Siria, Erdogan: attacco a Idlib sarebbe un massacro

Pubblicato il 5 settembre 2018 alle 11:01 in Siria Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha rilasciato alcune dichiarazioni sulla guerra in Siria e, in particolare, sulla situazione a Idlib e Manbij, di ritorno da una visita ufficiale in Kirghizistan, il 3 settembre. Con riferimento a Idlib, il leader di Ankara ha affermato che un attacco contro la provincia nordoccidentale della Siria sarebbe un “massacro”. Riguardo a Manbij, invece, il presidente turco ha accusato gli Stati Uniti di ritardare l’applicazione dell’accordo siglato tra Ankara e Washington il 4 giugno e che prevede la rimozione delle forze curde dalla città siriana.

“La situazione a Idlib è cruciale per la Turchia”, ha sottolineato Erdogan, aggiungendo che “se quest’area venisse colpita dai missili, ci sarebbe un grave massacro”. Tale commento arriva in un momento in cui si teme che un’offensiva su vasta scala contro Idlib da parte delle forze del regime siriano del presidente Bashar al-Assad sia imminente dal momento che Idlib, città situata nel nordovest della Siria, in prossimità del confine turco, è l’ultima provincia controllata dai ribelli al regime di Damasco.

Il 4 settembre, la Russia, che sostiene il regime di Assad, ha ripreso gli attacchi aerei contro l’enclave degli insorti, dopo un un’interruzione delle offensive durata 22 giorni. Tuttavia, le forze del regime siriano, sostenuto dalla Russia e dall’Iran, hanno continuato a effettuare attacchi aerei e bombardamenti anche in assenza degli alleati, facendo temere che un’offensiva su vasta scala contro la roccaforte dei ribelli fosse imminente. Il 30 agosto, peraltro, una fonte non chiaramente identificata aveva riferito all’agenzia di stampa Reuters che il governo di Damasco si stava preparando a lanciare un’offensiva “a fasi” per riconquistare la zona.

Ankara teme che un’offensiva contro Idlib possa provocare l’evacuazione di più di 2,5 milioni di persone che si riverserebbero al di là del confine turco, dal momento che la roccaforte dei ribelli ospita attualmente circa 3 milioni di persone, inclusi civili, dissidenti provenienti da altre aree del Paese e forze jihadiste. Per tale ragione, Erdogan ha informato che discuterà della situazione a Idlib con il presidente russo, Vladimir Putin, e il presidente iraniano, Hassan Rouhani, quando li incontrerà in Iran, il 7 settembre. Sebbene i tre leader abbiano interessi contrapposti in Siria, con la Russia e l’Iran che sostengono il regime di Damasco e la Turchia che appoggia i ribelli che si oppongono al regime di Assad, Erdogan ha dichiarato che si aspetta risultati positivi dal summit. “Spero che saremo in grado di prevenire l’estremismo del governo siriano in questa regione”, ha affermato il presidente turco Erdogan che, intanto, nella mattina del 4 settembre, ha inviato rinforzi militari al confine con la Siria per contenere l’eventuale ondata di profughi siriani.

Con riferimento alla città settentrionale di Manbij, invece, il leader di Ankara ha riferito che la roadmap concordata con gli Stati Uniti non sta procedendo come previsto. Il riferimento è al 4 giugno, quando in occasione dell’incontro tra il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, e il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, Ankara e Washington hanno concluso un accordo, in base al quale le forze curde, sostenute dagli Stati Uniti in quanto partner fondamentale nella guerra contro lo Stato Islamico ma invise alla Turchia, sarebbero state rimosse dalla città. I curdi costituiscono in gran parte le Syrian Democratic Forces (SDF), l’alleanza che combatte contro il regime di Damasco e che, nell’agosto 2016, ha liberato Manbij dall’occupazione dell’Isis e, da allora, l’ha gestita. Le forze turche e statunitensi stanno attualmente effettuando pattugliamenti congiunti per liberare l’area dai militanti curdi, secondo quanto stabilito dall’accordo. Tuttavia, secondo i funzionari turchi, il processo doveva essere completato il 4 settembre, ma le truppe turche e americane non potevano ancora iniziare le missioni di pattugliamento congiunte a causa del ritardo nell’addestramento dei militari delle due parti nella regione.

In una riunione svoltasi il 4 settembre, il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, e il rappresentante speciale degli Stati Uniti per la Siria, James Jeffrey, hanno discusso degli sviluppi in Siria e in particolare di Idlib, Manbij e di un possibile accordo politico per la Siria, sotto l’egida delle Nazioni Unite.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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