Iraq: 8 vittime in un attacco con rapina

Pubblicato il 4 settembre 2018 alle 12:29 in Iraq Medio Oriente

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Sono almeno 8 le persone uccise e 4 quelle rimaste ferite in seguito a 2 attacchi di sospetti jihadisti dello Stato Islamico nel villaggio di Albu Shaher, a nord dell’Iraq, il 3 settembre. La zona colpita si trova 25 chilometri ad ovest di Kirkuk, una città multietnica a nord di Baghdad. Durante l’offensiva un agente di polizia ha visto i militanti fare irruzione in un ufficio di cambio e rubare 20.000 dollari, l’ufficiale in questione, tuttavia, è poi stato ferito. Ad oggi, l’aggressione non è stata rivendicata da alcun gruppo.

Le offensive dello Stato Islamico sono aumentate significativamente dopo il messaggio presumibilmente rilasciato dal leader Abu Bakr al-Baghdadi, il 22 agosto. A conferma di ciò, anche il 2 settembre un uomo è stato ucciso con diversi colpi d’arma da fuoco e altri 3 sono rimasti feriti fuori da una moschea a nord di Baghdad. L’attacco è avvenuto nel villaggio di Khanouka vicino ad Ash-Sharqat, una delle ultime zone riconquistate dalle forze governative dell’ISIS nel 2017, circa 100 chilometri a nord della capitale. L’uomo ucciso aveva appena finito di pregare e stava lasciando la moschea quando i jihadisti hanno aperto il fuoco contro di lui, secondo quanto riportato anonimamente da un ufficiale governativo.

Sebbene nessuno dei 2 attacchi sia stato rivendicato, secondo le forze dell’ordine, diversi contingenti dell’ISIS sono ancora presenti sulle colline di Khanouka e in altre regioni montuose e desertiche dell’Iraq. Lo Stato mediorientale aveva dichiarato il crollo dello Stato Islamico il 9 dicembre 2017, dopo la riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo nel Paese. Nonostante ciò, il gruppo continua a condurre attentati, sempre meno sporadici, e a gestire cellule dormienti nel Paese. Secondo Hisham al-Hashemi, un esperto di gruppi radicali islamici, sarebbero circa 2.000 i jihadisti attivi in Iraq, rifugiati prevalentemente in zone desertiche e scarsamente popolate.

L’attentato terroristico più mortale condotto dai militanti dell’ISIS negli ultimi mesi ha colpito il Paese il 13 aprile, quando almeno 25 persone sono state uccise e altre 18 sono rimaste ferite durante un corteo funebre, che stava entrando nel cimitero del villaggio di Asdira, situato a sud di Sharqat, nel nord dell’Iraq. Le autorità di Baghdad hanno intrapreso una campagna contro le cellule dormienti dell’organizzazione terroristica che si nascondono all’interno del suo territorio nazionale, in particolare nelle aree di confine con la Siria, e che continuano a condurre aggressioni contro l’Iraq.

Al fine di contrastare la minaccia, ancora estremamente rilevante, rappresentata dallo Stato Islamico, durante l’estate 2018 l’Iraq ha attuato ulteriori provvedimenti. Il 2 luglio, il Paese ha avviato la costruzione di una barriera di sicurezza lungo il confine con la Siria per impedire ai militanti dell’ISIS di entrare nel proprio territorio. La recinzione attualmente comprende una trincea larga 6 metri e si estende per 20 chilometri a nord dell’area di confine nei pressi di al-Qaim, precedentemente controllata dall’ISIS. Sulla stessa linea, il 4 luglio, le forze irachene hanno lanciato un’operazione contro lo Stato Islamico per liberare la regione ad est dell’autostrada di Diyala-Kirkuk. Denominata “Vengeance for the Martyrs” o “vendetta per i martiri”, l’operazione coinvolge forze speciali, polizia e combattenti peshmerga curdi per scovare le cellule dell’ISIS ancora presenti sul territorio. Le truppe irachene per ora hanno distrutto 8 focolai del gruppo terroristico, oltre ad aver fatto esplodere 29 cariche esplosive a Diyala.

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Alice Bellante

di Redazione

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