Libia: ucciso un ex capo dell’ISIS in raid aereo

Pubblicato il 31 agosto 2018 alle 7:31 in Africa Libia

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Un ex leader dell’ISIS è stato ucciso in un raid aereo in Libia, secondo quanto riferito dall’esercito americano.

Walid Hariba, ex capo dello Stato Islamico nella città di Sirte, ha perso la vita in un bombardamento aereo che ha colpito l’auto sulla quale viaggiava, a circa 4 km di distanza dalla città libica. Lo US Africa Command (AFRICOM) ha reso noto di aver condotto la missione di precisione nei pressi di Bani Walid, il 28 agosto, a circa 170 km da Tripoli. “Ad ora, possiamo confermare ce nessun civile ha perso la vita o è stato ferito nel corso dell’operazione”, riferisce il comunicato dell’AFRICOM.

La presenza sul territorio libico di forze militari appartenenti allo Stato Islamico è stata ripetutamente confermata nel corso degli ultimi due anni. Già nel dicembre del 2017, il coordinatore dell’antiterrorismo dell’Unione Europea, Gilles de Kerchove, aveva dichiarato che, nonostante l’ISIS fosse stato sconfitto a livello territoriale in Siria e in Iraq, sarebbe potuto rinascere in Paesi caratterizzati da “governi deboli”, come la Libia. Già due mesi prima, l’ufficio del Procuratore Generale libico, Sadiq Al-Sour, aveva riferito che centinaia di militanti dello Stato Islamico si erano riorganizzati in un “esercito del deserto” vicino a Sirte, dopo la liberazione della città, avvenuta il 5 dicembre 2015. La notizia è poi stata confermata, il 3 dicembre del 2017, dal capo dell’Activation Committe of Security Services di Sirte, Zarouk Asuiti, il quale aveva annunciato che l’ISIS si stava riunendo nel sud della città.

L’8 gennaio, l’Activation Committee of Security Services di Sirte ha annunciato la presenza di alcune cellule dei terroristi dello Stato Islamico nelle zone occidentale e meridionale di Tripoli e le Special Deterrence Forces (RADA) hanno arrestato due militanti dell’ISIS, che avevano tentato di far esplodere alcune bombe nei pressi di un grande mercato molto frequentato, situato nel quartiere di Driba, nella capitale libica. Successivamente, all’inizio di aprile, il governo di Tripoli ha annunciato il lancio di una nuova operazione militare, chiamata Nation’s Storm, con l’obiettivo di combattere i militanti dell’ISIS nel Paese. Secondo quanto riferito dal portavoce del governo di Tripoli, Mohammed El-Sallak, l’operazione copre un’area che va dal 60esimo km ad est di Misurata, e passa attraverso Bani Walid, Tarhouna, Misallata, Al-Khumus e Zlitin.

Da quando il regime del dittatore libico Muammar Gheddafi è stato rovesciato dall’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre del 2011, la Libia non ha mai compiuto una transizione democratica. Ancora oggi, il potere politico è diviso in due governo. Il primo ha sede a Tripoli, è guidato dal premier Fayez Serraj, ed è sostenuto dall’Onu e dall’Italia. Il secondo ha sede a Tobruk ed è sostenuto da Russia ed Egitto. I trafficanti di esseri umani, ormai da anni, si approfittano di tale situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati. La mancanza di una solida unità politica comporta altresì che i confini libici siano scarsamente controllati, permettendo non solo il passaggio dei flussi migratori gestiti dai trafficanti, ma anche di gruppi criminali e terroristici.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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