Egitto: uccisi 11 islamisti nella Pensola del Sinai

Pubblicato il 11 settembre 2018 alle 7:13 in Africa Egitto

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le forze di sicurezza egiziane hanno ucciso 11 sospettati jihadisti nella penisola del Sinai nell’ambito della campagna contro i militanti islamisti dell’area. Secondo quanto riportato dalle forze di sicurezza, i terroristi sono morti nel corso di uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza egiziane, presso una stazione petrolifera abbandonata ad El-Arish, la capitale del Nord del Sinai. Ad avviso degli ufficiali, i militanti stavano preparando un attentato.

La campagna nel Sinai, chiamata Comprehensive Operation – Sinai 2018, è stata lanciata il 9 febbraio scorso dal governo egiziano, con l’obiettivo di abbattere i ribelli islamisti insieme a tutte le altre attività criminali che mettono in pericolo la sicurezza e la stabilità del Paese. Nonostante il presidente Abdel Fattah al-Sisi avesse promesso che l’operazione “si sarebbe conclusa il prima possibile”, gli scontri continuano a verificarsi nella penisola. Tuttavia, le iniziative stanno avendo successo, permettendo di distruggere grandi quantità di infrastrutture e materiale militare appartenenti ai terroristi. Dallo scorso febbraio ad oggi, le forze di sicurezza hanno contato la morte di circa 300 terroristi e di almeno 35 soldati.

Il 28 agosto, il governo del Cairo ha annunciato l’investimento di circa 275 miliardi di dollari per avviare una serie di progetti di sviluppo nel Sinai, entro il 2022. Tale piano, spiega al-Monitor, fa parte degli sforzi per contrastare la presenza islamista nella regione, al fine di accrescere la sicurezza e migliorare la vita dei residenti. Nel corso dell’annuncio, il ministro della pianificazione, Hala el-Saeed, ha chiarito che il governo egiziano ha intenzione di:

  • stabilire allevamenti ittici per un’area di oltre 16 acri, in prossimità dell’area del Canale di Suez;
  • costruire un lago naturale;
  • edificare una zona industriale presso il porto di Said,
  • costruire circa 10 strade per una lunghezza totale di 1.339 km che attraversino l’intero territorio;
  • stabilire un certo numero di unità residenziali, 15 ospedali, 53 scuole, un’università e un istituto educativo.

Esperti di economia e sicurezza hanno lodato tale piano, sostenendo che aiuterebbe lo Stato egiziano a creare una comunità urbanizzata in un’area che è particolarmente turbolenta, beneficiando anche alla lotta contro il terrorismo. Come ha spiegato Hassan el-Haywan, economista e professore alla Ain Shams University, tali progetti hanno un grande significato in termini di sicurezza, in quanto la creazione di nuovi posti di lavoro, oltre a favorire lo sviluppo, è un’arma efficace contro il terrorismo.

La sconfitta definitiva degli islamisti e il ripristino della sicurezza dell’Egitto dopo anni di violenze e tensioni hanno rappresentato i pilastri della presidenza di al-Sisi che, il 26 marzo 2018, è stato rieletto con il 97% dei voti, sbaragliando i candidati dell’opposizione. Il leader egiziano ha così prestato giuramento davanti al Parlamento, lo scorso 2 giugno, assumendo il suo secondo mandato quadriennale. I suoi oppositori denunciano la sua rigida politica di intolleranza e repressione nei confronti del dissenso, avviata dall’inizio della presidenza, mentre i suoi sostenitori affermano che tali misure sono necessarie per riportare il Paese alla stabilità.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.