Siria: autobomba ad Azaz, almeno 1 morto

Pubblicato il 1 settembre 2018 alle 16:14 in Siria Turchia

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L’esplosione di un’autobomba ha causato la morte di almeno una persona in una regione della Siria settentrionale controllata dai gruppi di ribelli appoggiati dalla Turchia.

L’esplosione è avvenuta, sabato 1 settembre, ad Azaz, cittadina situata a 30 chilometri a nord-nordovest da Aleppo, ed è stata ricondotta a un’autobomba; a renderlo noto sono stati sia un testimone oculare sia l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani. Secondo il resoconto del testimone, avrebbe colpito un sit-in organizzato per esigere nuove elezioni presso il consiglio locale. Secondo l’osservatorio di monitoraggio, con base a Londra, almeno una persona è stata uccisa dall’attentato, e diverse altre sono state ferite; la fonte oculare ha invece contato 2 morti e 25 feriti.

Dal 2016 a oggi, la Turchia ha organizzato due incursioni militari nella Siria settentrionale a sostegno dei ribelli che combattono contro il regime del presidente siriano, Bashar al-Assad, e garantisce allo stato attuale il suo supporto ai ribelli lungo il confine nord-occidentale del Paese con la Turchia. Ankara ha preso il controllo della zona dopo aver condotto offensive militari sia contro lo Stato Islamico sia contro le milizie curde delle Unità di Protezione Popolare (YPG), e ha poi aiutato a far confluire vari gruppi ribelli separati sotto un unico fronte armato unificato, che la Turchia addestra e stipendia. Il Paese si fa peraltro carico di molteplici spese e servizi offerti nell’area posta sotto il suo controllo. Ankara non è la sola dichiaratamente schierata contro Assad, in quanto anche gli Stati Uniti e numerosi Paesi arabi sunniti, in particolare l’Arabia Saudita e il Qatar, sostengono i ribelli. Tuttavia, tra gli Stati che fanno parte di questo fronte, la Turchia è la componente più attiva, offrendo apertamente sostegno logistico, militare ed economico. Ankara sta ora cooperando con la Russia e con l’Iran, che sostengono il regime del presidente siriano, per volgere a una risoluzione politica della crisi.

La Siria settentrionale è divenuta in misura sempre maggiore un rifugio sicuro non solo per i dissidenti in aperto contrasto con il regime, ma anche per civili e sfollati che hanno cercato riparo dalla guerra in altre regioni del Paese. Damasco sta mobilitando le forze governative per avviare un’offensiva nella provincia settentrionale di Idlib, ossia il territorio adiacente a quello posto sotto il temporaneo controllo turco. Le organizzazioni umanitarie hanno altresì allertato la comunità internazionale circa l’enorme rischio di spargimento di sangue tra i civili siriani nelle aree di confine tra Siria e Turchia.

Domenica 26 agosto, il presidente turco, Tayyip Erdogan, ha promesso di portare pace e sicurezza in Iraq e nelle zone siriane che non sono sotto il controllo della Turchia, e ha affermato che le organizzazioni terroristiche verranno sradicate da tali aree.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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