Ankara condanna gli scontri in Libia

Pubblicato il 3 settembre 2018 alle 15:31 in Libia Turchia

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Il ministero degli Esteri turco ha diffuso una nota, sabato 1 settembre, nella quale ha espresso la preoccupazione di Ankara per gli scontri violenti tra milizie rivali che, dal 27 agosto, hanno gettato nel caos la Libia e, in particolare, la sua capitale, Tripoli. Nel comunicato che hanno diffuso, le autorità turche hanno fatto espressamente riferimento al coinvolgimento dei civili nelle violenze in atto nel Paese nordafricano. In particolare, il ministero turco ha affermato che tutte le parti dovrebbero evitare azioni che possono danneggiare i civili e interrompere il processo politico guidato dalle Nazioni Unite. Secondo la dichiarazione, la Turchia, da parte sua, “sta dando pieno sostegno agli sforzi per porre fine agli scontri e ripristinare la pace e la sicurezza a Tripoli”.

Gli scontri nella capitale libica sono inziati il 27 agosto e, dopo una breve tregua, decisa il 30 agosto, sono ripresi, provocando 47 morti e 129 feriti in 8 giorni, secondo gli ultimi dati diffusi del ministero della Salute libico. I gruppi coinvolti nei combattimenti sono le milizie armate appartenenti alla Settima Brigata, nota anche con il nome di Kanyat, e un’altra coalizione formata dalle Tripoli Revolutionaries Brigades, Misrata’s 301 Brigade, Bab Tajoura Brigade, Ghanewa Brigade e Nawasi Brigade. Mentre le Tripoli Revolutionaries Brigades e la Nawasi Brigade sono due dei più grandi gruppi armati della capitale libica, le milizie della Settima Brigata provengono dalla città di Tarhuna, situata a 65 chilometri a sudest di Tripoli.

L’instabilità in Libia affonda le sue radici nel 2011 e, in particolare, nella rivoluzione, iniziata nel febbraio di quell’anno, nel successivo intervento della NATO e nel rovesciamento del regime di Muammar Gheddafi, che governava il Paese dal 1969. Il Paese nordafricano, tuttavia, non è mai riuscito ad avviare una transizione democratica, con il risultato che, ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il governo di Tripoli è sostenuto dall’Onu e dall’Italia, mentre il governo di Tobruk è sostenuto da Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti.

In tale contesto, secondo quanto affermato dal ministero degli Esteri turco, Ankara attribuisce “la massima importanza alla sicurezza e al benessere del popolo libico”, con il quale ha una “relazione profonda”. Dopo la rivoluzione del febbraio 2011, la Turchia ha riconosciuto il Consiglio nazionale di transizione come “rappresentante esclusivo del popolo libico”. Il Consiglio nazionale di transizione è stato istituito il 27 febbraio 2011 e ha riunito le forze contrapposte a Gheddafi. Il Consiglio si è in seguito dotato di un braccio esecutivo, un governo provvisorio che, per mesi, ha avuto sede a Bengasi, in quanto prima città ribelle, per poi trasferirsi a Tripoli, in seguito alla fuga di Gheddafi. Dopo che il Consiglio ha acquisito il pieno controllo di Tripoli, la Turchia è stato il primo Paese a nominare un ambasciatore a Tripoli, il 2 settembre 2011. Secondo il ministero degli Esteri turco, “la Turchia ha altresì contribuito allo sviluppo delle istituzioni in Libia, in particolare nei settori della sicurezza e della ripresa economica”. Nel 2014, tuttavia, per ragioni di sicurezza, ha sospeso alcuni programmi di assistenza, ha chiuso temporaneamente, il 14 giugno di quell’anno, il consolato generale turco a Bengasi e ha interrotto le attività dell’ambasciata turca a Tripoli, il 25 luglio 2014. Da allora, l’ambasciata turca nella capitale libica non è operativa, mentre continua a funzionare il consolato turco a Misurata.

Secondo quanto riportato dal ministero degli Esteri turco, inoltre, “la Turchia ha sostenuto attivamente il processo di dialogo politico libico facilitato dalle Nazioni Unite per tutto il 2015”, impegnandosi con tutte le parti interessate per “incoraggiarle ad aderire al processo politico” e a concludere “un accordo reciprocamente accettabile”. Per tale ragione, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha preso parte alla cerimonia della firma dell’accordo di Skhirat, siglato il 17 dicembre 2015, in Marocco, dai delegati del Congresso di Tripoli e della Camera di Tobruk. La Turchia ha accolto con favore la conclusione di tale accordo, il cui obiettivo era trovare una soluzione politica alla crisi libica, istituendo un governo di accordo nazionale.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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