L’Ucraina minaccia di classificare come “attacco chimico” ciò che sta succedendo in Crimea

Pubblicato il 7 settembre 2018 alle 8:30 in Russia Ucraina

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Andriy Parubiy, membro del Parlamento ucraino, ha dichiarato che se la Russia non autorizzerà una missione internazionale di monitoraggio per valutare la situazione generata dalle evaporazioni di acido e la perdita di sostanze chimiche verificatesi nello stabilimento di titanio in Crimea, la Rada dovrà classificare l’incidente come un “attacco chimico” secondo quanto riportato dal Kyiv Post.

“Invito le organizzazioni internazionali, in primo luogo le organizzazioni ambientali, e gli altri partner internazionali a inviare una missione di monitoraggio internazionale, al fine di fornire una valutazione obiettiva del disastro ambientale che si è verificato nel nord della Crimea occupata e di valutare l’entità della minaccia per l’intera regione”, ha affermato Parubiy durante l’apertura di una sessione plenaria, la mattina del 6 settembre, sottolineando che le persone colpite dall’incidente sono cittadini ucraini. Secondo i notiziari locali, le emissioni tossiche, trasportate dal vento, hanno raggiunto la città di Kherson, che si trova nell’Ucraina meridionale, poco distante dal confine con la Crimea.

Secondo la ricostruzione del Kyiv Post, la causa delle emissioni di sostanze chimiche è da rintracciarsi nell’acido contenuto in un serbatoio che si trova in uno stabilimento di titanio in Crimea. Il serbatoio, con una capienza di 42 chilometri quadrati, è in utilizzo dal 1971. La fabbrica si trova nelle vicinanze della città di Armyansk, situata nel nord della regione, vicino al confine con l’Ucraina, e che conta 21,987 abitanti. Lo stabilimento, precedentemente nota con il nome Crimean Titanium, è il maggior produttore di sostanze chimiche dell’Europa Orientale, e apparteneva al Gruppo DF dell’oligarca ucraino Dmytro Firtash dall’inizio degli anni 2000. Da quando la Crimea è entrata a far parte della Federazione Russa, il Gruppo DF ha registrato una nuova società a Mosca, Titanium Investments, per gestire l’impianto, che è stato rinominato Ukrainian Chemical Products ed è stato nuovamente registrato a Kiev, secondo l’iter burocratico descritto dal Kyiv Post, che ha altresì messo in luce che, in questo modo, la società è stata in grado di evitare le sanzioni.

L’allarme per la contaminazione dell’aria è stato lanciato il 23 agosto, quando i cittadini hanno avvertito dei malori ed hanno altresì segnalato, tramite i social network, che i loro oggetti di metallo erano coperti di una sostanza simile alla ruggine. Il 4 settembre, le autorità della Crimea hanno annunciato che il livello di biossido di zolfo nell’aria era eccessivo, ed hanno sospeso le operazioni dello stabilimento per due settimane. La notizia è arrivata da Sergej Aksënov, il Capo della Repubblica di Crimea.

Secondo quanto riportato dalla BBC, gli esperti ritengono che il problema sia dovuto all’evaporazione, provocata dal calore estivo, di una grande quantità di acido solforico scaricata nel serbatoio. Le autorità russe hanno provvisto a prendere provvedimenti, trasferendo i più giovani nell’area meridionale della regione. Aksyonov sostiene che non si tratta di un’emergenza e che “non c’è alcuna minaccia per la vita e il benessere dei cittadini”. Tuttavia, la BBC ha riportato che, secondo fonti locali, gli ospedali hanno registrato un afflusso di pazienti con ustioni chimiche e problemi respiratori. Il ministro degli Esteri ucraino, Pavlo Klimkin, ha definito l’accaduto un disastro ambientale.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Cristina Lipari

di Redazione

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