Libia: le morti continuano, ma perché?

Pubblicato il 3 settembre 2018 alle 11:39 in Africa Libia

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Gli scontri non accennano a fermarsi in Libia dove, il primo settembre, almeno 11 combattenti sono stati uccisi e 19 feriti dalle forze del generale Khalifa Haftar nella città orientale di Derna. I notiziari locali hanno riferito che tra le vittime vi era l’alto dirigente, Mohamed Fitour, aggiungendo infine che un aereo militare, noto come MiG-21, era sospeso sopra Derna, la quale è stata oggetto di pesanti bombardamenti e attacchi aerei delle forze di Haftar. Nonostante, secondo The Libya Observer, la città orientale sia stata “liberata completamente” il 28 giugno, gli scontri sono ancora in corso, contribuendo al dislocamento delle famiglie e apportando gravi danni alle infrastrutture della città.

Le cause della crisi in Libia sono molteplici. Alcune sono di natura interna, causate dalle deboli istituzioni ereditate dal regime di Muammar Gheddafi, le quali hanno reso difficile per una società frammentata raggiungere la riconciliazione. Altre ragioni, tuttavia, risiedono in fattori esterni, come l’influenza di terzi attori regionali e internazionali, i quali hanno sostenuto le parti avversarie nel conflitto sia politicamente, sia militarmente.

L’inizio dei disordini nel Paese risale al 17 febbraio 2011, data del crollo del regime di Gheddafi, il quale governava la Libia dal 1969. Da allora, la nazione si è divisa in fazioni rivali che causano disordini e conflitti armati, contribuendo alla proliferazione di una miriade di milizie, gruppi jihadisti e trafficanti di esseri umani. La prima guerra civile ha avuto luogo tra il febbraio e l’ottobre del 2011 e ha visto le forze lealiste di Gheddafi contrapporsi a quelle dei rivoltosi, riunite nel Consiglio nazionale di transizione. Tuttavia, da quando l’intervento della NATO, guidato dagli Stati Uniti e dalla Francia, ha abbattuto Gheddafi, nell’ottobre 2011, la Libia non ha mai compiuto una transizione democratica. Ad oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo, creato dall’ONU con gli accordi di Skhirat, il 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato, dal 30 marzo 2016, dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite e dall’Italia. Il secondo, invece, ha sede a Tobruk ed è appoggiato principalmente da Russia ed Egitto.

Le divisioni tra le istituzioni politiche ed economiche presenti in Libia sono state una delle principali cause di instabilità e sofferenza per la popolazione. A conferma di ciò, il Paese nordafricano ha attualmente una banca centrale divisa il che significa che, negli ultimi 4 anni, non sono state attuate politiche monetarie e fiscali centralizzate. Tale mancanza ha altresì causato alti livelli di inflazione e un netto calo del valore della valuta libica. La situazione generale è poi stata aggravata dall’assenza di liquidità nelle banche.

Secondo quanto riporta al Jazeera English, un buon inizio per promuovere la stabilizzazione della Libia sarebbe la riduzione delle influenze esterne che alimentano il conflitto. Paesi come gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto hanno altresì ignorato apertamente le sanzioni internazionali sulle armi, continuando a rifornire di artiglieria pesante il comandante Khalifa Haftar, attualmente a capo della Libia orientale. Da parte loro, invece, Qatar e Turchia sono stati accusati di fornire supporto politico alla fazione occidentale.

Ingerenze esterne arrivano anche dall’Europa, in particolare da Francia e Italia, le quali si sono scontrate più volte per decretare chi dovesse dettare gli sviluppi politici nel vicino Paese nordafricano. Roma e Parigi nel 2011 hanno guidato congiuntamente la campagna contro Gheddafi, tuttavia, oggi, sono responsabili per il pericoloso tiro alla fune che contribuisce a destabilizzare ulteriormente il Paese. A conferma di ciò, il 29 maggio, la Francia, sostenuta dagli Emirati e dall’Egitto, aveva ospitato un vertice sulla Libia, tentando di imporre la propria visione sulla risoluzione del conflitto. Tale approccio, tuttavia, non è stato accolto dall’Italia, la quale si è opposta al piano francese, allineandosi con gli Stati Uniti e proponendo di tenere un’altra conferenza internazionale, questa volta a Roma, probabilmente nel mese di novembre.

La rivalità tra Francia e Italia è un buon esempio di come la mancanza di consenso internazionale prolunghi l’instabilità in Libia. Secondo al Jazeera English, è perciò essenziale che tutti gli attori coinvolti in Libia dimostrino la volontà di attuare un piano di stabilizzazione, guidato e attuato dalle Nazioni Unite.

Un altro ostacolo alla stabilità libica è il crescente numero e potere delle milizie. Tale processo ha avuto inizio dopo il crollo del regime di Gheddafi, quando le deboli strutture dell’esercito nazionale e delle forze di polizia non hanno resistito, permettendo alle milizie di proliferare e consolidare il proprio potere. Diversi gruppi armati hanno perciò preso il controllo delle istituzioni e delle proprietà statali, come gli edifici dei ministeri, strutture petrolifere, posti di frontiera, porti e caserme militari. Le milizie hanno poi sottoposto gli organi governativi a estorsioni, richiedendo ulteriori pagamenti e nomine in lavori altamente retribuiti. Non è un caso che la preoccupazione principale di questi gruppi sia stata l’arricchimento personale piuttosto che il potere politico.

Sempre secondo la testata giornalistica mediorientale, un ulteriore passo verso la ripresa della Libia sarebbe la promulgazione di una nuova Costituzione, documento che il Paese non ha ottenuto da quando Gheddafi è salito al potere nel 1969. A conferma di ciò, contro l’idea francese secondo cui le nuove elezioni, previste per dicembre, dovrebbero svolgersi rapidamente, molti cittadini libici chiedono che prima venga votata una nuova Costituzione. Già nel 2014, un corpo di 60 membri eletti aveva redatto un nuovo statuto, il quale dovrebbe essere approvato con una maggioranza di 2/3 in un referendum nazionale.

In linea teorica sarebbe compito del Parlamento libico, cioè la Camera dei Rappresentanti basata a Tobruk, approvare una legge referendaria per guidare il processo. Tuttavia, alcuni membri della Camera, già contrari al progetto di una nuova Costituzione, hanno ostacolato la procedura, rinviando il voto nella speranza che l’idea venga abbandonata. Secondo al Jazeera English, gli attori politici libici e quelli esterni, come la Francia, devono capire che una nuova Costituzione unirà la maggioranza della popolazione, producendo una fonte di legittimità politica.

Oltre ad una costituzione, secondo il quotidiano arabo, la Libia avrebbe anche urgentemente bisogno di un processo di riconciliazione nazionale, efficace e funzionante, che includa tutti gli attori politici, militari e regionali coinvolti nel conflitto. A tal proposito, le Nazioni Unite hanno già annunciato il progetto per una conferenza di riconciliazione, tuttavia, tale processo deve essere forgiato a livello locale e regionale, con un approccio dal basso verso alto, culminante in una dichiarazione nazionale. L’istituzione di un governo nazionale autorevole, capace di unire l’esercito, le agenzie di sicurezza e tutte le istituzioni politiche ed economiche del Paese è altresì fondamentale per stabilizzare il Paese sia a livello finanziario che politico, in modo da prepararlo per un processo elettorale democratico.

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Alice Bellante

di Redazione

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