Turchia: più armi per i ribelli siriani

Pubblicato il 13 settembre 2018 alle 10:36 in Siria Turchia

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La Turchia ha deciso di aumentare le forniture di armi ai ribelli siriani al fine di aiutarli a respingere l’offensiva dell’esercito di Bashar al Assad, prevista nei pressi del confine nordoccidentale. Nonostante ciò, sembra che l’assalto pianificato su Idlib sia stato sospeso, per essere rinviato in data da definirsi.

Il posticipo dell’offensiva, secondo quanto riporta The New Arab, potrebbe essere dovuto a diversi fattori. Uno di questi è legato alla possibilità che Damasco, Mosca e Teheran abbiano realizzato che le loro forze avrebbero dovuto affrontare una resistenza più forte del previsto ad Idlib. Un’altra possibilità è invece che la resistenza e l’opposizione della Turchia abbiano giocato un ruolo importante, dal momento che Ankara è parte integrante del processo di pace di Astana, sponsorizzato da Russia e Iran.

Oltre a ciò, è importante notare che la Turchia ha deciso di sostenere i ribelli dell’opposizione siriana in caso di attacco, non solo aumentando la fornitura di armi, ma anche mettendo inoltre a disposizione dei contingenti del Free Syrian Army (FSA) le Euphrates Shield Forces, sponsorizzate da Ankara. Tra le armi spedite ad Idlib, ci sarebbero anche dei missili Grad, noti anche come BM-21, i più importanti lanciarazzi d’artiglieria moderna. Secondo fonti della FSA, i rifornimenti in questione, i quali includono sia armi che munizioni, permetteranno alla battaglia di protrarsi, garantendo che le scorte non siano prosciugate in una guerra di logoramento.

Nella provincia nordoccidentale di Idlib , la Turchia ha cercato di instaurare una forza ribelle unificata, nota come Fronte Nazionale per Liberazione, la quale è allineata con la FSA e conta circa 30.000 combattenti. In questo contesto, Ankara ha cercato ripetutamente di isolare le forze ribelli moderate dalle organizzazioni jihadiste, come Hayat Tahrir al-Sham, nonostante ciò la proposta di dissociarsi dall’ideologia e unirsi al nuovo movimento non ha avuto successo.

L’offensiva prevista su Idlib non è ancora iniziata, tuttavia alcuni rapporti suggeriscono che la Russia abbia deciso di dare più tempo alla Turchia per separare gli “estremisti” dai “moderati” presenti nella provincia nordoccidentale. In seguito al fallimento di venerdì 7 settembre, quando Ankara, Teheran e Mosca non sono riuscite a raggiungere un accordo per il cessate il fuoco, gli aerei da guerra russi e siriani hanno ripreso la loro campagna di bombardamenti. Alla luce di ciò, i ribelli siriani stanziati nel nord-ovest del Paese si sono detti pronti a combattere.

Il governatorato di Idlib fa parte delle zone cuscinetto stabilite dal quarto round dei negoziati di Astana, svoltosi nella capitale del Kazakistan il 3 e il 4 maggio 2017. In tale occasione, la Turchia aveva stabilito, in accordo con Russia e Iran, che la provincia sarebbe stata una zona di de-escalation e ciò avrebbe permesso ad Ankara di inviare alcune unità del proprio esercito per erigere una serie di punti di osservazione lungo la linea di confine tra ribelli e le proprie forze armate. Tuttavia, nelle condizioni attuali, la presenza turca rappresenta una minaccia, in quanto, in caso di un attacco da parte del governo siriano, la situazione potrebbe degenerare innescando anche una crisi con la Turchia, in assenza di un accordo politico.

Finora, la guerra civile siriana, scoppiata il 15 marzo 2011, ha causato la morte di oltre mezzo milione di persone e ha spinto 11 milioni di civili ad abbandonare il Paese in cerca di riparo; di questi, circa 3,5 milioni sono stati accolti da Ankara.

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Alice Bellante

di Redazione

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