Incontro tra Moavero e Haftar a Bengasi

Pubblicato il 11 settembre 2018 alle 11:12 in Italia Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il ministro degli Affari Esteri, Enzo Moavero, ha incontrato il generale Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk e capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) a Bengasi, lunedì 10 settembre. Un comunicato ufficiale del Ministero degli Affari esteri informa che i due hanno intrattenuto un colloquio cordiale, “in un clima di consolidata fiducia”, al fine di rilanciare i rapporti con l’Italia. Haftar e Moavero hanno confermato il proprio impegno per una Libia unita e stabile.

Nello specifico, Moavero ha attribuito grande importanza al mantienimelo di un dialogo attivo con tutti gli attori interessati al futuro della Libia, con una leale amicizia, nell’interesse del popolo e della sua piena autodeterminazione. A suo avviso, i cittadini libici devono essere messi in grado di esercitare la propria sovranità e di decidere il proprio destino. Il percorso politico avviato, inoltre, deve essere portato a termine attraverso elezioni ordinate e trasparenti, in condizioni di adeguata sicurezza.

Da parte sua, Haftar ha espresso il proprio apprezzamento verso l’impegno italiano, ritenuto imprescindibile per la Libia, grazie alle numerose iniziative. Il generale, inoltre, ha affermato di essere pronto a dare il proprio contributo per migliorare la sicurezza del Paese, per il bene di tutti i cittadini. A suo avviso, il processo di riconciliazione nazionale, nel rispetto del piano dell’Onu, potrà fare un passo avanti in occasione della conferenza per la Libia che l’Italia ha accettato di ospitare a novembre.

Durante il colloquio, Moavero e Haftar hanno affrontato altri temi di interesse comune, come la collaborazione in campo umanitario, il contrasto al terrorismo e ai trafficanti di ogni tipo. Tale incontro, avvenuto nel quartier generale di Haftar a Sud di Bengasi, è avvenuto dopo che il generale della LNA aveva rilasciato alcuni commenti contro l’Italia, definendo gli italiani “nemici della Libia”. Inoltre, Haftar si era detto pronto ad avanzare verso Tripoli, se non verrà liberata “fagli sfruttatori”, riferendosi alle milizie rivali che sin sono scontrate nel corso delle settimane passate nella capitale libica, causando la morte di oltre 60 persone.

L’Italia è il principale sostenitore del governo di Tripoli, capeggiato dal premier Fayez Serraj, e appoggiato dall’Onu. Tuttavia, tale governo non è stato in grado di formare un esercito nazionale, non riuscendo ad integrare negli apparati di sicurezza ufficiali i membri dei vari gruppi armati presenti nel Paese nordafricano. La capitale è stata scossa da violenze dal 26 agosto scorso, quando due coalizioni di milizie rivali hanno cominciato a scontrarsi per ottenere il controllo del territorio. Il 4 settembre, l’Onu ha indetto un cessate il fuoco, concordato dalle parti coinvolte, per porre fine alle offensive. Nel frattempo, il 10 settembre, uomini armati, probabilmente dell’ISIS, hanno preso d’assalto la sede della Libyan National Corporation (NOC), la compagnia petrolifera libica, causando la morte di 2 persone e il ferimento di molte altre.

Prima di Moavero, nel settembre 2017, Haftar aveva incontrato l’ex ministro dell’Interno, Marco Minniti, e l’ex ministro della Difesa, Roberta Pinotti. Il primi di settembre, Minniti si era recato a Bengasi, dove ha colloquiato con Haftar in merito alla situazione in Libia e alla questione migratoria. Successivamente, alla fine del mese, Haftar è giunto in visita in Italia, la prima ufficiale, dove ha partecipato ad un meeting con Pinotti, Minniti e il capo dei servizi segreti, Alessandro Pansa.

Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato dall’intervento della NATO, nell’ottobre 2011, la Libia non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Tra il 2012 e il 2014, il Paese è giunto nuovamente sull’orlo di una guerra civile, che ha portato alla formazione di due governi rivali, uno insediato a Tripoli e uno a Tobruk. Il 17 settembre 2015, l’accordo di Skhirat ha dato vita al Governo di Accordo Nazionale (GNA), con a capo Serraj, che avrebbe dovuto unificare il panorama politico libico. Tuttavia, gli altri due governi non l’hanno mai riconosciuto, così che Serraj è riuscito ad insediarsi a Tripoli soltanto il 30 marzo 2016 e, da allora, le autorità libiche continuano ad essere divise in due governi: quello stanziato a Tripoli e guidato da Serraj, appoggiato dall’Onu, e quello di Tobruk, appoggiato da Russia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Francia.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.