Gruppo ribelle stanziato in Eritrea fa ritorno in Etiopia

Pubblicato il 3 settembre 2018 alle 17:34 in Africa Etiopia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il gruppo di opposizione etiope Patriotic Ginbon 7 ha fatto ritorno in Etiopia dalla propria base in Eritrea. Secondo quanto riportato dal sito Africa News, i componenti del gruppo sono rientrati in patria attraverso la città di Humera, localizzata nel nord della regione Tigrè, al confine con l’Eritrea, domenica 2 settembre.

Fino al luglio 2018, il Patriotic Gibon 7 è stato considerato un’organizzazione terroristica dal governo di Addis Abeba. Nel corso dell’estate, il Parlamento etiope ha deciso di eliminare tale designazione anche da altri gruppi, come l’Oromo Liberation front (OLF) e l’Ogaden National Liberation Front (ONLF). Precedentemente, nel mese di giugno, il Patriotic Gibon 7 aveva annunciato un cessate il fuoco unilaterale, con l’obiettivo di iniziare colloqui di pace. Il suo ritorno in Etiopia segna la fine della lotta delle autorità etiopi contro tali gruppi di ribelli, in linea con le riforme politiche avviate dal premier Abiy Ahmed.

Sotto l’amministrazione del nuovo premier, in carica dal 27 marzo, l’Etiopia ha avviato un cambiamento radicale non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello politico e sociale. Il Paese dle Corno d’Africa era caratterizzato da tensioni politiche dal novembre 2015 per via del Master Plan, un piano adottato dalle autorità di Addis Abeba, che mirava a espandere il territorio della capitale a discapito degli abitanti della regione di Oromo, la più grande e la più popolosa dello Stato. Nonostante il progetto fosse stato cancellato nel mese di gennaio 2016, le proteste erano continuate, diffondendosi anche nella regione di Amhara e, gradualmente, nel resto del Paese. I cittadini avevano cominciato altresì a chiedere la liberazione dei prigionieri e il riconoscimento di maggiori diritti e maggiore rappresentanza politica per gli abitanti di Oromo e Amhara così che, dal 3 gennaio, il governo di Addis Abeba ha rilasciato più di 7.000 prigionieri per cercare di sedare le tensioni, senza tuttavia riuscirvi. In seguito alle dimissioni dell’ex premier, Hailemariam Desalegn, presentate il 15 febbraio, la coalizione governativa Ethiopia Peoples Revolutionary Democratic Front (EPRDF), ha proclamato lo stato di emergenza per la durata di 6 mesi, con l’obiettivo di interrompere le proteste. Tale condizione, revocata il 5 giugno scorso grazie ad Ahmed, ha previsto una serie di restrizioni alla popolazione per mantenere l’ordine pubblico e garantire la sicurezza, tra cui il divieto di sciopero, di manifestare e di organizzare o partecipare a riunioni non autorizzate.

Il 9 luglio, Etiopia ed Eritrea hanno firmato un accordo di pace, ponendo fine allo stato di guerra tra i due Paesi, in corso dal 1998. Alla fine di agosto, l’Eritrea ha ospitato un meeting di riconciliazione tra il governo etiope e un gruppo di ribelli appartenenti all’estremo nord della regione etiope Tigrè. Secondo quanto riportato da Africa News, la delegazione di Addis Abeba, guidata dal direttore dell’intelligence e dei servizi di sicurezza, ha incontrato i rappresentanti del Tigray People’s Democratic Movement (TPDM), guidati a loro volta dal loro presidente, Mokonen Tesfay. Tale incontro fa parte di un’iniziativa più ampia, sponsorizzata da Asmara, che mira a facilitare la riconciliazione tra il governo etiope e i gruppi di ribelli che si erano stabiliti in Eritrea.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.