Siria: Turchia manda rinforzi militari al confine

Pubblicato il 5 settembre 2018 alle 6:16 in Siria Turchia

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La Turchia ha inviato rinforzi militari al confine con la Siria, nella mattina del 4 settembre, per contenere l’ondata di profughi siriani che seguirebbe ad un’offensiva su vasta scala del regime di Damasco contro la provincia di Idlib, offensiva che, intanto, appare sempre più imminente.

In particolare, secondo quanto riferito al quotidiano turco, Hurryiet Daily News, da una fonte anonima, almeno 8 camion che trasportavano tank M60 e altri mezzi d’artiglieria sono giunti nella notte nel distretto di Elbeyli, situato nella provincia turca di Kilis, in prossimità del confine siriano, per essere poi trasferiti nel rispetto di particolari misure di sicurezza alle truppe turche già schierate al di là del confine. Secondo quanto riferito da fonti della sicurezza, Ankara ha schierato un maggior numero di veicoli militari al confine siriano come parte del suo piano di emergenza per contenere una nuova ondata di profughi nel caso in cui il regime siriano del presidente Bashar al-Assad lanciasse un’offensiva su vasta scala contro Idlib.

La città di Idlib, situata nel nordovest della Siria, in prossimità del confine turco, è l’ultima provincia controllata dai ribelli al regime di Assad. La roccaforte ospita attualmente circa 3 milioni di persone, inclusi civili, dissidenti provenienti da altre aree del Paese e forze jihadiste. Ecco perché, come sottolinea il New York Times, l’offensiva contro l’enclave dei ribelli rappresenta per il regime di Damasco e i suoi alleati “la possibilità di schiacciare quel che resta dell’opposizione”, mentre per i leader occidentali una potenziale “calamità umanitaria”. Per tale ragione, il 3 settembre, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ammonito Assad e i suoi alleati russi e iraniani a non “attaccare sconsideratamente” Idlib, per evitare una “tragedia umana”.

Nella stessa giornata del 4 settembre, tuttavai, alcuni aerei da guerra russi hanno attaccato la provincia di Idlib, dopo un un’interruzione delle offensive durata 22 giorni. Il 15 agosto, i contingenti del Cremlino avevano sospeso i bombardamenti. Tuttavia, le forze del regime sirano, sostenuto dalla Russia e dall’Iran, hanno continuato a effettuare attacchi aerei e bombardamenti anche in assenza degli alleati. Il timore, adesso, è che Assad stia pianificando un assalto contro Idlib, dopo che, il 30 agosto, una fonte non chiaramente identificata aveva riferito all’agenzia di stampa Reuters che il governo di Damasco si stava preparando a lanciare un’offensiva “a fasi” per riconquistare la zona.

Ankara teme un’offensiva contro l’enclave dei ribelli perché, essendo Idlib situata in prossimità del confine turco, un attacco su vasta scala potrebbe provocare l’evacuazione di più di 2,5 milioni di persone. Come evidenzia il New York Times: “La Turchia sta già ospitando oltre 3 milioni di rifugiati siriani e, alle prese con la crisi economica e con un crescente risentimento nei confronti dei siriani già presenti nel Paese, non ne vuole più”. Ankara ha già ampliato il campo profughi di Atmeh sul lato siriano del confine e rafforzato le sue 12 stazioni di osservazione a Idlib in vista della battaglia imminente. Per monitorare i movimenti dei migranti, inoltre, i tank inviati al confine sono dotati di sistemi di osservazione a distanza ravvicinata.

Secondo i dati diffusi dall’UNHCR, da quando è iniziato nel marzo 2011, il conflitto siriano ha provocato la fuga di oltre 5,6 milioni di persone, in cerca di sicurezza in Libano, Turchia, Giordania e altri Paesi. Milioni di Siriani, inoltre, sono sfollati all’interno dello stesso Paese mediorientale, entrato ormai nell’ottavo anno di guerra. Nello specifico, secondo i dati aggiornati al 29 agosto, diffusi dal governo turco e riportati dall’UNHCR, la Turchia ospita il maggior numero di rifugiati siriani registrati, attualmente 3,3 milioni. Si stima però che il numero totale di rifugiati siriani in Turchia superi i 3,5 milioni. Seguono il Libano, la Giordania, l’Iraq e l’Egitto che accolgono rispettivamente 976.000, 668.000, 249.000 e 130.000 rifugiati siriani. Secondo l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, questo fa della Siria “la più grande crisi umanitaria e dei rifugiati del nostro tempo”.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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