Egitto: uccisi 20 militanti tra il Sinai e il deserto occidentale

Pubblicato il 31 agosto 2018 alle 6:01 in Africa Egitto

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L’Egitto ha reso noto di aver ucciso 20 sospetti militanti in un raid aereo nel deserto occidentale e nella Pensioal del Sinai, mercoledì 29 agosto.

Il 9 febbraio scorso, il governo egiziano ha lanciato la missione antiterroristica denominata Comprehensive Operation – Sinai 2018, inaugurata dalle Forze Armate egiziane, con l’obiettivo di abbattere i ribelli islamisti nell’area, insieme a tutte le altre attività criminali che mettono in pericolo la sicurezza e la stabilità del Paese, secondo quanto specificato da un comunicato dell’esercito rilasciato all’inizio della campagna. Nonostante al-Sisi, avesse promesso che l’operazione “si sarebbe conclusa il prima possibile”, gli scontri continuano a verificarsi nella penisola. Tuttavia, le iniziative stanno avendo successo, permettendo di distruggere grandi quantità di infrastrutture e materiale militare appartenenti ai terroristi.

I raid del 29 agosto hanno colpito aree considerate chiave, poiché utilizzate dai militanti per compiere azioni ostili, hanno riferito le forze di sicurezza. Oltre ai 20 morti, 18 terroristi sono stati arrestati. L’ultimo episodio di scontri si era verificato il 25 agosto, quando 4 miliziani e 4 membri delle truppe governative egiziane erano rimasti uccisi nel corso di offensive armate in un’area del Sinai settentrionale che, fino a quel momento, era stata relativamente sicura. Secondo quanto riportato dal quotidiano The New Arab, ad oggi, nell’ambito dell’operazione Sinai 2018 sono morti 300 jihadisti e hanno perso la vita almeno 35 soldati egiziani.

La sconfitta definitiva degli islamisti e il ripristino della sicurezza dell’Egitto dopo anni di violenze e tensioni hanno rappresentato i pilastri della presidenza di al-Sisi che, il 26 marzo 2018, è stato rieletto con il 97% dei voti, sbaragliando i candidati dell’opposizione. Il leader egiziano ha così prestato giuramento davanti al Parlamento, lo scorso 2 giugno, assumendo il suo secondo mandato quadriennale. I suoi oppositori denunciano la sua rigida politica di intolleranza e repressione nei confronti del dissenso, avviata dall’inizio della presidenza, mentre i suoi sostenitori affermano che tali misure sono necessarie per riportare il Paese alla stabilità.

La situazione dei diritti umani in Egitto è deteriorata dopo che un golpe ha rovesciato, il 3 luglio 2013, l’ex presidente islamista Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani. Morsi era stato democraticamente eletto nel giugno 2012 ma, in seguito a numerose proteste popolari contro il suo governo, è stato rovesciato e messo sotto accusa insieme ad altri esponenti dei Fratelli Musulmani. Dalla sua cacciata, le autorità egiziane hanno iniziato a lanciare una dura repressione contro la Fratellanza Musulmana, dichiarata organizzazione terrorista nel dicembre 2013, e contro tutti gli oppositori politici. Nel maggio 2018, l’Unione Europea ha condannato l’Egitto per l’aumento del numero di arresti di attivisti anti-governativi, dalle elezioni del 26 marzo 2018, quando al-Sisi si è riconfermato presidente del Paese. Le organizzazioni per i diritti umani e gli attivisti politici hanno costantemente accusato al-Sisi di violare le libertà civili e reprimere gli oppositori al suo governo. Secondo diversi gruppi umanitari, la repressione dell’esercito contro i sostenitori di Morsi ha provocato la morte di oltre 1.400 persone. Circa 22.000 sono state arrestate e almeno 200 di queste sono state condannate a morte in processi di massa.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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