Iran: l’ayatollah raccomanda il miglioramento della difesa, Teheran è già al lavoro

Pubblicato il 2 settembre 2018 alle 17:18 in Iran Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il leader supremo iraniano, l’ayatollah Ali Khamenei, domenica 2 settembre ha dichiarato che, nonostante sia improbabile che il Paese vada in guerra, le forze armate devono migliorare le loro capacità di difesa.

In una dichiarazione rilasciata sul suo sito web, Khamenei ha affermato che le unità di difesa aerea iraniane sono una parte molto sensibile delle forze armate e sono sempre in prima linea quando si tratta di affrontare un nemico, pertanto secondo l’ayatollah è necessario migliorarne la prestanza e le capacità. Teheran aveva già fatto intendere di essere al lavoro sulla difesa quando, il 21 agosto, aveva annunciato di aver prodotto un nuovo aereo da caccia completamente in Iran.

Sabato 1 settembre, il governo aveva annunciato i suoi piani per migliorare la sua capacità missilistica balistica e di crociera e l’intenzione di acquistare aerei da caccia e sottomarini moderni. L’annuncio era stato fatto da Mohammad Ahadi, vice ministro della Difesa per gli affari internazionali. “Abbiamo le infrastrutture necessarie. Dobbiamo fare ricerca e aumentare lo sviluppo, migliorando e aggiornando, allo stesso tempo, l’industria della difesa, basandoci sulle altissime capacità scientifiche dell’Iran e sui migliaia di laureati in ambito scientifico e in ingegneria” aveva dichiarato Ahadi. In un annuncio separato, il capo del ministero della Difesa per le industrie navali aveva comunicato che il Paese sta lavorando su un sistema di propulsione jet ad acqua che sarà pronto per marzo 2019. Infine, i media iraniani hanno riportato che Teheran ha lanciato una serie di esercitazioni militari che includono 150.000 volontari membri della milizia Basij, guidati dalla Guardia Rivoluzionaria iraniana, che ha giurato di proteggere il Paese da “minacce straniere”.

La decisione dell’Iran di sviluppare ulteriormente l’esercito è giunta poiché gli Stati Uniti hanno reimposto una serie di sanzioni sul Paese, in seguito all’abbandono del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), l’accordo sul nucleare firmato nel 2015. Tale patto era stato firmato il 14 luglio 2015 a Vienna da Iran, Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Regno Unito e Germania. L’intesa prevedeva la revoca delle sanzioni internazionali imposte sulla Repubblica Islamica, in cambio dell’impegno di quest’ultima a limitare il suo programma nucleare. Secondo l’amministrazione Trump, tuttavia, l’accordo non è riuscito a privare l’Iran dei mezzi necessari per sviluppare un’arma atomica e nemmeno a interrompere la sua ingerenza sui Paesi vicini del Medio Oriente. Per tali ragioni, l’8 maggio gli Stati Uniti avevano notificato il loro recesso dall’accordo e, 3 mesi dopo, il 7 agosto, hanno reintrodotto sanzioni dirette su 3 importanti settori dell’economia iraniana: quello siderurgico, quello automobilistico e quello finanziario. In particolare, le misure restrittive limitano l’accesso alle materie prime e alle parti essenziali e colpiscono le transazioni in dollari, rial, oro e metalli preziosi.

Mercoledì 29 settembre, durante una riunione con il presidente iraniano, Hassan Rouhani, e il suo gabinetto, Khamenei aveva avvertito che Teheran potrebbe abbandonare il patto nucleare con gli altri poteri mondiali, mettendo in dubbio la capacità degli Stati europei di salvare l’accordo. I funzionari iraniani hanno dichiarato che decideranno se ritirarsi dal JCPOA dopo aver esaminato un pacchetto europeo di misure economiche, criticato da Washington, che potrebbe compensare le sanzioni statunitensi. Inoltre, Teheran vorrebbe che i firmatari europei del patto si impegnino per garantire al Paese l’accesso al sistema bancario occidentale per continuare a vendere petrolio, nonostante le restrizioni.

L’ultima settimana di agosto, gli avvocati iraniani hanno chiesto alla Corte Internazionale di Giustizia di ordinare agli Stati Uniti di eliminare le sanzioni contro Teheran. Secondo l’accusa, tali restrizioni, che stanno danneggiando la già debole economia del Paese, violano i termini del trattato di amicizia del 1955 stretto tra i due Stati. Washington risponderà formalmente all’accusa martedì 4 settembre e, secondo Al Jazeera in lingua inglese, gli avvocati statunitensi sosterranno che il tribunale delle Nazioni Unite non dovrebbe avere alcuna giurisdizione nella disputa, che il trattato d’amicizia non è più valido e che, in ogni caso, le sanzioni contro l’Iran non lo violano.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.