Afghanistan: nuovo generale USA ma pace ancora lontana

Pubblicato il 2 settembre 2018 alle 13:06 in Afghanistan Asia

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Il tenente generale statunitense Austin Scott Miller ha ufficialmente assunto il comando delle forze NATO presenti in Afghanistan, domenica 2 settembre, mentre Washington rimette in discussione la strategia dispiegata nel Paese per piegare i talebani a una pace dopo 17 anni di conflitto.

Miller, 57 anni, ex capo del Comando congiunto delle operazioni speciali americane (Joint Special Operations Command) dal 2016, ha sostituito il generale John Nicholson, prendendo le redini di ambo le forze statunitensi dell’Operazione Freedom Sentinel e della NATO dispiegate in Afghanistan nel contesto dell’Operazione Resolute Support. L’avvicendamento avviene in un periodo di latenti incertezze circa l’efficacia dell’attuale strategia in campo nella lotta contro i militanti talebani, come anche di crescenti instabilità del governo di Kabul, sostenuto dai Paesi occidentali.

“Per avere successo, dobbiamo continuamente imparare la strategia del nemico e adattarci a essa e all’ambiente circostante”, ha affermato Miller in occasione della cerimonia di insediamento presso il quartier generale della missione NATO a Kabul. “Non c’è posto per lo status quo. Non possiamo permetterci di essere soddisfatti”.

Nella giornata di domenica 2 settembre, Miller è ufficialmente diventato il nono comandante delle truppe degli Stati Uniti in 17 anni di guerra nonché il primo comandante delle forze americane in Afghanistan a essere nominato dall’amministrazione Trump. In passato, egli aveva guidato il contingente militare di operazioni speciali in Afghanistan (2013-2014), oltre ad aver supervisionato varie missioni in Iraq e in Somalia. Nell’ottobre 1993, col grado di capitano della Delta Force, aveva altresì partecipato alla Battaglia del Mercato di Bakhara, avvenuta nella capitale somala Mogadiscio.

“Credo che alcuni talebani vogliano la pace, ma siano spronati a combattere dagli altri”, ha spiegato il comandante uscente durante la cerimonia, incoraggiando gli insorti ad ascoltare le richieste di pace del popolo afghano. “È ora che questa guerra in Afghanistan finisca”, ha aggiunto Nicholson.

È passato un anno ormai dall’inizio della nuova strategia militare adottata dal Pentagono e volta ad aumentare le pressioni sul gruppo talebano per spronarlo alla resa. In questo periodo, gli Stati Uniti hanno intensificato i raid aerei e hanno inviato migliaia di unità aggiuntive tra le fila delle truppe afghane per consigliare e addestrare le forze locali. Tuttavia, non sono ancora giunti evidenti segnali di cedimento da parte dei talebani. Washington ha ormai accettato l’impossibilità di ottenere una vittoria puramente militare contro il nemico, e si è dunque focalizzata su piani atti a costringere i talebani a interrompere le ostilità e negoziare le trattative di pace con il governo di Kabul. Sembra però che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sia sempre più impaziente in merito alla mancanza di progressi tangibili sul fronte afghano, e abbia intenzione di assestare una virata alla strategia attuale.

Nel frattempo, il bilancio di vittime tra i civili continua a salire, e i talebani hanno compiuto numerosi attacchi nelle principali città del Paese quali Kabul e Jalalabad; se il gruppo estremista non è ancora riuscito a prendere il controllo di grandi centri urbani, è però riuscito a insediarsi in larghe porzioni delle campagne.

Nel mese di giugno, un rapporto stilato dall’Ispettore Generale del Pentagono ha offerto una prospettiva negativa della situazione, indicando che c’era ben poca evidenza che le azioni americane volte a mettere pressione sui talebani avessero riscontrato un impatto significativo. Per quanto riguarda le forze locali afghane, esse registrano una carenza cronica di forza e prontezza negli interventi, a causa di enormi perdite e alti livelli di diserzione, e devono parimenti affrontare numerosi problemi organizzativi e logistici. Le speranze di una svolta che conduca al tavolo dei negoziati di pace erano state fomentate da un cessate-il-fuoco proposto dagli stessi talebani in occasione della festività islamica del Īd al-fiṭr. Si è trattato di una tregua senza precedenti. Tuttavia, l’ottimismo del momento è stato presto stroncato da nuovi attacchi del gruppo, in primis quello che ha colpito la città di Ghazni nella mattina del 12 giugno.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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