Iraq: richieste dimissioni del premier dopo le rivolte di Basra

Pubblicato il 9 settembre 2018 alle 6:04 in Iraq Medio Oriente

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I due partiti principali al Parlamento iracheno hanno richiesto le dimissioni del primo ministro, Haider al-Abadi, in seguito alle proteste scoppiate nella città di Basra, dove le ultime violenze hanno provocato 12 morti, un assalto al consolato iraniano e un attacco con missili contro l’aeroporto della città.

L’incontro di sabato 8 settembre, convocato con urgenza, è stato richiesto da Muqtada al-Sadr, leader populista sciita che ha vinto il maggior numero di seggi alle elezioni di maggio. l’uomo ha chiesto al governo dell’attuale premier di presentare soluzioni radicali e immediate o di rassegnare le dimissioni. Ahmed al-Assadi, il portavoce dell’alleanza Fateh, la seconda in lista, ha altresì denunciato il fallimento della classe dirigente nel risolvere la crisi di Basra. Durante la sessione straordinaria, al-Abadi ha dovuto altresì scontrarsi con Asaad al-Eidani, il governatore della città di Basra, che ricopre anche la carica di portavoce del Parlamento.

In sua difesa, al-Abadi ha descritto le proteste, che vanno avanti ormai da settimane, “un sabotaggio politico”, dichiarando che si sta sfruttando la crisi per fini politici. Il suo governo ha annunciato che verranno destinati alcuni fondi, dalla cifra non specificata, per la città di Basra, nonostante alcuni manifestanti abbiano dichiarato che i miliardi di dollari in fondi d’emergenza promessi a luglio non siano mai stati consegnati. 2 mesi fa, infatti, al-Abadi aveva promesso di attuare un piano di emergenza multimiliardario per ravvivare le infrastrutture e i servizi nell’Iraq meridionale, una delle zone più emarginate del Paese.

La prima ondata di proteste in Iraq è scoppiata a Basra a luglio e si è poi diffusa in altre aree del Paese, dove i manifestanti condannano la corruzione dei funzionari iracheni e richiedono impiego. Dall’inizio delle rivolte, circa 27 persone sono state uccise. La rabbia dei cittadini è esplosa nuovamente a Basra il 4 settembre, in seguito al ricovero in ospedale di circa 30.000 persone che avevano bevuto acqua inquinata. I residenti della regione lamentano da settimane la mancanza di acqua ed elettricità, ma soprattutto criticano la corruzione della classe politica e la disoccupazione. Il 7 settembre, la situazione nella città era peggiorata, con l’assalto, da parte dei manifestanti, del consolato iraniano e degli uffici delle milizie pro-Teheran e dei partiti politici. In seguito, il governo iracheno ha imposto il coprifuoco, vietato le proteste e i viaggi di gruppo, mentre al-Abadi ha ordinato alle forze di sicurezza di agire con decisione contro gli atti di vandalismo che hanno accompagnato le rivolte. Secondo Al Jazeera in lingua inglese, tuttavia, le misure adottate dal premier iracheno potrebbero non essere in grado di impedire un’ulteriore scoppio delle proteste.

I cittadini iracheni stanno manifestando anche a causa dell’incapacità della classe politica di formare un nuovo governo, dopo le elezioni parlamentari di maggio 2017. Lunedì 3 settembre, infatti, il Parlamento del Paese si è riunito per la prima volta da quando è stato ufficialmente eletto, ma la seduta era stata interrotta dopo un giorno, a causa dell’impossibilità di giungere a un accordo per eleggere un presidente e il primo ministro.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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