Sette cittadini turchi arrestati e deportati dalla Moldavia

Pubblicato il 7 settembre 2018 alle 12:36 in Balcani Turchia

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I servizi di intelligence moldavi hanno detenuto ed espulso sette cittadini turchi la mattina di giovedì 6 settembre. Si tratta di insegnanti e funzionari che avevano chiesto asilo a Chisinau, sostenendo che, in patria, sarebbero stati soggetti a persecuzioni. I detenuti lavoravano per una catena privata di scuole superiori, collegata a Fetullah Gulen, predicatore musulmano e politologo, precedentemente esiliato dalla sua patria, la Turchia. I media di Ankara vicini al Governo hanno riportato che i servizi di intelligence turchi hanno partecipato all’operazione, secondo quanto riferisce da Balkan Insight.

Marie Struthers, Direttore di Amnesty International per l’Europa dell’Est e l’Asia Centrale, ha fatto luce sugli eventi ed ha fornito una chiave di lettura per inquadrarli. A suo avviso, gli arresti seguono il modello delle rappresaglie politiche indirizzate contro i cittadini turchi residenti all’estero “effettuate da Governo sempre più repressivo di Recep Tayyip Erdogan”. A rafforzare questa tesi, Balkan Insight ha riportato che Ankara ha promesso di rintracciare e portare a casa persone che ritiene collegate al predicatore musulmano Gulen, che il Governo ritiene responsabile di un fallito colpo di Stato in Turchia, nel 2016. Inoltre, Ankara sembra aver messo pressione ai Paesi dei Balcani, cercando di spingerli a chiudere qualsiasi istituzione educativa o di beneficenza collegata a Gulen.

L’intelligence moldava ha dichiarato di aver condotto un’operazione progettata per prevenire minacce alla sicurezza nazionale in diverse località. Le azioni sono state eseguite dal Centro Antiterrorismo dei servizi segreti.

L’accaduto è stato fortemente criticato da Amnesty International, che ha commentato il fatto affermando che, nel compiere queste azioni nei confronti di individui che avevano chiesto protezione al Paese, le autorità moldave hanno ignorato i loro obblighi internazionali in materia di diritti umani. Marie Struthers è molto preoccupata per il destino dei sette cittadini turchi. A suo avviso, le autorità moldave avrebbero dovuto garantirgli protezione dal rimpatrio forzato in Turchia, “ma hanno scelto di fare il contrario e di deportarli all’istante”. La Struthers, ha inoltre posto l’accento sul fatto che le autorità moldave “non solo hanno violato i diritti di questi individui espellendoli, ma li hanno messi sulla corsia preferenziale per ulteriori violazioni dei diritti umani, come, per esempio, un processo iniquo”.

Secondo quanto riportato da Amnesty International, il materiale video e fotografico della detenzione, che è stato fornito dagli avvocati all’organizzazione, mostra che gli interessati, nel momento dell’arresto, non sono stati informati né dei loro diritti, né delle accuse mosse contro di loro. Amnesty riporta inoltre che “i sette detenuti sono stati arrestati con eccessiva forza ed intimidazione”.

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Cristina Lipari

di Redazione

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