Moldavia: aggiornamenti sull’espulsione dei sette cittadini turchi

Pubblicato il 10 settembre 2018 alle 12:04 in Balcani Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Governo moldavo ha convocato i vertici dei Servizi di Sicurezza e Intelligence (SIS) in seguito alla detenzione e all’espulsione di sette cittadini turchi, avvenuta giovedì 6 settembre, per un’udienza parlamentare, ma non mancano le polemiche, sollevate da vari analisti, circa il suo coinvolgimento negli eventi. La convocazione è stata emessa dal Primo Ministro, Pavel Filip, e dal Presidente del Parlamento, Adrian Candu, entrambi membri del Partito Democratico moldavo. Il Governo ha chiesto ai servizi di intelligence di fornire ulteriori informazioni sulle dinamiche dell’espulsione di sette cittadini turchi che avevano chiesto asilo politico a Chisinau, sostenendo che, in patria, sarebbero stati soggetti a persecuzioni. Gli eventi erano stati fortemente criticati da Amnesty International, che aveva affermato che le autorità moldave, che avrebbero dovuto garantire protezione ai richiedenti asilo, garantendogli protezione dal rimpatrio forzato, “hanno scelto di fare il contrario e deportarli all’istante”, ignorando, in questo modo “i loro obblighi internazionali in materia di diritti umani”.

È proprio sul rispetto dei diritti umani che il Governo ha intenzione di fare luce con l’udienza parlamentare, come si può evincere dalle parole di Candu, che ha dichiarato: “è molto importante assicurarsi che i diritti umani, così come le norme nazionali ed internazionali, siano stati rispettati”. Ad aderire all’iniziativa è stato anche il Presidente del Paese, Igor Dodon, che venerdì 7 settembre ha chiesto ai servizi di intelligence di fornire delle prove.

Il Presidente Dodon, all’indomani dei rimpatri, ha accusato la stampa ed i gruppi in difesa dei diritti umani, di aver usato un doppio standard nel giudicare l’accaduto. In un post su Facebook, citato da Balkan Insight, Dodon, facendo un parallelo tra la recente espulsione dei sette cittadini turchi a quella dei diplomatici russi avvenuta su richiesta di Londra, ha sottolineato che, successivamente alla seconda, con cui “il Governo ha soddisfatto i requisiti degli occidentali,  la stampa era rimasta silenziosa, o aveva addirittura applaudito”.

Tuttavia, nonostante le convocazioni e l’organizzazione di un’udienza parlamentare, non mancano le polemiche circa la volontà del Governo di fare chiarezza sull’accaduto. Il quotidiano Balkan Insight riporta che alcuni analisti politici hanno sostenuto che “i maggiori funzionari moldavi erano al corrente già da tempo delle richieste, provenienti dal regime turco, di consegnare i cosiddetti Gulenisti”. L’analista Igor Munteanu, Presidente del consiglio di amministrazione di uni dei più antichi think-tank della Moldavia, ovvero l’Institute for Development and Social Initiatives. Monteanu ha in un post su Facebook, citato da Balkan Insight ha provocatoriamente chiesto: “Il Parlamento ed il Governo hanno chiesto al SIS di giustificare la decisione di estradizione? Da quando i Servizi di Sicurezza ed Intelligence hanno agito da soli?”, sottolineando che il SIS agisce su ordini politici. Inoltre, il quotidiano balcanico riporta che Monteanu ha accusato la Moldavia di “ripagare gli investimenti del leader turco” riferendosi all’accordo tra Ankara e Chisinau, secondo cui la prima si sarebbe impegnata a finanziare la riparazione del palazzo presidenziale moldavo, che è stato preso d’assalto durante le proteste di piazza dell’aprile 2009.

Amnesty International non è stata l’unica voce autorevole a ricordare a Chisinau l’importanza del rispetto dei diritti umani. Anche l’Unione Europea, di cui la Moldavia ambisce a far parte, si è espressa in tal senso, attraverso i membri delle sue istituzioni. Da una parte, Johannes Hahn, il Commissario europeo per la politica di vicinato e di allargamento, ha dichiarato, con un tweet: “Mi aspetto che il Governo di Chisinau e tutte le autorità rispettino lo stato di diritto e tutte le procedure giudiziarie stabilite”. Allo stesso modo, un gruppo di sette membri del Parlamento Europeo ha indirizzato una lettera al Governo Moldavo, invitandolo a “fermare immediatamente le estradizioni abusive”.

I sette cittadini turchi erano insegnanti e funzionari della catena di scuole superiori collegate a Fetullah Gulen, predicatore musulmano e politologo, precedentemente esiliato dalla sua patria, la Turchia. Gli studenti hanno lanciato una campagna online in difesa dei loro professori, caratterizzata dallo slogan “insegnanti, non terroristi!”.

Il giorno in cui hanno avuto luogo in rimpatri, Balkan Insight aveva riferito che i media di Ankara vicini al Governo avevano riportato che i servizi di intelligence turchi avessero partecipato alle operazioni. Anche Marie Struthers, Direttore di Amnesty International per l’Europa dell’Est e l’Asia Centrale, aveva dichiarato che a suo avviso, “gli arresti seguono il modello delle rappresaglie politiche indirizzate contro i cittadini turchi residenti all’estero da parte del Governo sempre più repressivo di Recep Tayyip Erdogan”.  Inoltre, Balkan Insight ha riportato che Ankara ha promesso di rintracciare e portare a casa persone che ritiene collegate al predicatore musulmano Gulen, che il Governo ritiene responsabile di un fallito colpo di Stato in Turchia, nel 2016. Inoltre, Ankara sembra aver messo pressione ai Paesi dei Balcani, cercando di spingerli a chiudere qualsiasi istituzione educativa o di beneficenza collegata a Gulen.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Cristina Lipari

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.