Siria: Russia e Iran respingono tregua proposta dalla Turchia

Pubblicato il 8 settembre 2018 alle 10:12 in Siria Turchia

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I leader di Russia, Iran e Turchia non sono riusciti ad accordarsi per quanto riguarda il futuro di Idlib, l’ultima roccaforte dei ribelli siriani contro la quale il governo di Damasco ha minacciato di scatenare un’offensiva militare di larga scala, rifiutando la proposta di cessate-il-fuoco di Ankara.

Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, venerdì 7 settembre ha ospitato a Teheran le sue controparti russe e turche, Vladimir Putin e Recep Tayyp Erdogan, per discutere la situazione siriana. Nonostante le tre parti abbiano interessi diversi nell’area, con l’Iran e la Russia che sostengono il regime del presidente della Siria, Bashar Al-Assad, e la Turchia che supporta l’opposizione siriana e alcuni gruppi di ribelli, i leader si sono già incontrati in altre 2 occasioni, il 22 novembre 2017 e il 4 aprile 2018.

Durante il summit del 7 settembre, Erdogan ha sottolineato che, nel caso di un assalto contro Idlib, si sarebbe verificato un bagno di sangue, e pertanto ha chiesto che le parti si accordassero per un cessate-il-fuoco. Tuttavia, la sua proposta è stata respinta da Putin: “Riteniamo sia inaccettabile che, con il pretesto di salvaguardare la popolazione civile, si vogliano proteggere i terroristi dall’attacco e infliggere danni alle truppe del governo siriano”. Secondo il leader del Cremlino, nonostante quella del cessate-il-fuoco sia una buona idea, tale soluzione non avrebbe senso, in quanto non coinvolgerebbe i gruppi militanti islamici. In contemporanea all’incontro, i caccia siriani e russiani hanno continuato a bombardare la provincia di Idlib, uccidendo almeno 4 persone e ferendone 7, secondo quanto riferito dagli attivisti locali.

Da parte sua, Rouhani ha dichiarato che la battaglia in Siria continuerà fino a quando tutti i ribelli non verranno mandati via dal territorio siriano e specialmente da Idlib, aggiungendo altresì che qualsiasi operazione militare dovrà evitare di colpire i civili.

In seguito, Mosca, Teheran e Ankara hanno rilasciato una dichiarazione congiunta dove hanno sottolineato che la crisi della Siria può terminare definitivamente solamente attraverso un processo politico negoziato, e non con l’uso dell’esercito. Le tre parti hanno altresì richiesto che nel Paese vengano instaurate una serie di misure di sicurezza per permettere di ritornare in patria a tutti i cittadini che hanno lasciato la Siria in seguito allo scoppio del conflitto. Infine, Rouhani, Putin ed Erdogan hanno sottolineato la necessità di eliminare lo Stato Islamico e tutti gli altri gruppi terroristici connessi ad Al Qaeda.

Nella stessa giornata di venerdì 7 settembre, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si è riunito, su richiesta degli Stati Uniti, per discutere la situazione a Idlib. Staffan de Mistura, l’inviato delle Nazioni Unite per la Siria, ha ripetuto la sua richiesta di stabilire corridoi di evacuazione gestiti dall’Onu nel Paese, per permettere ai civili di lasciare volontariamente l’area, in quanto prevede che la situazione a Idlib peggiorerà velocemente. Il diplomatico ha altresì proposto una scadenza per tutti i militanti, in particolare per coloro appartenenti al gruppo Hay’et et Tahrir al-Sham (HTS), per costringerli a spostarsi dalle aree popolate, promettendo che nessun attacco militare verrà lanciato durante la loro ritirata.

Circa 8 organizzazioni umanitarie internazionali hanno fatto pressioni sui leader mondiali per prevenire un disastro umanitario a Idlib, chiedendo loro di raggiungere una soluzione diplomatica in grado di proteggere i civili e i membri delle organizzazioni che portano aiuti nell’area, permettendo allo stesso tempo a tali gruppi di accedere alla provincia e alle aree circostanti. Le agenzie umanitarie, fra le quali CARE International, Mercy Corps e il Comitato internazionale di soccorso, hanno sottolineato che, se si verificasse un’offensiva, saranno i più vulnerabili a subirne le conseguenze.

Il regime di Assad, che gode del supporto aereo della Russia e del sostegno a terra dell’Iran, sta attuando una piano che prevede la riconquista a “fasi” della zona, dispiegando un maggior numero di truppe e intensificando le operazioni militari. In tale contesto, la comunità internazionale ha ripetutamente espresso la preoccupazione che un’offensiva su vasta scala contro Idlib possa provocare un disastro umanitario, dal momento che la roccaforte ospita almeno 3 milioni di persone. Ankara, in particolare, teme che tale assalto potrebbe provocare un’ondata migratoria in Turchia, dal momento che la città di Idlib si trova in prossimità del confine turco. Durante il summit del 7 settembre, Erdogan ha sottolineato che la Turchia non è più in grado di accettare rifugiati siriani. Dall’inizio del conflitto in Siria, nel 2011, Ankara ha accolto circa 3,5 milioni di persone provenienti dalla Siria.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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