Gaza a dieta: Israele contava le calorie per limitare le importazioni alimentari

Pubblicato il 17 settembre 2018 alle 6:02 in Israele Palestina

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Per 3 anni, dal 2007 al 2010, Israele ha organizzato la dieta dei cittadini palestinesi della Striscia di Gaza contandone le calorie, per evitare che fossero malnutriti, regolando di conseguenza l’entrata di derrate alimentari nell’area.

Dal 2007, Israele ha imposto sulla Striscia di Gaza un blocco navale, aereo e terrestre, trasformando l’enclave in una “prigione a cielo aperto”, come l’ha definita The New Arab, dove le necessità di base come cibo, carburante e medicine sono controllate attentamente. Durante i primi 3 anni di embargo, le restrizioni alimentari israeliane erano imposte da un documento, noto come Red Lines, che calcolava il numero minimo di calorie necessarie per prevenire che gli abitanti di Gaza fossero malnutriti.

Il resoconto era stato compilato con il Ministero della Salute israeliano e includeva tabelle volte a calcolare i bisogni alimentari dei cittadini di Gaza in base all’età e al genere, secondo i modelli formulati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Ogni palestinese necessitava precisamente di 2.279 calorie al giorno, pertanto le importazioni nel territorio erano ristrette in base a questi numeri, rendendo altresì latticini, frutta e verdure un lusso. Il documento indicava anche quali prodotti erano proibiti, ossia l’hummus, la carne fresca e il coriandolo. Inoltre, venivano elencati tutti gli alimenti che la Striscia di Gaza riusciva a produrre autonomamente.

In base a questi dati, il resoconto concludeva che Israele avrebbe dovuto permettere a 106 camion di accedere ogni giorno all’area per fornire ai palestinesi la loro “porzione umanitaria giornaliera” di cibo, medicine e altri prodotti. Tuttavia, tra il 2007 e il 2010, gli israeliani avrebbero fatto entrare, in media, solamente 67 camion al giorno.

A maggio del 2010, Israele eliminò le restrizioni alimentari nella Striscia di Gaza ma, ad oggi, continua a limitare le importazioni nell’area. Secondo i dati di VisualizingPalestine, aggiornati al 2017, circa il 40% degli abitanti dell’area soffre ancora la fame a causa del blocco israeliano.

Nel 2018, la morsa di Israele su Gaza è aumentata e nella regione si sta verificando una severa crisi umanitaria. La Striscia di Gaza, che accoglie circa 2 milioni di palestinesi, è affetta da profonda povertà. Le sue infrastrutture vitali stanno collassando a causa del blocco israeliano volto a contenere le minacce alla sicurezza da parte di Hamas. Inoltre, anche l’Egitto mantiene chiuso il suo attraversamento di confine con Gaza. I funzionari delle Nazioni Unite e diversi attivisti per i diritti umani hanno ripetutamente chiesto ad Israele di sollevare l’embargo, facendo appello al deterioramento delle condizioni umanitarie. Anche Hamas stesso ha condannato la decisione israeliana, descrivendola come “un crimine contro il popolo di Gaza” e criticando il silenzio della comunità internazionale. Ultimamente, inoltre gli Stati Uniti hanno deciso di tagliare tutti i fondi destinati al sostegno del popolo palestinese, provocando ulteriori disagi alla già difficile situazione in Palestina.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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