Yemen: proteste cittadine paralizzano Aden

Pubblicato il 3 settembre 2018 alle 6:00 in Medio Oriente Yemen

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Centinaia di manifestanti hanno protestato, domenica 2 settembre, contro il deterioramento dell’economia yemenita e l’indebolimento della valuta nazionale, bloccando le principali strade del Paese e bruciando penumatici nella città meridionale di Aden, causando la chiusura di negozi e uffici governativi.

Nella giornata di domenica 2 settembre, poiché il consiglio di coordinamento dei sindacati della Confederazione Generale dei Lavoratori dello Yemen meridionale aveva indetto una giornata di disobbedienza civile, la maggior parte dei mercati e dei negozi della città di Aden erano chiusi. I manifestanti hanno bloccato le strade principali, incendiato copertoni e pneumatici, e protestato nella piazza principale della città, dove è situata la Banca Nazionale. Alcune manifestazioni minori hanno coinvolto anche le municipalità limitrofe. Uno dei manifestanti, Fadl Ali Abdullah, ha affermato che non c’è alternativa, per cambiare la situazione attuale, se non quella di una “rivoluzione popolare contro la corruzione in tutte le sue forme”. Abdullah ha poi aggiunto che il popolo ha perso la fiducia in “tutto ciò che lo circonda”.

Il consigliere presidenziale Abdel-Malek al-Mekhlafi, nella medesima giornata, ha fatto appello al lancio di “profonde riforme in vari campi” al fine di bloccare l’impoverimento della nazione. “Gli obiettivi di assicurarsi la vittoria contro i golpisti, liberare il Paese e preservare la legittimità per ripristinare lo Stato non possono essere conseguiti senza riformare il governo legittimo affinché il suo operato sia all’altezza della presente situazione”, ha scritto il consigliere governativo sul suo profilo Twitter.

La valuta nazionale, il rial, ha perso oltre la metà del suo valore rispetto al dollaro statunitense a partire dall’inizio della guerra civile, scoppiata il 22 marzo 2015 tra il governo riconosciuto a livello internazionale, stanziato nel sud e appoggiato anche dall’Arabia Saudita, e il movimento Houthi, schierato con l’Iran, il quale ha preso il controllo del nord del Paese, ivi inclusa la capitale Sanaa. In questo contesto, molti prodotti sono diventati pressoché impossibili da acquistare da parte dei cittadini a causa del proibitivo aumento dei prezzi, e la banca centrale ha iniziato a non riuscire più a pagare gli stipendi degli impiegati pubblici. Le autorità hanno cercato di aumentare la liquidità stampando moneta, ma la conseguenza è stata la svalutazione del rial, che nell’ultimo anno è passato da 250 a 350 in rapporto al dollaro americano. Alla fine del 2017, la valuta yemenita era arrivata a quota 440 rispetto al dollaro, e il suo valore è calato ulteriormente a gennaio 2018, attestandosi a 500. L’Arabia Saudita, che è alla guida di una coalizione militare opposta agli Houthi, ha aiutato l’economia dello Yemen depositando due miliardi di dollari presso la banca centrale del Paese, tuttavia ciò non ha frenato la svalutazione del rial, che è ormai arrivato a quota 550 rispetto al dollaro USA.

La guerra in corso nel Paese, considerata un conflitto per procura (proxy war) tra i rivali della regione, ossia Arabia Saudita e Iran, ha causato una crisi economica e umanitaria nello Stato, già di per sé molto povero. Nel 2017 in Yemen è altresì scoppiata un’epidemia di colera e si è diffusa una grave carestia, che secondo le Nazioni Unite rappresenta una delle più letali dei nostri tempi.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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