Haftar minaccia una guerra contro l’Algeria

Pubblicato il 12 settembre 2018 alle 13:28 in Algeria Libia

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Il generale Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk e capo dell’Esercito Nazionale libico, ha minacciato di iniziare una guerra contro l’Algeria. Nel corso di un incontro televisivo, Haftar ha riferito che, se il Paese vicino continuerà a violare la sovranità dei territori libici, ordinerà allora al proprio esercito di muovere una guerra. “Non possiamo permettere a nessuno di violare la sovranità libica. L’Algeria, ogni volta che ha l’occasione, sconfina nei nostri territori”, ha spiegato il generale libico, aggiungendo di aver inviato il generale Abdelkarim ad Algeri per riferire che tali comportamenti non saranno più tollerati. Non è la prima volta che Haftar rivolge un’accusa diretta all’Algeria, definita in passato “un nemico della Libia” perché volta a controllare le sue risorse.

Da parte sua, l’Algeria ha più volte porto le sue scuse alle autorità libiche, riferendo di non essere a conoscenza degli incidenti citati e assicurando altresì che non si sarebbero verificati episodi simili in futuro. Tuttavia, in seguito alle ultime affermazione di Haftar, è dilagato sui social media lo scontento generale degli algerini, che hanno respinto le indiscrezioni del generale.

Il Consiglio presidenziale di Tripoli ha porto le sue scuse all’Algeria per i commenti di Haftar, definendoli “irresponsabili”. Il ministro degli esteri libico, Mohammed Siyala, ha riferito all’omologo algerino, Abdelkader Massahel, che la Libia vuole mantenere relazioni amichevole e forti con l’Algeria.

Secondo i media algerini, così facendo, Haftar vuole sfidare l’impegno dell’Algeria nel porre fine alla crisi libica. Dallo scoppio della rivoluzione in Libia nel febbraio 2011 e dal successivo rovesciamento di Muammar Gheddafi, avvenuto nell’ottobre dello stesso anno per mano della NATO, l’Algeria ha cercato di porsi come mediatore, preferendo non intervenire.

Come spiega l’Atlantic Council, due fattori limitano l’influenza algerina in Libia. Il primo è che gli articoli 26 e 28 della Costituzione algerina impongono l’impegno diplomatico, il supporto internazionale e il rispetto della legittima sovranità di altri Stati. In linea con tale politica del non-intervento, l’Algeria ha così rispettato i negoziati diretti dall’Onu in Libia, opponendosi a qualsiasi interferenza straniera. Il secondo fattore che limita l’influenza dell’Algeria sul Paese vicino è costituito dal fatto che le doti politiche ed economiche algerine, un tempo molto forti, adesso sono più instabili. Per lungo tempo, l’Algeria ha goduto di prestigio diplomatico per aver giocato un ruolo chiave nelle negoziazioni della crisi degli ostaggi a Teheran nel novembre 1979. Il 4 novembre di quell’anno, studenti rivoluzionari fecero irruzione nell’ambasciata statunitense, prendendo in ostaggio 69 persone. Dopo alcuni giorni, 17 vennero liberate, mentre le restanti 52 rimasero prigioniere dei sequestratori. Tale crisi diplomatica tra USA e Iran terminò con la liberazione di tutti gli ostaggi grazie a un accordo mediato dall’Algeria, firmato il 19 gennaio 1981 ad Algeri, in cambio dello scongelamento dei fondi iraniani depositati presso banche americane che erano stati bloccati all’indomani dello scoppio della crisi, e della riaffermazione del principio di non ingerenza.

Ad oggi, tale prestigio diplomatico è venuto meno, in quanto l’Algeria sta affrontando problemi interni che limitano la sua capacità di impegnarsi a risolvere la crisi libica. In primo luogo, il presidente algerino, Abdelaziz Bouteflika, in carica dal 15 aprile 1999, è entrato nell’ultimo anno del proprio mandato e versa in pessime condizioni di salute. Nonostante abbia dichiarato di volersi ripresentare alle elezioni del prossimo marzo, le autorità algerine sono preoccupare riguardo alla sua capacità di rimanere alla guida del Paese e, al momento, non è stato elaborato ancora alcun piano di successione. In secondo luogo, la stabilità del Paese è messa alla prova anche dai problemi economici, tra cui i minori guadagni del governo per via dell’abbassamento del prezzo del petrolio.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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