Coas in Libia: Onu controlla che le parti rispettino il cessate il fuoco

Pubblicato il 6 settembre 2018 alle 9:43 in Africa Libia

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L’inviato special dell’Onu in Libia, Ghassam Salame, ha riferito che la comunità internazionale sta monitorando la situazione a Tripoli per verificare che le milizie armate rispettino il cessate il fuoco, raggiunto sotto la guida delle Nazioni Unite il 4 settembre, presso Al-Zawiya. Saleme ha inoltre dichiarato che, coloro che violeranno tale accordo, verranno processati.

Nel corso del proprio intervento presso il Consiglio di sicurezza, mercoledì 5 settembre, l’inviato speciale ha chiarito che la sua missione mira a rivedere le misure di sicurezza in vigore a Tripoli, per ridurre l’influenza di quei gruppi che utilizzano le armi per scopi personali e per indirizzare alcune questioni economiche che contribuiscono la crisi in corso nel Paese. “Le riforme politiche ed economiche non hanno senso se prima non risolveremo il saccheggio in corso”, ha precisato Salame. In merito alla situazione politica, l’inviato speciale ha spiegato che la Libia potrà organizzare nuove elezioni quando ci saranno le condizioni. A suo avviso, il Parlamento di Tobruk ha ostacolato il processo politico per raggiungere i propri fini, dietro la facciata di false promesse. “È chiaro che non hanno intenzione di abbandonare la loro posizione”, ha commentato Salame.  

Anche il premier di Tripoli, Fayez Serraj, ha messo in guardia le milizie rivali, esortandole a rispettare il cessate il fuoco. “Continuerò a lavorare fino al raggiungimento di un accordo, cercando di spianare la strada per la formazione di uno Stato democratico e civile”, ha affermato Serraj, ringraziando poi Salame e la squadra della missione dell’Onu in Libia (UNISMIL) per il lavoro che stanno effettuando.

Il 5 settembre, giorno successivo al raggiungimento del cessate il fuoco, gli scontri si sono attenuati quasi del tutto, dimostrando che le parti coinvolte hanno tenuto fede all’accordo. Secondo una fonte attendibile, solo nel corso della mattina sono stati uditi alcuni spari. Secondo le stime del Ministero della Salute, le vittime ammontano a 63, mentre i feriti a 159.

Le milizie armate che hanno preso parte agli scontri a Tripoli sono organizzate in due coalizioni. La prima fa capo alla Settima Brigata, conosciuta anche con il nome di Kani, originaria della città di Tarhuna, situata 65 chilometri a sud-est di Tripoli. La seconda coalizione, invece, è formata dalle Tripoli Revolutionaries Brigade e dagli alleati Misrata’s 301 Brigade, Bab Tajoura Brigade, Ghanewa Brigade e Nawasi Brigade.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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