Nigeria: attacco islamista mortale a Gudumbali

Pubblicato il 9 settembre 2018 alle 6:00 in Africa Nigeria

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Un attacco di matrice islamica ha avuto luogo nel villaggio nigeriano nord-orientale di Gudumbali, sabato 8 settembre; si teme la morte di molte persone.

Nella giornata di venerdì 7 settembre, i miliziani islamisti hanno attaccato il villaggio di Gudumbali, nella regione Guzamala dello Stato del Borno. Le dinamiche della vicenda, descritte da un testimone oculare, hanno coinvolto alcuni islamisti che, indossando uniformi militari, hanno improvvisamente aperto il fuoco contro soldati e civili nigeriani che si trovavano nei paraggi, mettendo in fuga sia i residenti sia le truppe regolari. “Molti civili hanno perso la vita, ma non abbiamo ancora un bilancio delle vittime”, ha spiegato Mohammed, il cui cognome non è stato divulgato per motivi di sicurezza, in quanto l’esercito minaccia conseguenze verso tutti coloro che parlano con i media. Un responsabile della sicurezza, Baba Ali Musa, ha affermato che i miliziani erano arrivati in moto e pick-up su cui erano state montati cannoni antiaerei, mentre altri lanciavano granate contro villaggio, avvalendosi di lanciarazzi RPG. “Sono arrivati in prossimità del villaggio sparando sporadicamente”, ha riferito Ali Musa, riportando le parole pronunciate in tale occasione dai militanti del gruppo verso la folla: “Se sai di essere una persona innocente lascia il villaggio, non sei tu il nostro bersaglio, o se desideri unirti a noi, ci va bene, puoi restare con noi”.

Il governo nigeriano, nel mese di giugno, aveva ordinato alle migliaia di persone che avevano abbandonato il Paese, scosso dalla lunga guerra con il gruppo Boko Karam, in corso da quasi 10 anni, di fare ritorno a Gudumbali, una delle aree più pericolose, a livello di sicurezza, di tutta la regione nord-orientale del Paese. Ufficiali governativi avevano tolto il cibo e altre forme di assistenza a tutti coloro che si rifiutavano di tornare nella zona. La crescente pressione, di pari passo con il protrarsi e il dilatarsi del conflitto nel Paese, hanno spinto il governo a voler mostrare progressi concreti nella lotta contro i movimenti islamisti in vista delle prossime elezioni presidenziali, previste per il 2019.

La regione nord-orientale della Nigeria è segnata dai movimenti di due gruppi estremisti di matrice islamica: da una parte Boko Haram, dall’altra un secondo movimento derivato dalla scissione con esso, ossia l’Islamic State in West Africa (ISWA), che allo stato attuale, in base alle analisi degli esperti, è diventato ancora più forte di Boko Haram.  Nel corso degli ultimi mesi, ISWA ha avviato una massiccia campagna volta a guadagnarsi il sostegno della popolazione locale e creare un fondo economico per sovvenzionare le proprie operazioni militari e incursioni. Gudumbali in particolare si trova in un territorio in cui, tra i due gruppi, è ISWA a detenere una maggiore influenza.

Boko Haram, che da quasi 10 anni conduce una campagna armata nella Nigeria nordorientale, si scontra frequentemente con l’esercito. Il 25 dicembre 2016, il governo nigeriano aveva dichiarato la vittoria sui militanti del gruppo terroristico ma, l’1 gennaio 2017, i militanti avevano smentito la sconfitta tramite la pubblicazione di un video online. Nel gennaio 2018, il presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, ha ammesso che “nemmeno le migliori forze di polizia potrebbero sventare determinati attacchi criminali”. Il 26 marzo, il Ministero dell’Informazione ha riferito che il governo di Abuja stava negoziando con Boko Haram per tentare di mettere fine alle ostilità e raggiungere un cessate il fuoco. Nonostante ciò, nel Paese continuano a verificarsi attentati sparsi. Da quando il gruppo ha cominciato le sue offensive, nel 2009, più di 30.000 persone sono state uccise e circa 2.6 milioni di cittadini hanno dovuto abbandonare le loro case. La rivolta, cominciata nel nord-est della Nigeria, si è allargata fino a coinvolgere Niger, Ciad e Camerun, causando una grave crisi umanitaria nella regione. Per combattere i ribelli, i 4 Stati hanno istituito, nell’aprile 2012, una Task Force multinazionale congiunta (MNJTF). Nel maggio 2018, il rappresentante speciale dell’Africa occidentale all’ONU, Mohammed Ibn Chambas, aveva lodato l’iniziativa regionale volta a combattere il terrorismo, ma aveva chiarito che questa non bastava a indebolire il gruppo jihadista, che è ancora lontano dall’essere sconfitto.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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