Israele: più di 200 missili lanciati contro la Siria dal 2017

Pubblicato il 5 settembre 2018 alle 13:41 in Israele Siria

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Alcuni missili israeliani hanno preso di mira diverse posizioni militari iraniane nelle province siriane di Hama e Tartus, martedì 4 settembre, secondo quanto riportato dall’Osservatorio Siriano per I Diritti Umani. Da parte sua, l’agenzia di stampa statale, SANA, ha dichiarato che i sistemi di difesa aerea nazionali hanno abbattuto 5 dei missili lanciati dagli aerei da guerra israeliani.

L’Osservatorio ha precisato che i razzi dello Stato Ebraico hanno colpito un centro di ricerca scientifica nel villaggio di Wadi Al Oyoun, nella provincia centrale di Hama, già precedentemente preso di mira da Israele durante luglio 2017. Oltre alla struttura in questione, sono state colpite diverse posizioni militari iraniane nella regione costiera di Banias, nella provincia di Tartus.

Il capo dell’Osservatorio, Rami Abdel Rahman, ha dichiarato che ci sono stati danni materiali, una vittima e 4 feriti. A ciò ha aggiunto che l’attacco diretto alla città costiera di Banias, colpita per la prima volta, coinvolgeva 2 razzi arrivati a circa un chilometro da una raffineria di petrolio.

Secondo quanto riporta al Monitor, un funzionario militare israeliano, parlando in condizione di anonimità, ha dichiarato che le forze dello Stato Ebraico hanno effettuato 202 attacchi in Siria negli ultimi 18 mesi contro obiettivi principalmente iraniani. A tal fine, sono stati utilizzati circa 800 missili e bombe. L’impegno di Israele è finalizzato ad impedire al nemico Iran di trincerarsi militarmente in Siria, dove Teheran sta sostenendo il presidente Bashar al-Assad nella guerra civile in corso dal marzo 2011.

Nonostante sia nota la frequenza degli attacchi israeliani in Siria, i funzionari dello Stato Ebraico raramente confermano la veridicità delle affermazioni della stampa internazionale. Gli unici casi in cui Israele ha riconosciuto il proprio coinvolgimento in Siria sono in eventi che lo Stato descrive come la distruzione di forniture di armi a Hezbollah, il gruppo terroristico sciita appoggiato dall’Iran. Hezbollah, il quale ha la propria sede in Libano, è un altro dei principali nemici di Israele, coinvolto inoltre nel conflitto siriano a fianco ad Assad.

Un’altra rara conferma delle tensioni presenti tra la Repubblica Islamica e lo Stato Ebraico è arrivata il 3 settembre, quando il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman ha annunciato che Israele potrebbe attaccare gli assetti militari iraniani presenti in Iraq, replicando le operazioni condotte in Siria. In occasione di una conferenza tenutasi a Gerusalemme, Lieberman ha dichiarato: “Stiamo monitorando tutto ciò che sta accadendo in Siria e, per quanto riguarda le minacce iraniane, non ci stiamo limitando solo al territorio siriano. Anche questo deve essere chiaro”. Quando è stato interrogato circa l’inclusione dell’Iraq nella sua affermazione, il ministro ha risposto come segue: “Affronteremo qualsiasi minaccia iraniana e non importa da dove provenga. La libertà di Israele è totale. Manteniamo questa libertà di azione”.

Come se non bastasse, la stampa internazionale ha da poco portato alla luce che l’Iran sta usando aerei civili per contrabbandare armi in Libano e in Siria al gruppo terroristico Hezbollah. A tal proposito, Lina al-Khatib, direttrice del programma per il Medio Oriente e il nord Africa nella think tank Chatham House, ha dichiarato che la Repubblica Islamica aveva iniziato a contrabbandare armi in Libano su aerei civili ancor prima dello scoppio della guerra civile, tuttavia  il traffico illegale si è intensificato proprio con lo scoppio del conflitto, in seguito al quale l’alleato dell’Iran, Hezbollah, ha rafforzato il controllo indiretto sull’aeroporto internazionale di Beirut.

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Alice Bellante

di Redazione

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