Siria: la peggiore crisi umanitaria del XXI secolo

Pubblicato il 11 settembre 2018 alle 17:14 in Siria Turchia

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Il sottosegretario per gli affari umanitari e coordinatore delle emergenze per le Nazioni Unite, Mark Lowcock, lunedì 10 settembre, ha avvertito la comunità internazionale che un’offensiva del regime siriano nella provincia di Idlib potrebbe innescare la peggiore crisi umanitaria del XXI secolo. Lowcock ha poi aggiunto che un assalto delle forze del presidente siriano, Bashar al Assad, alla provincia nordoccidentale porterebbe un numero enorme di morti tra i civili e potrebbe causare la più grande perdita di vite umane del secolo.

La provincia siriana di Idlib e i luoghi circostanti rappresentano la più grande enclave rimasta nelle mani dei ribelli che si oppongono al regime del presidente Assad, sostenuto diplomaticamente e militarmente dalla Russia. La provincia siriana ospita però, al contempo, anche numerosi civili, e in misura minore alcuni jihadisti rifugiatisi lì in seguito al crollo del califfato islamico. Una fonte non chiaramente identificata, il 30 agosto, aveva riferito all’agenzia di stampa Reuters che il governo di Damasco si stava preparando a lanciare un’offensiva “a fasi” per riconquistare la zona. 

Idlib, attualmente, ospita circa 3 milioni di persone, circa la metà dei quali sono rifugiati costretti a lasciare altre zone della Siria in seguito alle offensive di Assad. Un attacco a pieno titolo su Idlib sradicherebbe nuovamente circa 800.000 persone, causando grossi problemi alle agenzie di soccorso, secondo le Nazioni Unite. Già il 4 settembre, alcuni aerei da guerra russi hanno ripreso ad attaccare la provincia siriana, dopo un un’interruzione delle offensive durata 22 giorni, segnando il preludio di un possibile assalto secondo Reuters. Vittime della ripresa delle offensive sono più di 300.000 persone costrette ad abbandonare le loro case, in corrispondenza del riavvio dei bombardamenti.

In seguito al fallimento di venerdì 7 settembre, quando Ankara, Teheran e Mosca non sono riuscite a raggingere un accordo per il cessate il fuoco, gli aerei da guerra russi e siriani hanno ripreso la loro campagna di bombardamenti. Alla luce di ciò, i ribelli siriani stanziati nel nord-ovest del Paese si sono detti pronti a combattere. Nonostante ciò, è importante notare che essi fanno grande affidamento sulla loro vicina alleata, Turchia, la quale dovrebbe aiutarli ad impedire l’offensiva guidata dal presidente, Bashar al Assad.

Idlib e dintorni sono ora l’unica area in attiva opposizione armata. I ribelli sostenuti da Ankara, però, detengono anche una zona adiacente alla provincia in territorio siriano, più precisamente nei pressi del confine con la Turchia. In tale area, Ankara li aiutati a creare una vera e propria amministrazione locale, ad oggi rimasta lontana dai combattimenti.

I ribelli stanziati ad Idlib sostengono di non avere altra scelta se non combattere fino alla fine. Alla luce di ciò è importante notare che le fazioni dell’opposizione, le quali combattono sotto lo stendardo del Free Syrian Army, sono stati a lungo in disaccordo con le componenti jihadiste che dominano gran parte di Idlib. Il più potente gruppo jihadista della provincia è l’alleanza Tahrir al-Sham, guidata dall’ex affiliata siriana di al Qaeda, precedentemente nota come Fronte Nusra. Nonostante i contrasti tra i 2 gruppi, le forze dell’opposizione, appartenenti sia a Tahrir al-Sham, sia al FSA, hanno affermato di aver accantonato le loro dispute per fronteggiare il nemico comune: Assad. A tal fine, la Free Syrian Army ha inoltre accelerato la formazione di nuove reclute da inviare in prima linea.

In questo contesto, la Russia, da parte sua, ha dichiarato che non ci sono opzioni per il nord-ovest della Siria. L’unica alternativa di Mosca è sradicare Fronte Nusra e ripulire l’intera area, definita un “nido di terroristi” e “un ascesso infettato” bisognoso di essere purificato. Anche la Turchia, insieme alle Nazioni Unte, ha classificato Tahrir al-Sham come un gruppo terroristico. Tuttavia, Ankara afferma che in qualsiasi azione occorre distinguere tra civili e terroristi, altrimenti un attacco indistinto causerebbe un massacro.

Il governatorato di Idlib fa parte delle zone cuscinetto stabilite dal quarto round dei negoziati di Astana, svoltosi nella capitale del Kazakistan il 3 e il 4 maggio 2017. In tale occasione, la Turchia aveva stabilito, in accrodo con Russia e Iran, che la provincia sarebbe stata una zona di de-escalation e ciò avrebbe permesso ad Ankara di invire alcune unità del proprio esercito per erigere una serie di punti di osservazione lungo la linea di confine tra ribelli e le proprie forze armate. Tuttavia, nelle condizioni attuali, la presenza turca rappresenta una minaccia, in quanto, in caso di un attacco da parte del governo siriano, la situazione potrebbe degenerare innescando anche una crisi con la Turchia, in assenza di un accordo politico.

Finora, la guerra civile siriana, scoppiata il 15 marzo 2011, ha causato la morte di oltre mezzo milione di persone e ha spinto 11 milioni di civili ad abbandonare il Paese in cerca di riparo; di questi, circa 3,5 milioni sono stati accolti da Ankara.

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Alice Bellante

di Redazione

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