importa se lo sia o no. Io non sto facendo nulla di male”. Amawi è stato riportato negli Stati Uniti nel 2006. È stato condannato per aver tentato di uccidere e mutilare persone al di fuori degli Stati Uniti e ora sta scontando 20 anni di prigione. Suo fratello e altri a Toledo credono che nulla sarebbe successo senza la spinta dell’informatore dell’FBI, Darren Griffin. “Per me, personalmente, è stato incastrato. Senza Griffin, non ci sarebbero stati reati. Voglio assicurarmi che nessuno cada nella stessa situazione, come ha fatto mio fratello “, ha riferito il fratello di Amawi.

L’inchiesta rivela, infine, che l’FBI usa regolarmente leve di ogni tipo per costringere le persone a lavorare come informatori. I reclutatori spesso offrono indulgenze e sconti di pena per reati precedenti agli individui disposti a lavorare per il governo. In alcuni casi, gli agenti dell’FBI avrebbero offerto aiuto per problemi relativi all’immigrazione ad individui intenzionati a fornire informazioni. L’ex agente speciale incaricato dell’FBI nell’Ohio settentrionale, Ted Wasky, ha dichiarato ad Al Jazeera che “l’uso di informatori e testimoni che lavorano pro-attivamente per indagare sui crimini è la base dell’FBI”. “Gli informatori non vengono sempre all’FBI volontariamente”, ha riferito Wasky. “Spesso stanno cercando semplicemente di ripulirsi la fedina penale. Dopo essere stati arrestati, accettano di collaborare più volte per ottenere una sentenza più leggera, o per convincere il giudice di essere pentiti dei propri crimini”. 

Nell’inchiesta di Al Jazeera, Craig Monteilh, il Bodybuilder, delinea il metodo che l’FBI usa per costringere le persone a lavorare per il governo. “L’FBI utilizza un metodo per trasformare una persona in un informatore. Questo metodo è chiamato MICE “, ha dichiarato. “M sta per Money: usare denaro per corromperli. I sta per Io: uso la loro ideologia per trasformarli, in questo caso, sarebbe la religione. C sta per Compromesso: significa che questi posseggono un tipo di informazione che rende vulnerabile quella persona. E è semplicemente ego”. Alla base della sicurezza e dell’anti-terrorismo americano, secondo l’inchiesta di Al Jazeera, non sembra esserci molto altro. Semplicemente ego. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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