Libia: nuovi scontri a Tripoli vicino all’ambasciata italiana

Pubblicato il 2 settembre 2018 alle 15:21 in Africa Libia

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Nuovi scontri sono scoppiati a Tripoli, sabato 1 settembre, causando il ferimento di almeno 3 persone in seguito al lancio di alcuni razzi diretti contro numerosi snodi della capitale libica, tra cui una nota struttura alberghiera poco distante dall’ambasciata italiana.

In base a quanto riferito dai testimoni all’agenzia di stampa francese AFP, 3 persone sono rimaste ferite quando i razzi hanno colpito il quarto piano dell’hotel Al-Waddan, che si affaccia sulla baia di Tripoli ed è situato a 100 metri di distanza dall’ambasciata italiana. Un altro razzo ha colpito la casa di una famiglia di civili nell’area di Ben Ashour. L’appartamento si trova a circa 200 metri dall’ufficio del primo ministro libico. L’inviato di Al-Jazeera sul posto, Mahmoud Abdelwahed, ha descritto scene di terrore in particolare nei distretti periferici meridionali della città, riferendo che le milizie rivali si stanno scontrando in zone densamente popolate della capitale.

Gli scontri di sabato sono avvenuti all’indomani dell’esplosione di nuovi scontri e del lancio di 15 razzi su Tripoli e sulle zone limitrofe. Ciò ha determinato la temporanea chiusura dell’aeroporto situato in prossimità della capitale libica. In seguito agli eventi di sabato, i ministeri degli Esteri di Gran Bretagna, la Francia, l’Italia e gli Stati Uniti hanno prontamente condannato gli episodi di violenza rilasciando un comunicato congiunto in cui rendono noto che simili tentativi di indebolire le “legittime autorità libiche” e ostruire lo svolgimento del presente processo politico sono “inaccettabili”. Le potenze occidentali hanno altresì aggiunto: “Domandiamo ai gruppi armati di cessare immediatamente ogni azione militare e mettiamo in guardia coloro che tentano di minare la stabilità di Tripoli o di ogni altro luogo in Libia che verranno ritenuti direttamente responsabili delle loro azioni”.

Anche il ministero dell’Interno dell’amministrazione libica ufficialmente riconosciuta dalle Nazioni Unite, ossia il Governo di Accordo Nazionale stanziato a Tripoli, ha denunciato le violenze che hanno scosso la città. Il governo di Tripoli ha accusato degli scontri fazioni non meglio specificate che “minano il cessate-il-fuoco lanciando razzi e ordigni esplosivi alla cieca su Tripoli e sulle sue periferie”.

Lunedì 27 agosto erano morte 30 persone, e altre 96 erano rimaste ferite, negli scontri tra milizie armate appartenenti alla Settima Brigata, conosciuta anche con il nome di Kanyat, originarie della città di Tarhuna, situata 65 chilometri a sud-est di Tripoli, e un’altra coalizione formata da Tripoli Revolutionaries Brigade, Misrata’s 301 Brigade, Bab Tajoura Brigade, Ghanewa Brigade e Nawasi Brigade. I combattimenti erano proseguiti anche il martedì seguente e il mercoledì, per raggiungere, giovedì 30 agosto, una fragile tregua, durata poche ore e interrotta la sera stessa.

Tali offensive avevano altresì causato la dispersione di numerosi civili e migranti presenti nell’area. In particolare, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha reso noto che, nell’arco settimana appena conclusasi, centinaia di migranti sono stati evacuati dai centri di detenzione nel sud di Tripoli, per via degli scontri tra i gruppi rivali. Oltre ai 118 migranti aiutati dall’IOM, il 29 agosto, altre 300 persone sono state evacuate dal Direzione per la lotta all’immigrazione illegale (DCIM) presso centri sicuri, con il supporto di altri attori umanitari. Infine, il 30 settembre, in coordinazione con in Danish Refugee Council (DRC) e l’ambasciata della Somalia, l’IOM ha assistito circa 90 migranti somali coinvolti negli scontri. Coloro che hanno espresso il desiderio di essere rimpatriati sono stati inseriti nel programma di ritorno volontario assistito, attraverso il quale raggiungeranno i loro Paesi di origine in sicurezza.

Secondo le stime degli ufficiali tripolini, nei combattimenti sono rimaste uccise 40 persone, tra cui 18 civili. In base al bilancio dell’organizzazione Human Rights Watch, ammontano almeno a 4 i bambini inclusi tra le vittime.

Da quando l’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, ha abbattuto Gheddafi, nell’ottobre 2011, la Libia non ha mai compiuto una transizione democratica. Ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo, creato dall’ONU con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite e dall’Italia. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia ed Egitto. L’assenza di una guida unitaria del Paese, in grado di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale ed i suoi confini, ha fatto sì che i trafficanti di esseri umani, i gruppi armati ed i terroristi portassero avanti indisturbati le proprie attività a danno dei migranti, che sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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