Siria: elezioni locali per la prima volta dal 2011

Pubblicato il 16 settembre 2018 alle 16:46 in Medio Oriente Siria

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I cittadini siriani residenti nelle aree poste sotto il controllo del governo di Damasco stanno votando, domenica 16 settembre, alle prime elezioni locali dal dicembre 2011, anno in cui le proteste antigovernative sfociarono nell’inizio della guerra civile. Oltre 5 milioni di rifugiati e 6 milioni di sfollati interni non potranno votare.

Le cabine elettorali hanno aperto alle 7 del mattino di domenica 16 settembre in tutte le province siriane controllate dal governo di Damasco del presidente Bashar al-Assad, e oltre 40mila candidati hanno iniziato la competizione per aggiudicarsi i 18.478 seggi in seno ai consigli amministrativi locali. La televisione nazionale siriana ha mandato in onda filmati in cui i votanti affluivano alle urne nei pressi della capitale Damasco e nei bastioni governativi costieri di Tartus e Latakia. Discreta è stata l’affluenza anche a Deir el-Zor, la città orientale del Paese interamente riconquistata dalle truppe governative il 3 novembre 2017, dopo 3 anni di violenti combattimenti con i miliziani dello Stato Islamico. Sono state invece escluse dal voto le aree tuttora non controllate dal governo centrale, tra cui le parti della Siria in mano ai curdi nel nord-est e la più grande area posta ancora sotto il controllo dei ribelli, situata a nord-ovest nella provincia di Idlib e popolata da circa 3 milioni di persone.

Nelle elezioni amministrative di quest’anno il numero dei seggi è leggermente aumentato rispetto ai circa 17mila posti delle precedenti elezioni, tenutesi il 12 dicembre 2011, in quanto durante questo lasso di tempo alcuni villaggi minori sono stati promossi a vere e proprie municipalità. I membri del consiglio svolgono un mandato della durata di 4 anni a livello municipale, e sono responsabili soprattutto della fornitura di servizi e altre questioni amministrative. Coloro che verranno eletti in questa tornata avranno probabilmente maggiori responsabilità rispetto ai loro predecessori, in quanto avranno a che fare con le problematiche relative alla ricostruzione del Paese e allo sviluppo urbano dopo la guerra, che affligge la Siria dal 15 marzo 2011.

Stando a quanto ha riportato l’agenzia di stampa francese AFP, per il momento sembra che l’affluenza alle urne sia minore rispetto alle ultime elezioni parlamentari, risalenti al 13 aprile 2016, e presidenziali, le quali si tennero nel Paese il 3 giugno 2014 e sancirono un nuovo mandato settennale per Assad, che in quell’occasione si aggiudicò l’88,7% dei voti.

Una larga maggioranza dei candidati sono membri del partito al potere, Baath, o sono suoi sostenitori, e ciò ha svolto una funzione deterrente per la quale molti cittadini, contrari al governo centrale, si sono rifiutati di andare a votare. “A che serve votare? Cambierà qualcosa? Siamo onesti”, ha commentato Humam, un cittadino di 38 anni che lavora nella capitale del distretto di Mazzeh e che ha preferito restare a casa piuttosto che recarsi alle urne, affermando: “Lo sanno tutti che i risultati sono predestinati a un solo partito, i cui membri vinceranno in un processo che assomiglia più a una nomina dall’alto che a un’elezione”.

Mazen Gharibah, un ricercatore presso la London School of Economics, sostiene la tesi che il governo siriano stia cercando di usare queste elezioni per mandare il messaggio che il Paese si sta indirizzando verso una ripresa e un rilancio: “Queste elezioni sono parte integrante della propaganda del governo siriano, che vuole mostrare un processo di ripresa, vuole far vedere che la comunità si sta rialzando e che il governo di Damasco è ancora un governo funzionante, che sta puntando nella direzione giusta. La seconda ragione dietro l’allestimento delle elezioni è di tipo logistico. Dopo le vaste conquiste militari, gli spostamenti forzati nel Goutha Orientale, ad Aleppo, Deraa, Homs, eccetera, il regima sta cercando di potenziare la sua presenza in queste aree tramite la nomina di membri del consiglio locali”.

Tuttavia, secondo Gharibah, con la legge che proibisce il voto ai siriani sfollati e ai rifugiati, probabilmente l’affluenza alle urne sarà molto scarsa. Lo studioso ha spiegato che la legge delle elezioni politiche in Siria, che è conosciuta come legge N.5 per il 2014, impone il diritto di votare nelle elezioni locali solo presso il distretto nel quale si è nati o nel luogo in cui si è iscritti sui registri civili. Quindi, se per esempio qualcuno è originario di Aleppo ma ha vissuto a Damasco negli ultimi 30 anni, egli non potrà votare per le municipalità di Damasco, e l’unico modo di partecipare a queste elezioni sarebbe recarsi fisicamente presso le cabine elettorali di Aleppo. Con oltre 6 milioni di sfollati interni, è enorme la parte della popolazione che non ha il diritto di voto a meno che non si rechi fisicamente nelle aree di provenienza, e ciò non è possibile per moltissime zone. Inoltre, la legge proibisce anche il voto a distanza o per delega, quindi non possono votare neanche tutti quei rifugiati siriani che vivono al di fuori dei confini nazioni.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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