Siria: bombardamenti contro i ribelli a Idlib, 6 morti

Pubblicato il 9 settembre 2018 alle 15:04 in Medio Oriente Siria

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I comandanti dei ribelli hanno fatto sapere che l’offensiva governativa non è ancora iniziata, tuttavia l’escalation dei bombardamenti delle forze siriane, appoggiate dagli alleati russi, contro le città settentrionali, ha causato la morte di almeno 6 civili.

Nella giornata di sabato 8 settembre, secondo quanto riferito ad Al Jazeera da alcuni attivisti, almeno 6 civili, di cui 1 bambino, sono morti nei bombardamenti condotti dalle forze governative di Damasco appoggiate dalla Russia contro i territori della Siria nord-occidentale, posti in mano ai ribelli. Abd al-Kareem al-Rahmoun, un rappresentante dei Caschi Bianchi, organizzazione umanitaria di protezione civile operante in Siria, ha reso noto che il villaggio di Qalaat al-Madiq, nella provincia settentrionale di Hama, è stata bombardata da oltre 150 ordigni esplosivi. Le detonazioni hanno ucciso 2 uomini e ferito 5 persone, tra cui 2 bambini. La stretta delle forze del presidente siriano, Bashar al-Assad, giunge all’indomani del rifiuto di Ankara di accordarsi per un cessate-il-fuoco nella provincia siriana di Idlib, che le truppe governative intendono riconquistare, strappando al controllo dei ribelli che si oppongono al regime di Assad. Gli attacchi finora hanno preso di mira aree meridionali di Idlib e settentrionali di Hama, e sembra che i raid aerei si siano intensificati nell’ultima settimana. Un ospedale del villaggio di Hass, nella zona a sud di Idlib, è stato distrutto da un barile bomba lanciato da un elicottero. Dall’inizio del mese di settembre sono almeno 26 le persone che hanno perso la vita nelle aree dell’enclave ribelle, secondo le stime dei Caschi Bianchi.

Mohamad Haj Ali, comandante della Prima Divisione Costiera (First Coastal Division), che è parte della formazione di opposizione moderata al-Jabha al-Wataniya lil-Tahrir (NLF), ha riferito ad Al Jazeera che, nonostante l’escalation dei bombardamenti aerei, la battaglia via terra a Idlib non è ancora iniziata. “L’offensiva è stata posticipata a causa della pressione turca sulla Russia. Speriamo ancora in una soluzione diplomatica”, ha affermato Ali, spiegando però che, secondo lui, l’attacco governativo verrà scagliato nel corso delle prossime settimane. Il comandante ha inoltre affermato che molto probabilmente l’offensiva avrà inizio nella provincia siriana settentrionale di Latakia e nell’area circostante alla cittadina di Jisr al-Shaghour, nel sud di Idlib.

Le fazioni dei ribelli presenti a nord di Hama hanno risposto agli attacchi governativi di sabato lanciando missili e ordigni esplosivi nelle aree poste sotto il controllo di Assad, tra cui la città di Salhab, a ovest. In base al bilancio dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, organo di monitoraggio con base a Londra, la risposta dei dissidenti non ha causato vittime.

Nella giornata di venerdì 7 settembre, i bombardamenti dei ribelli avevano causato la morte di 10 persone, tra cui 5 bambini, a Maharda, cittadina a maggioranza cristiana situata a ovest di Hama.

Venerdì 7 settembre, i leader di Russia, Iran e Turchia non erano riusciti ad accordarsi in merito a una tregua militare per quanto riguarda il futuro di Idlib, l’ultima roccaforte dei ribelli siriani contro la quale il governo di Damasco ha minacciato di scatenare un’offensiva militare di larga scala, rifiutando la proposta di cessate-il-fuoco di Ankara. Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, aveva ospitato a Teheran le sue controparti russe e turche, Vladimir Putin e Recep Tayyp Erdogan, per discutere la situazione siriana. In tale occasione, la Turchia aveva esposto i suoi timori verso la possibilità di un massacro e aveva esternato la sua incapacità di accogliere ulteriori rifugiati alla frontiera, ma Putin si era detto contrario alla tregua, a suo avviso inutile in quanto non coinvolgerebbe i gruppi militanti islamisti che a suo avviso sono veri e propri terroristi.

Nonostante le tre parti abbiano interessi diversi nell’area, con l’Iran e la Russia che sostengono il regime del presidente della Siria, Bashar Al-Assad, e la Turchia che supporta l’opposizione siriana e alcuni gruppi di ribelli e ha dispiegato concretamente truppe sul territorio, i leader si erano già incontrati in altre 2 occasioni precedenti, il 22 novembre 2017 e il 4 aprile 2018.

Il regime di Assad, che gode del supporto aereo della Russia e del sostegno a terra dell’Iran, sta attuando un piano che prevede la riconquista a “fasi” della zona, dispiegando un maggior numero di truppe e intensificando le operazioni militari. In tale contesto, la comunità internazionale ha ripetutamente espresso la preoccupazione che un’offensiva su vasta scala contro Idlib possa provocare un disastro umanitario, dal momento che la roccaforte ospita almeno 3 milioni di persone. Ankara, in particolare, teme che tale assalto potrebbe provocare un’ondata migratoria in Turchia, dal momento che la città di Idlib si trova in prossimità del confine turco. Durante il summit del 7 settembre, Erdogan ha sottolineato che la Turchia non è più in grado di accettare rifugiati siriani. Finora, la guerra civile siriana, scoppiata il 15 marzo 2011 e tuttora in corso, ha causato la morte di oltre mezzo milione di persone e ha spinto 11 milioni di civili ad abbandonare il Paese in cerca di riparo; di questi, circa 3,5 milioni sono stati accolti da Ankara.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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