Stati Uniti: interrotti i fondi per i rifugiati palestinesi

Pubblicato il 1 settembre 2018 alle 10:01 in Palestina USA e Canada

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Gli Stati Uniti sospenderanno definitivamente il sovvenzionamento destinato all’Agenzia ONU per i rifugiati palestinesi (UNRWA), ha reso noto il Dipartimento di Stato americano.

A rendere nota la decisione è stata, venerdì 31 agosto, la portavoce Heather Nauert, attuale sottosegretaria di Stato per la diplomazia e gli affari pubblici, la quale ha descritto l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA) come “irrimediabilmente fallace”, e ha spiegato che l’amministrazione statunitense sta attentamente riesaminando la problematica e non stanzierà ulteriori contributi economici per l’organo dell’ONU.

Un portavoce del presidente palestinese Mahmoud Abbas, Nabil Abu Rudeina, ha più tardi commentato che la mossa americana rappresenta un vero e proprio “assalto” contro il suo popolo. “Una simile punizione non riuscirà a cambiare il fatto che gli Stati Uniti non detengono più un ruolo primario nella regione e non sono più parte della soluzione”, ha riferito Rudeina all’agenzia di stampa Reuters, aggiungendo che la decisione è una aperta “sfida” e atto di ribellione verso le risoluzioni delle Nazioni Unite.

Un rappresentante dell’UNRWA, Chris Gunness, ha difeso l’Agenzia ONU per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente in una serie di Tweet, nei quali ha scritto che i membri dell’organo in questione rifiutano categoricamente le critiche mosse dagli Stati Uniti contro l’UNRWA e contro le sue scuole, i suoi centri sanitari e i suoi programmi di assistenza emergenziale, che non sarebbero in alcun modo “fallaci”.

Nella medesima giornata di venerdì 31 agosto, ma prima della notizia rilasciata da Washington, il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha affermato che la Germania aumenterà i suoi contributi finanziari all’agenzia UNRWA perché la crisi imperante che ha recentemente colpito la struttura ha messo in moto una situazione precaria: “La perdita di questa organizzazione potrebbe scatenare una incontrollabile reazione a catena”.

L’UNRWA garantisce lo status di rifugiati a tutti i discendenti dei palestinesi che hanno lasciato o sono fuggiti da Israele quando fu stabilito lo Stato, nel 1948, ed è stata istituita l’8 dicembre 1948, a seguito della guerra arabo-israeliana, da parte della Assemblea generale delle Nazioni Unite. È un’agenzia di soccorso, sviluppo, istruzione, assistenza sanitaria, servizi sociali e aiuti emergenziali che soccorre oltre 5 milioni di rifugiati palestinesi residenti in Giordania, Libano, Siria, Cisgiordania e Striscia di Gaza; è separata dall’agenzia dell’ONU per i rifugiati (UNHCR), la quale è l’unica altra organizzazione delle Nazioni Unite volta ad aiutare i rifugiati e che si occupa di tutti gli altri rifugiati nel mondo.

Gli Stati Uniti sono stati finora i più importanti creditori dell’UNRWA, stanziando, nel 2016, 368 milioni di dollari, e sovvenzionando almeno il 30% delle operazioni condotte dall’agenzia nella regione interessata. Tuttavia, il 16 gennaio 2018, l’amministrazione americana aveva dichiarato che avrebbe dimezzato i fondi, affermando che l’ente avrebbe dovuto attuare alcune riforme non meglio definite. Secondo quanto previsto dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, i fondi destinati all’UNRWA si erano dunque ridotti a 60 milioni di dollari, e non erano stati erogati gli altri 65 milioni di dollari previsti.

A giugno 2018, le Nazioni Unite avevano dovuto richiedere agli Stati membri di supplire alla mancanza di fondi causata dai tagli statunitensi. Il commissario generale dell’UNRWA, Pierre Krahenbuhl, aveva dichiarato che i tagli a opera dell’amministrazione Trump avevano messo a repentaglio alcuni servizi base, come ad esempio l’assistenza alimentare nella Striscia di Gaza, così come le cliniche mediche e i servizi relativi all’istruzione per circa mezzo milione di bambini. Nabil Sha’ath, il consigliere senior del presidente palestinese, aveva dichiarato che si stava cercando un modo alternativo per finanziare l’organizzazione.

Il ministro degli Esteri giordano, Ayman Safadi, sabato 4 agosto aveva dichiarato che mantenere i servizi dell’UNRWA rappresentava un dovere legale e morale verso i rifugiati e che tutta la comunità internazionale avrebbe dovuto adempiervi. A suo dire, lo ‘status’ di queste persone avrebbe dovuto essere deciso sulla base delle Risoluzioni delle Nazioni Unite e dell’Iniziativa di Pace Araba, rispettando il diritto di ritorno e compensazione.

La decisione degli Stati Uniti inerente alla drastica riduzione dei fondi era giunta in seguito all’intensificarsi dell’opposizione del popolo palestinese nei confronti del riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, annunciato ufficialmente dal presidente americano il 6 dicembre 2017, e alle dichiarazioni del presidente dell’Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, il quale, il 22 dicembre 2017, aveva affermato che non avrebbe più riconosciuto gli Stati Uniti come mediatore di pace tra Israele e il popolo palestinese. Domenica 7 gennaio, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva dichiarato di condividere la posizione del presidente Trump in merito alla fine dei finanziamenti all’UNRWA, affermando: “Concordo pienamente con le forti critiche del presidente Trump nei confronti dell’UNRWA. L’UNRWA è un’organizzazione che perpetua il problema dei rifugiati palestinesi e perpetua anche il tema del cosiddetto diritto al ritorno, al fine di eliminare lo Stato di Israele. Di conseguenza, l’UNRWA deve scomparire”. I palestinesi considerano un loro diritto tornare nei territori che hanno abbandonato in seguito alla guerra israelo-palestinese del 1948.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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