Haftar contro l’Italia: “Gli italiani sono i nemici della Libia”

Pubblicato il 10 settembre 2018 alle 10:27 in Italia Libia

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Il generale Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk e capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), ha rivolto una polemica frontale nei confronti dell’Italia, definendo gli italiani “nemici”, e minacciando di avanzare verso Tripoli. “Non siamo soli in questo mondo. Si, possiamo sederci e concordare su cosa è più favorevole per la Libia, ma adesso abbiamo raggiunto uno stato di adorazione quando sentiamo libici che parlano per conto dell’Italia che, invece, è un nemico”, ha scritto il generale libico su Twitter. A suo avviso, Tripoli deve essere liberata, senza rimanere in mano di sfruttatori.

L’Italia è uno dei principali sostenitori del governo di Tripoli e del suo premier, Fayez Serraj, rivale di Haftar. Come spiega il quotidiano The New Arab, dal momento che le autorità della capitale non sono state in grado di formare un esercito regolare ed efficiente, hanno dovuto ricorrere alle milizie armate per cercare di difendere il proprio territorio che, dal 26 agosto, è in preda a scontri tra gruppi rivali, che hanno causato la morte di 63 persone e il ferimento di altre 159.

Il 4 settembre, sotto la guida della missione dell’Onu in Libia (UNISMIL), è stato raggiunto un cessate il fuoco. Successivamente, nella giornata di domenica 9 settembre, la UNISMIL ha reso noto che le milizie rivali libiche coinvolte negli scontri a Tripoli hanno concordato di rispettare e consolidare tale misura. La decisione è stata presa nel corso di un incontro organizzato dalla UNISMIL domenica 9 settembre, presso al-Zawiya, durante il quale i gruppi armati hanno deciso di implementare la sospensione delle violenze. Al meeting erano presenti rappresentanti del Consiglio presidenziale di Tripoli, comandanti militari, ufficiali dell’apparato di sicurezza libico ed esponenti dei gruppi armati attivi a Tripoli. Secondo quanto riportato dalla UNISMIL, le parti coinvolte hanno concordato di attuare meccanismi di controllo per:

  • verificare che il cessate il fuoco sia effettivamente rispettato;
  • sviluppare un piano per il ritiro dei gruppi armati dai punti critici della capitale, come le infrastrutture e le istituzioni sovranazionali;
  • assicurare il corretto funzionamento della sicurezza a Tripoli, facendola gestire soltanto alla polizia e all’esercito.

Durante un incontro tra i diversi attori libici a Parigi, il 29 maggio scorso, era stata concordata l’organizzazione di nuove elezioni in Libia il prossimo 10 dicembre. La Francia, che è la principale sostenitrice di tale decisione, ritiene che il Paese nordafricano sia pronto ad andare al voto. Dall’altra parte, l’Italia, invece, sostiene che la Libia non sia ancora abbastanza stabile e che i suoi cittadini dovrebbero decidere la data delle prossime elezioni. Italia e Francia sono in competizione per estendere la propria influenza sul Paese nordafricano che, pur essendo diviso e devastato dalla guerra, è ricco di petrolio e gas. Roma ha stretti rapporti con le autorità di Tripoli ed è l’unico Stato occidentale ad aver riaperto la propria ambasciata nella capitale libica, mentre la Francia è più vicina ad Haftar e, quindi, al governo di Tobruk.

Nel corso del 2017, l’Italia si è avvicinata molto a Tripoli. Dall’inizio dell’anno passato, Roma, sostenuta dall’Unione Europea e sotto la guida dell’ex ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha concluso una serie di accordi in ambito migratorio con il governo di Tripoli, dal momento che il Paese nordafricano, ormai da anni, costituiva il principale porto di partenza delle imbarcazioni dei trafficanti di esseri umani. Tra gli accordi ricordiamo quello del 2 febbraio 200, nell’ambito del quale l’Italia ha stanziato 200 milioni di euro per avviare la collaborazione tra i due Paesi, e quello del 30 agosto dello stesso anno, in cui Roma ha accettato di addestrare 1.000 ufficiali della marina libica, al fine di rendere la Guardia Costiera locale più autonoma nelle operazioni in mare. Ne è conseguito che, dal luglio 2017, gli sbarchi sono iniziati a diminuire gradualmente. Dall’inizio del 2018 a oggi, in Italia è sbarcato circa l’80% di migranti in meno rispetto allo stesso periodo del 2017.

Da quando Salvini è divenuto ministro dell’Interno, il primo giugno scorso, oltre ad aver chiuso i porti italiani alle missioni straniere ed europee che soccorrevano i migranti nel Mediterraneo, il 2 luglio ha avviato un piano con la Libia, denominato “Piano Salvini”, per fornire ulteriore supporto alla Guardia Costiera libica. Pochi giorni dopo, Salvini ha altresì proposto di eliminare l’embargo internazionale sulle armi in Libia, per permettere al Paese nordafricano di acquistare i mezzi necessari per le operazioni di controllo in mare e l’equipaggiamento necessario alla polizia per tenere in sicurezza in territorio. In merito ai recenti scontri a Tripoli, Salvini ha escluso un intervento militare da parte dell’Italia, in quanto, a suo avviso, non risolverebbe alcun problema. “L’Italia dovrebbe aspirare alla pace e alla stabilità dell’area mediterranea, per questo l’intervento straniero sarebbe solo un atto per interesse economico che non porterebbe ad una soluzione”, ha spiegato il ministro.

Da quando il regime dittatoriale di Muammar Gheddafi è stato rovesciato, nell’ottobre 2011, il Paese nordafricano non è mai riuscito a compiere una transazione democratica. Il potere politico è attualmente diviso in due governi: il primo a Tripoli, appoggiato dall’Onu e dall’Italia; il secondo a Tobruk, sostenuto da Russia ed Egitto. I trafficanti di esseri umani, i gruppi terroristici e ele milizie armate, ormai da anni, stanno traendo vantaggio da questa situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, e che la sicurezza del Paese è quali inesistente.

Leggi l’ultimo editoriale di Alessandro Orsini sulla Libia per comprendere più approfonditamente l’importanza di questa notizia.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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