L’Eritrea potrebbe modificare il sistema di leva militare

Pubblicato il 5 settembre 2018 alle 17:20 in Africa Eritrea

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Eritrea vorrebbe diminuire le dimensioni del proprio esercito al fine di apportare modifiche al sistema nazionale della leva militare, che obbliga i giovani eritrei a prestare servizio a partire dall’età di 17 anni per un tempo illimitato. Le Nazioni Unite hanno più volte criticato tale sistema del Paese del Corno d’Africa, che è stato una delle cause principali dell’emigrazione dei giovani eritrei verso l’Europa. Secondo le stime del Ministero dell’Interno italiano, dal primo gennaio al 4 settembre 2018, sono giunti in Italia via mare 3.023 cittadini eritrei, i quali costituiscono la seconda nazionalità di migranti arrivata nel nostro Paese dall’inizio dell’anno, dopo i tunisini che, invece, sono al primo posto. Inoltre, nel 2015, all’apice della crisi migratoria, gli eritrei hanno costituito il quarto gruppo di migranti più numeroso ad aver attraversato il Mediterraneo alla volta dell’Europa.

Come spiega The National, la decisione di diminuire le dimensioni dell’esercito nazionale e di cambiare il sistema della leva militare è legato all’accordo di pace raggiunto con la vicina Etiopia, il 9 luglio, che ha posto fine allo stato di guerra tra i due Paesi, in corso dal maggio 1998. Tale evento comporta che il governo eritreo, adesso, possa impiegare i propri giovani in età lavorativa in settori diversi, come quello agricolo e delle infrastrutture, e possa altresì incoraggiare il settore privato. Il ministro del Lavoro, Luul Gebreab, nel corso di un’intervista, ha spiegato che l’Eritrea avrà un esercito più piccolo, in modo che i giovani possano dedicarsi ad altri lavori.

L’esercito eritreo costituisce l’istituzione più antica dell’Africa che affonda le proprie radici nel movimento di ribelli che ottenne l’indipendenza dall’Etiopia nel 1993, dopo decenni di scontri. Dopo essersi sciolto per alcuni anni, l’esercito eritreo è tornato ad essere operativo nel 1998. L’accordo di pace del 9 luglio, oltre ad aver terminato le tensioni con l’Etiopia, ha riavviato le relazioni diplomatiche, le telecomunicazioni e i legami commerciali. Uno dei consiglieri del presidente eritreo, Isaias Afewerki, ha spiegato che il Paese dovrà mantenere le promesse di democrazia fatte alle autorità di Addis Abeba e consentire altresì lo sbocco al mare all’Etiopia, la quale possiede una delle economie più in crescita del continente. Secondo quanto riportato da alcuni ufficiali di Asmara, il governo eritreo sta studiando gli effetti economici sull’eventuale diminuzione dell’esercito, come interventi agricoli e nel campo delle infrastrutture.

Nel frattempo, il 20 luglio, l’Eritrea ha annunciato il ritiro delle proprie truppe dal confine con l’Etiopia, in segno di riconciliazione con il governo di Adids Abeba. “Il processo di cambiamento si è avviato e l’accordo sta venendo progressivamente implementato”, ha spiegato Luul, aggiungendo che, se tutto continuerà regolarmente, la riforma del sistema di leva costituirà uno dei pilastri dei cambiamenti che il governo di Asmara avvierà.

Il conflitto tra Eritrea ed Etiopia ha destabilizzato l’intera regione e ha visto i governi di entrambi i Paesi dedicare gran parte dei loro budget nella sicurezza. L’Etiopia è diventata un Paese senza sbocco sul mare dal 24 maggio 1993, quando l’Eritrea si è costituita come Stato indipendente. Cinque anni dopo, il 6 maggio 1998, i due vicini hanno cominciato una guerra per la demarcazione del loro confine condiviso. Anche negli anni successivi all’accordo di Algeri, siglato il 12 dicembre del 2000, periodici scontri si sono verificati in seguito al rifiuto dell’Etiopia di accettare la sentenza della Commissione per la delimitazione dei confini sostenuta dall’ONU. Dal 1998, le violenze hanno causato la morte di circa 80.000 persone. La sentenza della Commissione aveva stabilito che la città di Badme, al confine tra i due Stati, dovesse essere ceduta all’Eritrea. Tuttavia, l’Etiopia si è sempre rifiutata di accettare questa condizione e le dispute di confine non sono mai cessate. Il 6 giugno 2018, con una dichiarazione inaspettata, Abiy aveva affermato di essere pronto ad accogliere integralmente tutte le decisioni della Commissione, accogliendo di fatto anche la cessione di Badme. La storica riconciliazione tra Etiopia ed Eritrea potrebbe trasformare la politica e la questione della sicurezza nella zona del Corno d’Africa, da dove centinaia di migliaia di persone sono fuggite a causa della guerra.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.