Siria: Idlib nel mirino di Assad

Pubblicato il 30 agosto 2018 alle 11:52 in Medio Oriente Siria

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Il regime del presidente siriano, Bashar al Assad, sta pianificando un’offensiva, definita “a fasi”, su Idlib, l’ultima roccaforte ribelle del Paese, dirigendo il suo primo attacco diretto a sud e ad ovest , secondo quanto riportato da un funzionario vicino a Damasco a Reuters.

Le forze di Assad stanno perciò progettando di colpire due diversi fronti del territorio siriano. Ad ovest, gli sforzi del regime saranno diretti verso la città occidentale di Jisr al-Shughour e la pianura di Al-Ghab, mentre al sud saranno colpite le città di al-Latamenah, Khan Sheikhoun e Maarat al-Numan. Da ciò emerge che Idlib dovrebbe essere presa di mira in un secondo momento, o meglio in una seconda fase. Assad e i suoi sostenitori, soggiogando le aree a sud e ad ovest del Paese, saranno più vicini alla riconquista delle principali vie di collegamento che vanno da Aleppo ad Hama e Latakia, due delle più importanti strade della Siria pre-bellica. “Gli ultimi ritocchi per la prima fase saranno completati nelle prossime ore”, ha dichiarato un funzionario siriano a Reuters, il 30 agosto.

Nel frattempo, la Russia, nota alleata del regime di Assad, ha deciso di schierare un numero significativo, ma ancora indefinito, di navi da guerra sulla costa siriana, costituendo quella che i media di Mosca hanno definito la più grande unità navale da quando il Paese é entrato nel conflitto nel 2015. Il movimento delle fregate in questione arriva presumibilmente proprio in preparazione dell’assalto all’ultima roccaforte ribelle, secondo quanto riferisce The New Arab.

Dopo aver riconquistato la maggior parte del Paese, Assad ha rivolto la sua attenzione a Idlib, l’ultima grande enclave dell’opposizione, la quale è diventata patria di circa 3 milioni di persone. 1,8 milioni di residenti sono sfollati dopo la serie di offensive lanciate in tutto il territorio siriano, le quali sono responsabili per il dislocamento dei ribelli e le loro famiglie nella provincia nord-occidentale.

In questo contesto é importante notare che l’ultima roccaforte dell’opposizione confina con la Turchia, la quale teme che l’offensiva di Assad inneschi una catastrofe umanitaria e di sicurezza, provocando un’ondata di rifugiati nel proprio territorio. A conferma di ciò, martedì 28 agosto, l’ONU ha avvertito che un attacco su vasta scala nel territorio siriano “avrebbe il potenziale per creare un’emergenza umanitaria di dimensioni non ancora sperimentate” nella guerra civile durata 7 anni.

A questo punto emerge che un’offensiva su Idlib rischierebbe di innalzare le tensioni con la Turchia, la quale dispone di 12 posti di osservazione militare all’interno della provincia siriana. Le strutture in questione sono altresì finalizzate a monitorare la zona di allentamento della tensione stabilita nell’ambito di un accordo con alleati di regime Russia e Iran. Per Ankara, la quale sostiene alcuni gruppi ribelli, tuttavia, è anche importante preservare l’alleanza a 3 stabilità con il Cremlino e la Repubblica Islamica, perciò potrebbe anche dimostrarsi pronta a sostenere un’offensiva più limitata contro le fazioni dell’opposizione più estreme presenti ad Idlib, secondo alcuni analisti.
A tal proposito, il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, mercoledì 29 agosto, ha dichiarato che tra Russia e Turchia c’è “piena intesa politica” e che ci sono diverse trattative in corso, volte ad assicurare che la provincia nord-occidentale non diventi un punto di rottura per la loro alleanza. Per quanto riguarda la Repubblica Mediorientale, invece, sempre mercoledì 29 agosto, il ministro degli esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha celebrato un incontro, definito “fruttuoso”, con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan.

Erdogan e le sue controparti iraniane e russe, Hassan Rouhani e Vladimir Putin, si incontreranno in Iran per un terzo summit sulla Siria il 7 settembre, secondo quanto riferito da alcuni rapporti turchi.

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Alice Bellante

di Redazione

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