Caos in Libia: i morti salgono a 47, continuano gli scontri a Sud di Tripoli

Pubblicato il 4 settembre 2018 alle 9:36 in Africa Libia

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Con il susseguirsi degli scontri a Sud di Tripoli, nei distretti di Ein Zara, Wadi Rabea e Kallat Furjan, le vittime sono salite a 47, i feriti a 129, mentre i dispersi a 8. Lo riferisce l’Injured Affairs Department della capitale, il quale ha chiesto al Ministero della Salute e alle organizzazioni umanitarie presenti nel Paese nordafricano di permettere alle ambulanze di portare i feriti e le famiglie locali fuori dalle zone di conflitto. Secondo quanto riportato da Libya Observer, diversi razzi sono caduti nel distretto di Wadi Al-Rabee, a mezzogiorno del 3 settembre, a Sud di Tripoli. A tale proposito, Ahmed Salem, portavoce delle Special Deterrence Forces, unità di sicurezza legata al governo del premier tripolino, Fayez Serraj, ha riferito che i propri ufficiali stanno avanzando verso Wadi Al-Rabee per proteggere i civili

Il Ministero dell’Interno, intanto, ha messo in guardia i residenti di fare molta attenzione, in quanto Tripoli e la zona circostante dispongono di livelli di sicurezza molto bassi. “Stiamo preparando alcuni apparati per colmare l’attuale vuoto di sicurezza, ci appelliamo quindi alla saggezza dei residenti, chiedendo loro di stare lontani dagli scontri e di mettersi al riparo”, ha scritto il Ministero dell’Interno in un comunicato su Facebook, nella giornata di lunedì 3 settembre.  

Nel frattempo, il convoglio militare della Al-Bonyan Al-Marsous Operation, l’operazione militare che spodestò l’ISIS da Sirte nell’agosto 2016, arrivato nel sobborgo di Tahoura, ad Est della capitale, la notte di domenica 2 settembre, è ancora in attesa di ordini per cominciare l’avanzata all’interno di Tripoli. Secondo alcuni, tali forze non dovranno partecipare direttamente agli scontri, ma saranno mandate a controllare la prigione di Mitiga dopo che, il 2 settembre, è stata confermata l’evasione di più di 400 prigionieri del carcere Ruwaimi di Ain Zara. È atteso altresì l’arrivo di altre forze da Zliten in aiuto, per cercare di sedare le tensioni.

Sul fronte politico, il governo di Serraj, che ha annunciato lo stato di emergenza a Tripoli domenica 2 settembre, ha reso nota l’implementazione di nuovi “accordi di sicurezza” per vietare l’uso di qualsiasi arma nel centro della città e per provvedere allo scioglimento delle milizie e alla loro integrazione neiu corpi di polizia e nell’esercito libico.

Successivamente, nonostante l’intervento della NATO e il rovesciamento di Gheddafi, la Libia non è mai riuscita ad effettuare una transizione democratica, con il risultato che, ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo insediato a Tripoli e appoggiato dall’Onu e dall’Italia, e il secondo insediato a Tobruk e sostenuto da Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti. L’assenza di una guida unitaria del Paese, in grado di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale ed i suoi confini, ha fatto sì che i trafficanti di esseri umani, i gruppi armati ed i terroristi portassero avanti indisturbati le proprie attività a danno dei migranti, che sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati. Gli ultimi scontri sono scoppiati il 27 agosto a Tripoli, dove sono morte inizialmente 30 persone nelle offensive tra le milizie armate appartenenti alla Settima Brigata, conosciuta anche con il nome di Kanyat, originarie della città di Tarhuna, e un’altra coalizione formata dalle Tripoli Revolutionaries Brigade, Misrata’s 301 Brigade, Bab Tajoura Brigade, Ghanewa Brigade e Nawasi Brigade.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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