Siria: armi chimiche in preparazione ad Idlib

Pubblicato il 7 settembre 2018 alle 11:36 in Medio Oriente Siria

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“Molte prove” suggeriscono che le forze del governo siriano stiano preparando armi chimiche nella provincia di Idlib, nel nord ovest della Siria, secondo le dichiarazioni di Jim Jeffrey, l’attuale inviato USA in Siria. Jeffrey, in carica dal 17 agosto, ha affermato: “Sono sicuro di avere degli ottimi motivi per fare tali avvertimenti. Qualsiasi offensiva è per noi deplorevole e rappresenta un’escalation spericolata. Ci sono molte prove sulla preparazione di armi chimiche”.

Alla luce di ciò, la Casa Bianca ha avvertito che gli Stati Uniti e i suoi alleati risponderanno “rapidamente e vigorosamente” nel caso in cui le forze del regime siriano usassero armi chimiche nell’offensiva prevista ad Idlib. A questo, Jeffrey ha aggiunto che un attacco congiunto dei contingenti russi e siriani, insieme all’uso di armi chimiche, costringerebbe enormi flussi di rifugiati a recarsi nell’area sud orientale della Turchia o in territorio siriano sotto il controllo turco.

Il destino dei ribelli presenti nella provincia nordoccidentale, tuttavia, si baserà sull’incontro che si svolgerà venerdì 7 settembre, a Teheran, tra i sostenitori di Assad, Russia e Iran, e l’alleata dell’opposizione, la Turchia. Secondo Jeffrey, proprio in tale occasione, sarà possibile scoprire se i russi sono disposti a raggiungere un compromesso con i turchi.

Sostenuto dai contingenti aerei russi, Assad ha riconquisto un’enclave ribelle dopo l’altra. Idlib e dintorni sono ora l’unica area in attiva opposizione armata. I ribelli sostenuti dalla Turchia, però, detengono anche una zona adiacente alla provincia in territorio siriano, più precisamente nei pressi del confine con la Turchia. In tale area, Ankara li aiutati a creare una vera e propria amministrazione locale, ad oggi rimasta lontana dai combattimenti.

Jeffrey ha descritto la situazione ad Idlib come molto pericolosa, aggiungendo che la Turchia sta cercando di evitare un’offensiva “a tutto campo” del governo siriano. “Penso che l’ultimo capitolo della storia di Idlib non sia ancora stato scritto: i turchi stanno cercando di trovare una via d’uscita, Ankara ha dimostrato una grande resistenza verso un attacco”, ha dichiarato l’inviato USA.

Un’altra questione di estrema rilevanza è quella delle componenti jihadiste presenti nella provincia nordoccidentale. Proprio a tale riguardo, gli Stati Uniti hanno più volte chiesto alla Russia se essa fosse in grado di “operare” ad Idlib al fine di eliminare gli ultimi bastioni dello Stato Islamico e degli altri gruppi estremisti. Quando Washington è stata interrogata a sua volta circa la sua eventuale partecipazione con tanto di attacchi aerei, Jeffrey ha affermato che potrebbe essere un’opzione. Non a caso, gli Stati Uniti e la Russia hanno già combattuto insieme contro gli stessi gruppi jihadisti, operativi ad Idlib, fino a metà del 2017.

Il più potente gruppo jihadista della provincia nordoccidentale è l’alleanza Tahrir al-Sham, guidata dall’ex affiliata siriana di al Qaeda, precedentemente nota come Fronte Nusra. Le forze dell’opposizione, appartenenti sia a Tahrir al-Sham, sia alla Free Syrian Army, hanno affermato di aver accantonato le loro dispute per fronteggiare il nemico comune: Assad. 

Nonostante ciò, secondo Jeffrey è tempo di una “grande iniziativa diplomatica” per porre fine al conflitto di 7 anni. Non a caso, c’è stato un “nuovo impegno” da parte dell’amministrazione Trump per rimanere in Siria finché i militanti dello Stato Islamico non saranno stati sconfitti.

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Alice Bellante

 

di Redazione

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