Siria: la Russia attacca Idlib

Pubblicato il 4 settembre 2018 alle 13:28 in Russia Siria

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Alcuni aerei da guerra russi hanno attaccato la provincia siriana di Idlib, il 4 settembre, dopo un un’interruzione delle offensive durata 22 giorni. Nonostante i contingenti del Cremlino avessero sospeso i bombardamenti il 15 agosto, le forze del presidente siriano, Bashar al-Assad, hanno effettuato numerosi attacchi aerei e bombardamenti anche in assenza degli alleati.

La provincia siriana di Idlib e i luoghi circostanti rappresentano la più grande enclave rimasta nelle mani dei ribelli, i quali si oppongono al regime del presidente Assad, sostenuto diplomaticamente e militarmente dalla Russia. La provincia siriana ospita però, al contempo, anche numerosi civili, e in misura minore alcuni jihadisti rifugiatisi lì in seguito al crollo del califfato islamico. Una fonte non chiaramente identificata, il 30 agosto, aveva riferito all’agenzia di stampa Reuters che il governo di Damasco si stava preparando a lanciare un’offensiva “a fasi” per riconquistare la zona. 

Alla luce di ciò, lunedì 2 settembre, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, si è recato a Damasco per tenere alcuni colloqui con diversi funzionari del governo siriano. In tale occasione, il ministro ha dichiarato che la provincia di Idlib deve essere “ripulita” dai gruppi armati presenti nel nord ovest del Paese.

In risposta alle affermazioni del ministro iraniano e alle intenzioni del presidente Assad, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ammonito Damasco e i suoi alleati, Mosca e Teheran, di non “attaccare sconsideratamente” Idlib, intimando che centinaia di migliaia di persone potrebbero rimanere uccise in una simile offensiva. “Russi e Iraniani commetterebbero un grave errore umanitario a prendere parte a questa potenziale tragedia umana”, ha twittato Trump, lunedì 3 settembre.

In contrasto con gli avvertimenti del presidente degli Stati Uniti, il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, aveva affermato, il 31 agosto, che il governo siriano ha tutto il diritto di scacciare i ribelli da Idlib. In segno di supporto, Mosca, il 29 agosto ha altresì annunciato lo schieramento della più grande unità navale russa nel Mediterraneo, proprio sulla costa siriana.

La Turchia, da parte sua, ha interessi opposti a quelli di Mosca e Teheran in Siria. Mentre queste ultime sostengono il regime di Assad, Ankara, al contrario, ha a lungo supportato i ribelli che si oppongono al regime di Damasco. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, tuttavia, ha informato, il 30 agosto, che la Turchia sta collaborando con la Russia e l’Iran affinché venga evitato un disastro a Idlib. Ankara teme un’offensiva contro l’enclave dei ribelli perché, essendo Idlib situata in prossimità del confine turco, un attacco su vasta scala potrebbe provocare l’evacuazione di più di 2.5 milioni di persone. Come evidenzia il New York Times: “La Turchia sta già ospitando oltre 3 milioni di rifugiati siriani e, alle prese con la crisi economica e con un crescente risentimento nei confronti dei siriani già presenti nel Paese, non ne vuole più”.

Per tale ragione, il 7 settembre, Erdogan incontrerà in Iran il presidente russo, Vladimir Putin, e il presidente iraniano, Hassan Rouhani, per discutere della Siria, nell’ambito del terzo summit del processo di Astana. Con tutta probabilità, la delicata situazione a Idlib sarà al centro del colloquio tra i tre leader.

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Alice Bellante

di Redazione

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