L’Iraq non può ricostruirsi da solo

Pubblicato il 11 settembre 2018 alle 14:14 in Emirati Arabi Uniti Iraq

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Il ministro della Cultura iracheno, Fariyaad Rawandizi, ha dichiarato che il proprio Paese, devastato dalla guerra contro l’ISIS, non ha capacità di ricostruire le città distrutte e di supportare i milioni di persone dislocate, senza un grande sostegno della comunità internazionale. Tali dichiarazioni sono arrivate in occasione di una conferenza dell’UNESCO, tenutasi a Parigi, il 10 settembre, sulla ricostruzione della città settentrionale di Mosul.

Sono numerose le città irachene ridotte in macerie durante l’occupazione dello Stato Islamico, durata 3 anni. Secondo quanto riportato dal ministro Rawandizi, i danni inflitti alla città di Mosul e ai siti archeologici circostanti sono enormi, da ciò ne consegue che sarà necessaria una cooperazione nazionale e internazionale tra l’Iraq, l’UNESCO e altre organizzazioni dedicate alla ricostruzione di siti archeologici.

Sono più di 40.000 le case distrutte in tutto il Paese e più di 700.000 le persone senza dimora, secondo le stime delle Nazioni Unite. Proprio alla luce di ciò, Rawandizi ha dichiarato che l’Iraq ha bisogno di sostegno finanziario internazionale, aggiungendo che solo a Mosul serviranno circa 2 miliardi di dollari in aiuti alla ricostruzione, per sbloccare le strade e ricostruire le case. “La città è un simbolo vivente per l’identità degli iracheni; è ricca di patrimonio, non solo in termini commerciali ma anche in quanto cuore della cultura e della civiltà, nel Medio Oriente e nel mondo” ha affermato il ministro.

Le forze governative hanno combattuto per quasi 9 mesi al fine di riacquisire il controllo dell’iconica città irachena, catturata dall’ISIS tra il 4 e il 10 giugno 2014, e riconquistata con l’ausilio di attacchi aerei della coalizione guidata dagli Stati Uniti, il 9 luglio 2017. Rawandizi ha sottolineato che nonostante il primo ministro iracheno, Haider al Abadi, abbia dichiarato la vittoria contro lo Stato Islamico, 5 mesi dopo, il 9 dicembre 2017, l’organizzazione terroristica ha ancora diverse cellule intorno a Mosul, nel sud di Kirkuk e Anbar.

Nel luglio 2014, il leader dell’ISIS, Abu Bakr al Baghdadi, aveva dichiarato il califfato transazionale tra Siria e Iraq proprio nella Grande Moschea di al Nuri. Il luogo in questione, insieme al suo minareto pendente, è attualmente in ristrutturazione, grazie ad un progetto dell’UNESCO, finanziato con 50,4 milioni di dollari degli Emirati Arabi Uniti. Il ministro della cultura emiratino, Noura al Kaabi, ha altresì dichiarato che Abu Dhabi sarà a capo di 2 comitati per sostenere il progetto con la collaborazione del Ministero della Cultura iracheno e l’Iraq Sunni Endowment. Il primo incontro dei comitati si terrà ad Abu Dhabi giovedì 13 settembre. A tal proposito, il ministro al Kaabi ha sottolineato l’importanza del ruolo che i giovani iracheni avranno nel progetto, evidenziando che la nuova generazione è un elemento chiave per la ricostruzione quinquennale della città.

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Alice Bellante

di Redazione

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